È l'Ocse, in una nota pubblicata questa mattina, a comunicare che il Lussemburgo, non è più nella lista grigia dei paradisi fiscali grazie alla firma dei dodici accordi richiesti dall'organizzazione parigina sullo scambio di informazioni per entrare a far parte della "lista bianca". Il Lussemburgo ha, infatti, siglato un protocollo in materia di doppie imposizioni con la Norvegia portando a quota 12 il numero degli accordi bilaterali sullo scambio di informazioni fiscali. Dodici infatti sono le firme necessarie per uscire dalla lista grigia ed essere riconosciti come giurisdizione che rispetta e applica gli standard internazionali in materia fiscale e molti altri Paesi in questi mesi stanno lavorando insieme alla costruzione di un sistema più trasparente.
L'addio del Granducato all'appellativo di Paese offshore ha portato l'Ocse ad aggiornare il Progress Report pubblicato lo scorso 2 aprile in occasione del G20, nel quale adesso il Lussemburgo figura tra le giurisdizioni che hanno sostanzialmente implementato gli standard internazionali in ambito fiscale. Soltanto a marzo il Lussemburgo figurava tra i Paesi in "panchina", e la sua uscita rapida dalla lista grigia trova l'approvazione del segretario generale dell'Ocse, Angel Gurrìa, che ha dichiarato: " In tre mesi il Lussemburgo ha trasformato in realtà il suo impegno a cooperare a pieno sulle questioni fiscali. Mi voglio congratulare con il ministro Luc Frieden per la sua leadership in questo processo".
Nel Progress Report risultano essere ancora 40 le giurisdizioni e i distretti finanziari che, pur essendosi impegnate ad attivare sistemi per lo scambio di informazioni secondo gli standard internazionali stabiliti in ambito Ocse, non hanno raggiunto un numero sufficiente di accordi per lasciarsi alle spalle l'appellativo di offshore. Le Isole Cayman con 10 accordi firmati e le Isole Vergini Britanniche con 11 ce l'hanno quasi fatta.
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