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Migaud, sette miliardi di entrate in meno per l’erario
Il rallentamento dell’economia francese nel 2008 potrebbe trasformarsi in una perdita secca per l’erario di sette miliardi di euro. Una situazione difficile attestata anche dalle previsioni di crescita del Pil del governo scese dall’1,7-2 per cento all’1 per cento. La previsione è di Didier Migaud, presidente della commissione finanze dell’assemblea nazionale, espresse oggi a un noto quotidiano economico-finanziario francese. Una valutazione che non trascura neppure il deficit pubblico che, secondo Migaud, si avvicinerà al 3 per cento e non al 2,5 come indicato dal governo. Nell’intervista Migaud oltre a temere l’impatto delle minori entrate fiscali, paventa anche conseguenze sulle spese sociali. Già il 15 luglio scorso, in occasione di una seduta parlamentare, il presidente della Commissione aveva affrontato gli stessi argomenti. In quella occasione Migaud non aveva mancato di esprimere un certo scetticismo sulla capacità della Francia di rispettare gli impegni in materia di conti pubblici. In particolare evidenziando un peggioramento della situazione generale (disavanzo e debito pubblico) i cui effetti avevano cominciato a manifestarsi già dal 2007. L'insufficiente controllo sulla spesa pubblica, accompagnato dalla totale mancanza di controllo delle entrate, senza poi considerare l’aumento dei tagli fiscali e le esenzioni sui contributi dedicati alla sicurezza sociale, spiegherebbero, secondo Migaud, l’andamento negativo dei conti.

Petrolio e inflazione nel mirino
Una particolare attenzione Miguad l’ha poi dedicata al crescente aumento del prezzo del petrolio e all’inflazione. Proprio all’inflazione aveva dedicato una parte del suo discorso esprimendo dubbi sulla capacità di flessione al di sotto del 2 per cento come indicato dal governo e alla necessità di tutelare comunque il gettito fiscale. Infine, prendendo spunto da quanto indicato dalla Corte dei Conti, Migaud non ha mancato di elogiare la solida struttura finanziaria degli enti locali. E questo perché gli enti locali seguono una logica diversa da quella dello Stato che troppo spesso ricorre al prestito per finanziare le sue spese di funzionamento. Nonostante la crescente necessità di finanziamento, l'onere del debito delle comunità locali rappresenta ora l’11,2 per cento del debito totale, contro l’11,6 per cento di qualche anno fa.
Gianluca Di Muro
pubblicato Giovedì 4 Settembre 2008

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