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Pakistan, condono 2018 fa versare
120mld a 75mila contribuenti
Meno dell’1% degli abitanti dichiara redditi. Di questi, solo la metà versa le imposte.
bandiera Pakistan
Il Pakistan è riuscito a convincere circa 75mila dei suoi cittadini ad avvalersi della sanatoria fiscale varata nel 2018. Nell’ambito dell’ultimo condono fiscale del Paese, questi contribuenti porteranno nelle casse dello Stato complessivamente 120 miliardi di rupie, e questi sono solo i risultati non definitivi.
I termini per fruire del condono scadevano il 31 luglio di quest’anno, in seguito alla proroga stabilita dal Federal Board of Revenue (la precedente deadline era il 30 giugno). Per facilitare i cittadini pakistani che hanno deciso di aderire alla procedura, gli uffici della locale Agenzia delle Entrate sono rimasti aperti fino alla mezzanotte dell’ultimo giorno utile.
La procedura di condono fiscale ha offerto ai cittadini pakistani la possibilità di rimpatriare le attività detenute offshore, assoggettando i relativi redditi a un’aliquota di favore pari al 5%. Per regolarizzare le attività non dichiarate detenute in Pakistan, invece, l’aliquota prevista era del 3%. I politici e i dipendenti pubblici pakistani sono stati esclusi dall'amnistia.
Anche se le cifre definitive relative alla Tax Amnesty 2018 non sono ancora disponibili, l’Ufficio delle Entrate ha dato per certa la riscossione di 120 miliardi di rupie sui redditi non dichiarati di fonte nazionale ed estera e ha chiarito che i 75mila aderenti non subiranno richieste o controlli sull’origine delle fonti di reddito “scudate”.
 
Ancora oggi, il Pakistan affronta uno dei compiti più difficili in assoluto per quanto riguarda la lotta all’evasione fiscale. Il gettito da imposte dirette rappresenta solo il 39% della riscossione totale e la maggior parte di essa viene raccolta grazie al sistema delle ritenute alla fonte. Resta dunque irrisolto il nodo della tax compliance e della propensione a evadere il Fisco. Solo 1,3 milioni di persone, infatti, presentano la dichiarazione dei redditi annuale nel Paese. La dichiarazione dei redditi viene dunque presentata da meno dell’1% dei residenti nello Stato (su un bacino di circa 200 milioni di persone). I dati sulla riscossione però dicono anche altro, premettendo che le aliquote dell’Irpef pakistana variano progressivamente e che l’aliquota massima è pari al 30% per gli individui con redditi da lavoro dipendente e al 35% per gli altri contribuenti persone fisiche. In ogni caso è la no tax area del Paese (che comprende i redditi fino a 400mila rupie l’anno) a finire periodicamente sotto esame. Dei circa 1,3 milioni di pakistani che hanno presentato la dichiarazione dei redditi quest’anno, infatti, ben 500mila non hanno versato nemmeno una rupia all’erario nazionale.
 
Le procedure per la “Voluntary Declaration of Domestic Assets” e la  “Declaration and Repatriation” dei  Foreign Assets non sono l’unico cantiere aperto del Fisco pakistano. In realtà, il 2018 è stato un anno molto intenso per l’amministrazione fiscale del Paese asiatico. Negli ultimi mesi, infatti, il governo ha intensificato la recente collaborazione con l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Visti i progressi compiuti, nel mese di luglio l'Ocse ha varato un programma congiunto per supportare l’amministrazione fiscale pakistana nel compito di dare attuazione agli standard fiscali internazionali.


 
Vito Rossi
pubblicato Lunedì 24 Settembre 2018

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