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Ue, riforma del pedaggio stradale:
conta la distanza, non il tempo
Il nuovo progetto di riforma mira a introdurre una tariffazione simile a quella italiana
pedaggio
Chi più inquina, più paga. È questo il principio alla base del nuovo progetto di riforma dell’Unione Europea sul pedaggio stradale, che vuole introdurre una tariffazione basata sulla distanza effettivamente percorsa, come avviene per esempio in Italia, anziché sul tempo impiegato per percorrerla.
La relazione è stata approvata dal Parlamento Europeo a fine ottobre con 398 voti favorevoli, 179 contrari e 32 astensioni. Le nuove norme, previa conclusione dell’iter legislativo, dovrebbero entrare in vigore nel 2023, per i camion e gli autobus, e nel 2027 per i furgoni. In particolare, sarebbero interessati in un primo momento i veicoli pesanti e i furgoni destinati al trasporto di merci di grandi dimensioni (oltre 2,4 tonnellate) e successivamente anche i veicoli commerciali leggeri come furgoni e minibus.

L’obiettivo è quello di ridurre le emissioni di CO2 nel settore dei trasporti, in modo da avere un trasporto più pulito e, allo stesso tempo, una maggiore equità agli utenti del servizio stradale. La riforma dovrebbe prevedere, infatti, anche una modulazione tariffaria che tenga conto della quantità di CO2 emessa e della categoria del veicolo: si tratta dei cosiddetti “oneri per i costi esterni”, ovvero quelli per l’inquinamento atmosferico o acustico causato dal traffico, da sommare alle tariffe del pedaggio. I mezzi a emissioni zero godrebbero, invece, del 50% di sconto sulla tariffa più bassa.
Sarà prevista, comunque, la possibilità di applicare delle agevolazioni per esempio per chi usa abitualmente veicoli leggeri in alcune zone non densamente popolate e nelle periferie delle città.
Le tariffe saranno applicate sui 136.706 chilometri di strade e autostrade che rientrano nella rete di trasporto trans europea e solo nel caso in cui i pedaggi stradali siano effettivamente applicabili.

Per garantire il più possibile una tassazione equa, anche per gli utenti occasionali e i conducenti di altri Paesi Ue, nel progetto si fa riferimento a dei limiti di prezzo per i bolli a breve termine e per periodi brevi, pari a un giorno o a una settimana.
Le nuove norme non impatterebbero più di tanto sull’Italia. Il nostro Paese applica già un pedaggio stradale basato sulla distanza e non sul tempo, come invece avviene in altri Paesi europei dove vengono utilizzate le cosiddette “vignette”, dei ticket forfettari da pagare a prescindere dall’utilizzo della rete autostradale.
Il Parlamento Europeo ha proposto anche l’introduzione di tariffe extra da applicare nei casi di congestione del traffico: si tratta di una tariffa speciale da pagare in determinate aree o in determinati orari del giorno in cui il traffico, e di conseguenza l’inquinamento, aumenta in maniera considerevole. Gli Stati membri potranno decidere di non applicare la “congestion charge” agli autobus e ai pullman in modo da incentivare l’uso del trasporto pubblico.
 
Fabio Brocceri
pubblicato Lunedì 12 Novembre 2018

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