Lazio
Le reti di impresa in agricoltura, un convegno a Viterbo con Unitus
L'Agenzia a confronto con Università e associazioni di categoria su questa opportunità di sinergia organizzativa
Le reti di impresa in agricoltura, un convegno a Viterbo con Unitus
Rete significa aggregazione, ma anche protezione dal rischio di cadute. Di questa nuova opportunità di sviluppo e tutela prevista dal legislatore italiano per favorire la sinergia fra imprese agricole si è discusso nel corso della giornata di studio Le forme di aggregazione in agricoltura: opportunità per modellare l'impresa del futuro. Reti d’impresa, tenutasi questa settimana a Viterbo presso l’aula magna dell’Università della Tuscia. L’incontro, che ha visto come moderatore Adolfo Bray, Direttore provinciale dell’Agenzia di Viterbo, nasce dalla collaborazione fra numerosi partner istituzionali - Agenzia delle Entrate, Università della Tuscia, Coldiretti, Confagricoltura e Cia – con il patrocinio del Comune di Viterbo e dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili della provincia. Una platea affollata per approfondire un tema che interessa molti operatori del settore in una zona ricca di investimenti nell’agroalimentare.
“In un mercato sempre più globalizzato – ha detto Leonardo Michelini, sindaco di Viterbo – è impossibile pensare di competere con aziende di dimensioni sovranazionali agendo come singoli”. È necessario fare rete, mettere insieme le eccellenze del territorio per “trasformare la criticità dell’essere piccoli in una opportunità di valorizzazione della qualità dei prodotti”.
Del resto, come ha fatto notare il rettore dell’Università della Tuscia, Alessandro Ruggieri, l’imprenditoria agricola si è arricchita di un sempre maggiore livello di competenze tecniche e specialistiche. Ne è prova la costante crescita di iscritti che registra il corso di laurea in Scienze Agrarie, uno dei corsi storici e più prestigiosi dell’ateneo viterbese, che ogni anno aumenta il numero degli studenti di circa il 20%. “La nuova agricoltura – ha detto Ruggieri – è un mix di tecnologia, sostenibilità, continua ricerca della qualità. C’è un panorama di ricerca ampissimo dall’agrifood alla green economy, che offre grandi prospettive di lavoro e sviluppo economico e attira sempre più giovani”.
È stato il professor Alessandro Sorrentino a fare il punto sulla forte evoluzione del settore agroalimentare in Europa. In particolare, sulle nuove politiche agricole che hanno intercettato questo trend e si sono adeguate alle condizioni del mercato modificando radicalmente approccio: non più sostegno al prodotto, ma al produttore. Le reti di impresa agricole sono frutto di questo nuovo paradigma; i processi decisionali non sono più top-down, ma bottom up e gli operatori privati hanno acquisito una maggiore centralità rispetto a quelli pubblici. “In questo contesto le realtà imprenditoriali aggregate – ha spiegato Sorrentino – hanno assunto un ruolo strategico, tornando anche ad esercitare il loro potere contrattuale sui mercati”.
L’intervento del professor Ferdinando Albisinni si è, invece, concentrato sugli aspetti normativi legati alle reti d’impresa. Partendo dalla fondamentale riforma dell’articolo 2135 del codice civile, il giurista ha delineato i tratti fondamentali della nuova figura di imprenditore agricolo definita dal legislatore. “L’impresa agricola murata nei confini del fondo non esiste più – ha detto Albisinni – per essere considerata tale non è più necessario gestire l’intera filiera produttiva, basta presidiare una fase del processo”. E i contratti di rete sono lo strumento attraverso cui queste nuove “imprese di fase” possono darsi una forma aggregata.
Sulle modalità di definizione di questi contratti, è stato prezioso il contributo dell’avvocato Maria Cristina D’Arienzo che ha posto l’accento sulla grande libertà lasciata dal legislatore nell’implementazione della rete sul piano progettuale, merceologico e territoriale. Una libertà particolarmente marcata soprattutto nel caso di “rete contratto”, mentre il modello di “rete soggetto”, prevedendo l’acquisizione di personalità giuridica, ha  regole più stringenti (circolare 20/E del 18 giugno 2013).
Massimo Bagnoli, responsabile Ufficio fiscale Cia, ha posto l’accento sulle finalità di queste forme di aggregazione che devono garantire innovazione e competitività. La congiunzione tra queste due variabili è fondamentale per il successo dell’idea progettuale, non basta l’una o l’altra. Così come non basta valorizzare una singola impresa della rete, devono crescere tutti i retisti coinvolti. Miglioramento continuo e condiviso è questa la vera opportunità.
Per la Coldiretti è intervenuto Domenico Buono, Responsabile servizio tributario e fiscale, che si è concentrato sulla fiscalità ai fini delle imposte dirette nell’ambito delle reti di impresa. La ratio dell’intervento normativo è sicuramente l’equilibrio tra i retisti, pertanto il criterio di imputazione del reddito viene individuato nella percentuale di prodotto assegnato determinata secondo i criteri specificati nel contratto di rete. “La ratio della legge – ha sottolineato Buono – non è, quindi, il risparmio fiscale, ma una vera e propria opportunità di crescita”.
In chiusura il contributo di Carmine Filippo Cellucci della Direzione centrale Normativa dell’Agenzia delle Entrate, che ha illustrato gli orientamenti interpretativi dell’Amministrazione contenuti nella risoluzione n. 75/E del 21 giugno 2017. Nel documento di prassi, l’Agenzia ha chiarito come, in presenza di determinate condizioni, la ripartizione della produzione agricola tra le imprese partecipanti alla rete, in quanto divisione in natura dei prodotti a titolo originario, secondo le quote definite dal contratto di rete, non produce effetti traslativi tra le imprese stesse e, di conseguenza, non assume rilevanza ai fini Iva.
Roberta Casasole
pubblicato Venerdì 29 Settembre 2017

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