Giovedì 24 Maggio 2012 - Aggiornato alle 11:05
Marche
False vendite di cellulari per gonfiare i crediti Iva
La Ctp di Ascoli dà ragione all’Agenzia, sentenza da 22 milioni di euro. Riscontrate anomalie gestionali
L’Iva in detrazione cresceva, ma la merce rimaneva nei magazzini del fornitore. Gli scambi commerciali erano fasulli e servivano solo a produrre fatture per operazioni inesistenti. L’escamotage messo in atto da una società ascolana aveva generato, nel triennio 2005-2007, un’evasione di circa 22 milioni di euro, di cui 8 tra sanzioni e interessi. Ma è stato scoperto dai funzionari dell’Agenzia delle Entrate che ora incassano anche il sì della Ctp di Ascoli Piceno.
L’espediente delle false fatture – A dare l’innesco alle indagini alcune anomalie gestionali riscontrate nei confronti della principale società destinataria delle false fatture, ma anche la mancanza di “logica economica” negli scambi commerciali. Gli ispettori dell’Agenzia delle Entrate hanno ricostruito analiticamente il reale volume di affari dei soggetti coinvolti nella frode e accertato l’esistenza di una società “cartiera” costituita al solo scopo di interporsi negli scambi commerciali di telefonini tra più soggetti per generare detrazioni Iva non spettanti. Da queste detrazioni maturavano crediti a favore di acquirenti compiacenti, non riconosciuti dall’Amministrazione finanziaria.
La sentenza – La Commissione tributaria provinciale di Ascoli Piceno, chiamata in causa dalla società ascolana, ha avallato la ricostruzione della frode fornita dall’Agenzia delle Entrate. In particolare la mancanza di ricarico nei diversi passaggi di merce, l’assenza di movimentazione fisica dei prodotti e le comunicazioni d’intento che attestavano lo status di esportatore abituale in mancanza dei presupposti di legge hanno rappresentato il corredo probatorio a sostegno della non effettività delle transazioni commerciali.
“Questa sentenza dei giudici di primo grado di Ascoli Piceno - commenta il Direttore regionale Giovanna Alessio - costituisce un’ulteriore conferma della qualità del lavoro svolto dagli uffici e, nel complesso, degli importanti risultati che l’Agenzia delle Entrate delle Marche sta conseguendo nella prevenzione e contrasto non solo alle più comuni forme di evasione ma anche a quelle più complesse e sofisticate che necessitano di un’analisi più accurata con indagini ad ampio raggio”.
L’espediente delle false fatture – A dare l’innesco alle indagini alcune anomalie gestionali riscontrate nei confronti della principale società destinataria delle false fatture, ma anche la mancanza di “logica economica” negli scambi commerciali. Gli ispettori dell’Agenzia delle Entrate hanno ricostruito analiticamente il reale volume di affari dei soggetti coinvolti nella frode e accertato l’esistenza di una società “cartiera” costituita al solo scopo di interporsi negli scambi commerciali di telefonini tra più soggetti per generare detrazioni Iva non spettanti. Da queste detrazioni maturavano crediti a favore di acquirenti compiacenti, non riconosciuti dall’Amministrazione finanziaria.
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pubblicato Mercoledì 1 Febbraio 2012
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