Giovedì 24 Maggio 2012 - Aggiornato alle 11:05
Piemonte
Girandola di fatture e assegni emessi per operazioni inesistenti
La Direzione provinciale di Alessandria scopre il trucco di alcune aziende e recupera un milione di euro
Spese per la formazione del personale fatturate per coprire operazioni mai avvenute. Questo il meccanismo messo in atto da alcune aziende del settore metallifero e scoperto dalla Direzione provinciale delle Entrate di Alessandria, che ha recuperato così più di un milione di euro.
Redditività bassa, allarme alto - La vicenda trae origine da una verifica ordinaria avviata per appurare se dietro ai ridotti guadagni delle società vi fossero soltanto delle difficoltà commerciali. Invece, la scarsa redditività era il risultato di una partita di giro fra un reticolo di cinque aziende appartenenti allo stesso gruppo che si attribuivano a vicenda premi e costi in modo da “ottimizzare” il carico fiscale. Inoltre, tutte le cinque società spendevano cifre molto consistenti, inserite nel bilancio aziendale alla voce “spese di formazione del personale”, per acquistare servizi informatici da uno stesso fornitore.
Fornitore? No, evasore totale - Un semplice riscontro nell’Anagrafe tributaria ha permesso di scoprire che il fornitore dei servizi informatici non presentava dichiarazione dei redditi da ben dieci anni. In seguito, grazie ad accessi mirati presso le sedi delle cinque società coinvolte, gli 007 delle Entrate hanno riscontrato che tutte le prestazioni “sospette” erano state pagate con assegni bancari. Questi ultimi, dal valore medio fra i 20mila e i 50mila euro, venivano incassati allo sportello dal presunto fornitore, presentato o addirittura accompagnato di persona da uno dei soci delle imprese clienti.
Prove solide, adesione completa - Tirate le somme, le operazioni infragruppo erano artifici contabili per “spalmare” al meglio il peso delle imposte fra le cinque società che facevano capo agli stessi soci, e le fatture per i servizi informatici erano state emesse dal fornitore compiacente a fronte di operazioni inesistenti. Il denaro degli assegni incassati allo sportello tornava direttamente nelle tasche del finto committente. Le prove sono risultate granitiche e l’accertamento si è concluso con il pagamento dell’ingente importo.
Redditività bassa, allarme alto - La vicenda trae origine da una verifica ordinaria avviata per appurare se dietro ai ridotti guadagni delle società vi fossero soltanto delle difficoltà commerciali. Invece, la scarsa redditività era il risultato di una partita di giro fra un reticolo di cinque aziende appartenenti allo stesso gruppo che si attribuivano a vicenda premi e costi in modo da “ottimizzare” il carico fiscale. Inoltre, tutte le cinque società spendevano cifre molto consistenti, inserite nel bilancio aziendale alla voce “spese di formazione del personale”, per acquistare servizi informatici da uno stesso fornitore.
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pubblicato Venerdì 11 Novembre 2011
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