Puglia
Seminario “Transfer pricing: profili normativi e aspetti operativi”
A Bari un confronto tra addetti ai lavori tra Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza
lungomare di bari
La cooperazione istituzionale ed amministrativa, anche nel campo della formazione, è imprescindibile, soprattutto se oggetto di approfondimento è la complessa tematica dei prezzi di trasferimento.
Con questo obiettivo, si è tenuto a Bari il 28 novembre, presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” il seminario dal titolo “Transfer pricing: profili normativi e aspetti operativi”, con la partecipazione di una vera e propria “squadra dello Stato”, variegata nella sua composizione, ma con obiettivi comuni anche nell’ottica del transfer pricing, ovvero garantire la concorrenza leale tra imprese e, nel contempo, il corretto afflusso di risorse all’Erario.

Il seminario è stato organizzato dalla Direzione Regionale della Puglia dell’Agenzia delle Entrate, con la partecipazione del capo Divisione Contribuenti, Paolo Valerio Barbantini, e di Marlinda Gianfrate (Capo sezione Accordi preventivi ), in collaborazione con il Comando Regionale Puglia della Guardia di Finanza, l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, l’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Bari e l’Ordine degli Avvocati di Bari.

I saluti hanno subito evidenziato la necessità di una costante sinergia tra i diversi attori che, a vario titolo, sono coinvolti nei processi che concernono i prezzi di trasferimento, specie negli ultimi anni caratterizzati anche nel territorio pugliese da una vocazione sempre più internazionale dei gruppi societari.
Proprio nell’ottica della sinergia, il direttore Regionale dell’Agenzia delle Entrate, Antonino Di Geronimo, ha voluto rimarcare l’intensa attività svolta dall’Amministrazione finanziaria italiana, sia in termini di contributo al progetto BEPS che in termini di adeguamento alle indicazioni emerse in ambito OCSE. Del pari, il capo Divisione Barbantini, premettendo che il tema del transfer pricing è per sua natura fortemente interdisciplinare, ha sottolineato l’importante valenza dell’iniziativa formativa tenutasi nei mesi di giugno e luglio presso la Scuola di Polizia Economica Finanziaria della Guardia di Finanza di Ostia che ha visto partecipare ai lavori, gomito a gomito, militari della Guardia di Finanza e funzionari dell’Agenzia delle Entrate.

Dal punto di vista degli Ordini professionali è emersa, invece, la necessità di avere dei parametri che consentano alle imprese una maggiore certezza nella corretta determinazione dei prezzi di trasferimento.
Durante i lavori del seminario sono stati esaminati i provvedimenti di rango comunitario che, specie negli ultimi due anni, hanno interessato in maniera sempre più incisiva la corretta determinazione dei prezzi in transazioni cross border. Come sottolineato dalle relazioni, il Legislatore europeo si muove nel solco di quello internazionale, ma non mancano spunti innovativi quali, ad esempio, l’obbligo di comunicazione preventiva nel caso di realizzo da parte di un’impresa di particolari tipologie di transazioni o la previsione di un peculiare meccanismo di risoluzione delle controversie tra Stati.
È stato, poi, analizzato l’impatto sul transfer pricing del progetto BEPS attraverso i final report delle Action 8, 9, 10 e 13: le prime tre rientrano nell’obiettivo sostanziale del progetto OCSE di allineare i risultati delle politiche di transfer pricing all’effettiva creazione di valore economico, mentre l’Action 13 risponde all’obiettivo di una maggiore trasparenza da parte dei contribuenti. In estrema sintesi, le determinazioni BEPS in ambito prezzi di trasferimento hanno:
  • inciso sulla quantificazione della base imponibile;
  • aumentato il livello di compliance;
  • introdotto meccanismi volti a risolvere situazioni di incertezza applicativa tra Stati.
Per quel che riguarda l’attività internazionale, il capo Divisione Barbantini ha posto in risalto le esperienze dell’Amministrazione italiana in tema di joint audit, rimarcando che spesso sono le stesse multinazionali a preferire i controlli multilaterali, in quanto ciò condurrebbe a indubbi benefici in termini di risorse e di certezza delle basi imponibili.
Dall’ambito internazionale si è, poi, passati all’analisi del contesto nazionale di riferimento e della relativa evoluzione della legislazione sia primaria che secondaria.
Ecco, allora, che è stato dapprima approfondito il principio di libera concorrenza nelle transazioni infragruppo tra soggetti non residenti, in luogo del criterio del valore normale, sebbene, come evidenziato dai relatori, esistano ancora talune norme che richiamano quest’ultimo.

Accanto al principio di libera concorrenza, sono così state esaminate le condizioni in presenza delle quali è possibile operare le rettifiche in diminuzione alla luce del nuovo articolo 31 quater del Dpr n. 600/1973 e del successivo provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 30 maggio 2018. Per tale aspetto, Marlinda Gianfrate, dopo aver riassunto i principali contenuti del provvedimento, ha spiegato che le istanze pervenute sinora alla Divisione Contribuenti sono esigue, tenuto conto del limitato arco temporale trascorso dall’entrata in vigore del medesimo provvedimento.

L’articolo 110, comma 7, del TUIR demandava, poi, ad un decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze la definizione delle linee guida per l’applicazione dello stesso comma 7. Decreto del Ministro che è stato pubblicato il 14.05.2018 e che è stato protagonista della sessione pomeridiana del seminario. Matteo Rignanese e Giuseppe Persia (DR Puglia e DP Bari dell’Agenzia delle Entrate) hanno focalizzato, infatti, i loro interventi sui contenuti degli articoli da 3 a 8 evidenziandone gli aspetti peculiari, soprattutto con riferimento alla nozione di comparabilità, all’individuazione del metodo di determinazione dei prezzi di trasferimento, alla definizione dell’intervallo di valori e alle novità in materia di oneri documentali.

In correlazione con la tematica dell’adozione da parte dell’impresa degli oneri documentali, i relatori della Guardia di Finanza hanno incentrato i loro interventi sugli aspetti sanzionatori, sia amministrativi che penali, del transfer pricing, evidenziando che l’idoneità della documentazione va giudicata con un approccio più sostanzialista che formale.

Al termine dei lavori, il direttore Di Geronimo e il capo Divisione Barbantini hanno tirato le fila degli interventi, mettendo in risalto l’impatto del progetto BEPS sull’attuale disciplina dei prezzi di trasferimento e l’obiettivo strategico cui deve tendere l’Amministrazione finanziaria, ossia prevenzione dei rischi anche nel campo del transfer pricing, attraverso il rafforzamento e la promozione degli strumenti predisposti dall’ordinamento volti a predeterminare la corretta determinazione degli imponibili anche in ipotesi di operazioni infragruppo cross border.
Francesco Monfreda
pubblicato Giovedì 29 Novembre 2018

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