Giovedì 24 Maggio 2012 - Aggiornato alle 14:30
Attualità
Capitali “occultati” all’estero.
La Grande mela rimane indigesta
La Grande mela rimane indigesta
Padre e figlia esportano milioni di euro verso New York, ma il Fisco li intercetta. Già versati 965mila euro
Vicenza - New York, andata e ritorno. Due contribuenti vicentini facevano la spola fra le città per spostare capitali nascosti al Fisco.
Ma la direzione provinciale delle Entrate di Vicenza, dopo una segnalazione dell’Ufficio centrale per il contrasto agli illeciti fiscali (Ucifi), ha scoperto l’irregolare “esportazione” e contestato il mancato assolvimento degli obblighi di monitoraggio fiscale. I contribuenti hanno aderito ai rilievi del Fisco e versato 965mila euro.
Ma la direzione provinciale delle Entrate di Vicenza, dopo una segnalazione dell’Ufficio centrale per il contrasto agli illeciti fiscali (Ucifi), ha scoperto l’irregolare “esportazione” e contestato il mancato assolvimento degli obblighi di monitoraggio fiscale. I contribuenti hanno aderito ai rilievi del Fisco e versato 965mila euro.
Flusso di denaro Vicenza-New York
Il padre e la figlia, a più riprese, nel 2008 avevano esportato oltre 10 milioni di euro negli Stati Uniti. I funzionari della Entrate di Vicenza hanno scoperto che i fondi erano destinati a finanziare una società con sede a New York, controllata da una holding italiana di cui il padre era l’unico socio. I fondi tornavano poi in Italia sotto forma di prestito infruttifero di interessi concesso dalla Ltd. statunitense per finanziare un’altra società del gruppo con sede nel vicentino che versava in stato di crisi finanziaria.
Il padre e la figlia, a più riprese, nel 2008 avevano esportato oltre 10 milioni di euro negli Stati Uniti. I funzionari della Entrate di Vicenza hanno scoperto che i fondi erano destinati a finanziare una società con sede a New York, controllata da una holding italiana di cui il padre era l’unico socio. I fondi tornavano poi in Italia sotto forma di prestito infruttifero di interessi concesso dalla Ltd. statunitense per finanziare un’altra società del gruppo con sede nel vicentino che versava in stato di crisi finanziaria.
In questo modo nessuno dichiarava interessi attivi, mentre la società statunitense si deduceva una grossa fetta di quelli passivi abbattendo le imposte da pagare negli Stati Uniti.
Monitoraggio omesso
Le indagini bancarie hanno evidenziato come né il padre né la figlia avessero dichiarato il trasferimento dei capitali all’estero nel quadro RW della propria dichiarazione dei redditi ai fini del monitoraggio fiscale, né indicato gli interessi percepiti dalla controllata statunitense. Non erano stati dichiarati nemmeno gli interessi su un finanziamento concesso alla holding italiana negli anni precedenti.
Le indagini bancarie hanno evidenziato come né il padre né la figlia avessero dichiarato il trasferimento dei capitali all’estero nel quadro RW della propria dichiarazione dei redditi ai fini del monitoraggio fiscale, né indicato gli interessi percepiti dalla controllata statunitense. Non erano stati dichiarati nemmeno gli interessi su un finanziamento concesso alla holding italiana negli anni precedenti.
r.fo.
pubblicato Lunedì 18 Aprile 2011
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