Dati e statistiche
Report della banca dati catastale:
il panorama del territorio al 2016
La maggior parte degli immobili italiani risulta censita nei gruppi A, che accoglie le abitazioni, e C, nel quale rientrano, oltre ai fabbricati commerciali, anche le pertinenze
immagine di un muro di mattoni in costruzione
Al 31 dicembre 2016 sono 74,3 milioni le unità immobiliari urbane censite negli archivi del Catasto edilizio urbano. È quanto emerge dall'undicesima edizione del rapporto le "Statistiche catastali", disponibile sul sito dell'Agenzia delle Entrate. Il volume, realizzato dall'ufficio Statistiche e Studi della direzione centrale Osservatorio del mercato immobiliare e servizi estimativi, con la collaborazione della direzione centrale Catasto e Cartografia, rappresenta una sintesi completa sull'entità e le caratteristiche dello stock dei fabbricati, così come censito nella banca dati del Catasto edilizio urbano aggiornato al 31 dicembre 2016. La pubblicazione fornisce, con riferimento all'intero territorio nazionale, una mappa del numero, della consistenza e della rendita dei 74,3 milioni di unità immobiliari, distinguendo altresì in ragione della natura giuridica degli intestatari delle stesse.

Stock e rendite in sintesi
Non considerando gli immobili del gruppo F, che non producono reddito, i beni comuni non censibili e gli immobili in lavorazione, dei 74,3 milioni di unità immobiliari censite negli archivi catastali al 31 dicembre 2016, 64,5 milioni sono le unità a cui è associata una rendita, per complessivi 37,1 miliardi di euro.
La maggior parte degli immobili o loro porzioni è censita nel gruppo A (oltre il 55%) e nel gruppo C (oltre il 40%), nel quale rientrano, oltre agli immobili commerciali, anche le pertinenze delle abitazioni; il 3% è censito nei gruppi a destinazione speciale (2,4%), particolare (0,2%) e collettivo (0,3%).
In termini di rendita catastale, la quota maggiore è ancora rappresentata dagli immobili dei gruppi A e C, ma scende al 66% circa del totale. Le unità del gruppo D rappresentano, di contro, una rilevante quota di rendita del patrimonio immobiliare italiano, quasi il 30%, a fronte di una quota di solo il 2,4% in numero.

Nel 2016 lo stock immobiliare è per l'88% di proprietà di persone fisiche, l'11,8% è detenuto da persone non fisiche; una quota residua, solo lo 0,2%, riguarda proprietà comuni.
Dei 37,1 miliardi di euro di rendita complessiva, circa il 60,8% è relativo a immobili di proprietà delle persone fisiche (22,6 miliardi) e il restante 39,1% (14,5 miliardi) è detenuto da persone non fisiche (Pnf) e solo lo 0,1% del totale (circa 30 milioni di euro) è la rendita associata ai beni comuni censibili.
Rispetto al 2015 la rendita catastale è diminuita dell'1,1%, calo del tutto imputabile alla diminuzione della rendita complessiva degli immobili censiti nel gruppo D, quantificato in -5 per cento. In tale gruppo, infatti, vi sono unità che hanno subito una diminuzione della rendita per effetto dell'entrata in vigore delle norme, di cui all'articolo 1, commi 21 e 22, della legge 208/2015 (Stabilità 2016), che hanno escluso dal calcolo della rendita le componenti impiantistiche destinate alla produzione (gli "imbullonati").

Gli immobili a destinazione ordinaria
Le abitazioni (unità del gruppo A, eccetto la categoria A/10) sono il gruppo di immobili più numeroso, 34,9 milioni di unità, circa 80mila in più del 2015.
Tra queste, più del 72% è costituito da abitazioni economiche (categoria A/3) e civili (categoria A/2), quota che sfiora il 90% se si aggiungono le abitazioni popolari (A/4), mentre il restante 10% è frazionato tra le altre categorie del gruppo.
La rendita associata alle abitazioni, per il 92% attribuibile a persone fisiche (Pf), risulta di circa 16,9 miliardi di euro, 83 milioni in più rispetto al 2015. In termini di rendita, la quota di abitazioni delle Pnf supera il 20% per le abitazioni signorili (A/1) e assume particolare rilievo, quasi il 60%, per le abitazioni di maggior pregio (A/9).

La superficie media delle abitazioni censite negli archivi è pari a circa 117 m2, scende sotto i 100 solo per quelle in categoria A/4, A/5, A/6 e A/11, sfiora i 300 m2 per le unità in categoria A/1 e raggiunge 655 m2 per le unità censite in A/9.
Completano gli immobili del gruppo A, le circa 665mila unità ordinariamente destinate a ufficio o studio privato (categoria A/10), di cui il 56% circa di proprietà delle Pf e il restante 44% delle Pnf.

Le unità del gruppo B, destinate ordinariamente all'uso collettivo, sono aumentate dell'1% rispetto al 2015 e sono più rilevanti quelle destinate ordinariamente a scuole (B/5, 32,3%), collegi e convitti (B/1, 23,2%) e uffici pubblici (B/4, 21,8%).
Per tutte le unità del gruppo B, la proprietà è prevalentemente di persone non fisiche, a eccezione delle unità in B/7 (cappelle e oratori) e B/8 (magazzini per derrate).

Il gruppo C (27 milioni di unità, detenute per circa l'88% da Pf) contiene immobili a destinazione commerciale e varia. Si tratta, per la maggior quota, di immobili censiti in categoria C6 (63,2%), prevalentemente box e posti auto, e dalle unità in categoria C2 (25,9%), prevalentemente cantine e soffitte. Rilevante è anche la quota dei negozi (C1), che rappresentano il 7,3% del totale. Si tratta di unità in maggior parte intestate a Pf, a eccezione delle unità in categoria C/4 (locali per esercizi sportivi) e C/5 (stabilimenti balneari).

Gli immobili "speciali"
Gli immobili a destinazione speciale del gruppo D sono circa 1,6 milioni, per la maggior parte classificati nelle categorie D1 (opifici), D7 (immobili per le attività industriali), D8 (immobili per le attività commerciali) e D10 (immobili produttivi per le attività agricole) e, in prevalenza, di proprietà delle Pnf.
Come già detto, le unità del gruppo D, pur rappresentando solo il 2,4% dello stock censito in catasto, possiedono una rendita pari a 10,5 miliardi di euro, che rappresenta quasi il 28% del totale assegnato allo stock nazionale.
Nel 2016, la rendita delle unità del gruppo D è diminuita del 5,1%, 560 milioni di euro in meno rispetto al 2015. Tale diminuzione è, come già accennato, imputabile all'effetto delle nuove norme che hanno previsto, a decorrere dal 1° gennaio 2016, l'esclusione dal calcolo della rendita delle componenti impiantistiche destinate alla produzione anche per unità già censite, con la presentazione di opportuni atti di aggiornamento catastale.

Infine, nel gruppo E, che comprende le unità immobiliari che hanno caratteristiche singolari e sono a uso pubblico o di interesse collettivo (stazioni per servizi di trasporto terrestri e di navigazione interna, marittimi e aerei, fari, fabbricati destinati all'esercizio pubblico del culto, costruzioni mortuarie, e simili), rientrano circa 97mila immobili. La loro rendita catastale ammonta complessivamente a quasi 784 milioni di euro, 5,6% in più del 2015.
 
Erika Ghiraldo
pubblicato Mercoledì 12 Luglio 2017

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