Giurisprudenza
Atto “enunciato” sempre soggetto a Registro
La prevista tassazione “in caso d’uso” dello stesso non è una discriminante
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La disposizione contenuta nell’articolo 22 del Dpr 26 aprile 1986, n. 131 (Testo unico sull’imposta di registro) - secondo cui "se in un atto sono enunciate disposizioni contenute in atti scritti o contratti verbali non registrati e posti in essere fra le stesse parti intervenute nell’atto che contiene l’enunciazione, l’imposta si applica anche alle disposizioni enunciate" - trova applicazione anche quando l’atto enunciato rientri fra quelli la cui registrazione è obbligatoria solo in caso d’uso, nonostante l’enunciazione stessa non equivalga a “uso”, ai sensi dell’articolo 6 dello stesso decreto.
Questo il principio espresso dalla Cassazione con la pronuncia n. 5946 (depositata il 14 marzo 2007) che, nell’occasione, ha avuto modo di soffermarsi sulla nozione di “caso d’uso” in rapporto all’ipotesi di “enunciazione di atti non registrati”.

Il fatto
Un notaio aveva impugnato il silenzio rifiuto sull’istanza di rimborso dell’imposta di registro (versata in sede di registrazione di un atto con il quale una società trasferiva la proprietà di varie unità immobiliari a un socio, per estinguere il credito vantato da quest’ultimo verso la medesima società a titolo di finanziamento infruttifero) riferita al predetto finanziamento infruttifero indicato nell’atto rogato.
Il giudice di primo grado - al pari della Commissione tributaria regionale - accoglieva la richiesta del notaio, rilevando l’inapplicabilità dell’imposta a un atto non registrato ma solamente richiamato in quello stipulato, occorrendo, invece, ai fini della imposizione, l’uso dell’atto richiamato.
L’Amministrazione finanziaria chiedeva la cassazione della sentenza di appello, deducendo la violazione e la falsa applicazione dell’articolo 22, comma 1, del Dpr 131/1986.

Per l’ufficio finanziario, i giudici di merito non avevano, erroneamente, tenuto conto del fatto che, in base al contenuto dell’articolo 22 del Dpr 131/1986, l’imposta era dovuta per il solo fatto che l’atto di finanziamento non registrato (stipulato mediante corrispondenza) era stato enunciato nell’atto dispositivo, non essendo necessario, ai fini dell’imposizione, il suo “uso”, richiesto, invece, per l’imposizione in caso di mancata enunciazione.
La controparte, resistendo al gravame, sosteneva che l’atto richiamato, essendosi formato per corrispondenza - ex articolo 1, comma 1, lettera a), della tariffa, parte seconda, allegata al Testo unico dell’imposta di registro - sarebbe stato soggetto all’imposta di registro solo in caso d’uso, fattispecie non riscontrabile, in forza dell’articolo 6 del Dpr 131/1986, nella menzione operata nell’atto rogato.

La sentenza
La Cassazione, accogliendo le argomentazioni formulate dall’Amministrazione finanziaria, ha ritenuto fondata la pretesa tributaria, sulla base della regolamentazione dettata in materia dal Dpr 131/1986, e, in particolare, dagli articoli 22, comma 1, e 6.
L’articolo 22, comma 1, letteralmente dispone:
"1. Se in un atto sono enunciate disposizioni contenute in atti scritti o contratti verbali non registrati e posti in essere fra le stesse parti intervenute nell’atto che contiene la enunciazione, l’imposta si applica anche alle disposizioni enunciate. Se l’atto enunciato era soggetto a registrazione in termine fisso è dovuta anche la pena pecuniaria di cui all’art. 69".
L’articolo 1, comma 1, lettera a), della tariffa, parte seconda, allegata al Testo unico sull’imposta di registro, sancisce che gli atti indicati negli articoli 2, commi 1, 3, 6, 9 e 10 della prima parte, formati mediante corrispondenza, "a eccezione di quelli…omissis…", sono soggetti a registrazione solo in caso d’uso.
Di contro, l’articolo 6 dello stesso decreto stabilisce che "si ha caso d’uso quando un atto si deposita, per essere acquisito agli atti, presso le cancellerie giudiziarie nell’esplicazione di attività amministrative o presso le amministrazioni dello Stato o degli enti pubblici territoriali e i rispettivi organi di controllo, salvo che il deposito avvenga ai fini dell’adempimento di un’obbligazione delle suddette amministrazioni, enti o organi ovvero sia obbligatorio per legge o regolamento".

Per la Cassazione, il vero problema era quello di stabilire se un atto soggetto a registrazione solo in caso d’uso, quale è l’atto in questione, fosse assoggettabile a imposta solo ed esclusivamente in tale ipotesi ovvero anche quando sia enunciato in altro atto registrato.
In altri termini, è sufficiente la sola enunciazione di un atto a configurarne l’ipotesi di caso d’uso?

Per i giudici, il dato testuale del citato articolo 6 porterebbe a escludere che, nel caso di specie, il mero richiamo dell’atto non registrato nell’atto registrato possa configurare una ipotesi di uso.
Dopo aver escluso l’applicabilità dell’articolo 6, alla Corte non restava altro che verificare se l’articolo 22 richiamato si riferisse anche alla enunciazione di atti soggetti a registrazione solo in caso d’uso.
Il tenore testuale della norma - ha argomentato la Cassazione - impone una risposta positiva al quesito, non fosse altro che per la precisazione effettuata dal legislatore nella parte finale del primo comma dell’articolo in esame ("se l’atto enunciato era soggetto a registrazione in termine fisso è dovuta anche la pena pecuniaria di cui all’art. 69").

Con questa puntualizzazione, il legislatore ha inteso includere, tra gli atti soggetti a imposta, anche quelli soggetti a registrazione in caso d’uso e, poiché la enunciazione di tali ultimi atti non si configura tale (ai sensi dello stesso articolo 6), deve concludersi per l’assoggettamento di tali atti all’imposta sulla base della sola enunciazione.
Se così non fosse, conclude la Corte, non avrebbe un senso logico-giuridico "…la specificazione che assoggetta a pena pecuniaria solo gli atti soggetti a registrazione in termine fisso, in quanto non concretando l’enunciazione un uso, sarebbero stati imponibili solo gli atti soggetti a registrazione a termine fisso enunciati nell’atto registrato e quindi sarebbe stato superfluo specificare che solo per tali atti è dovuta oltre all’imposta anche la pena pecuniaria".

Marco Denaro
pubblicato Martedì 27 Marzo 2007

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