Giurisprudenza
Benevento, recuperati 55 milioni dileguatisi con una frode carosello
La Ctp riconosce la legittimità e la fondatezza dell’atto di accertamento emesso dagli uffici finanziari
Non c’è alcun vizio di forma e non mancano le prove: la Commissione tributaria provinciale di Benevento accoglie le motivazioni dell'Agenzia delle Entrate e rigetta il ricorso di una ditta attiva nel settore del commercio delle auto che frodava il fisco emettendo fatture false e chiedendo indebiti rimborsi Iva. Recuperati 55 milioni di euro.
 
La Ctp riconosce alla direzione provinciale Entrate di Benevento che il classico meccanismo di interposizione commerciale tra imprese estere e nazionali (“frode carosello”), operata nel settore del commercio delle auto, non trova ragioni neanche con le presunte “eccezioni di forma” a cui si era appellato il contribuente in contenzioso, condannandolo così al pagamento di una somma superiore a 55 milioni di euro.
 
Il fatto
La Guardia di Finanza accertava che una ditta individuale sannita – appartenente a una famiglia operante nello stesso settore commerciale (quello delle auto) e condannata solo pochi mesi prima dalla Ctr di Napoli al pagamento di oltre 11 milioni di euro su appello della direzione provinciale dell’Agenzia delle Entrate di Benevento – risultava coinvolta in un complesso sistema di frode fiscale realizzata mediante l’interposizione di una ditta del beneventano (missing trader), del tutto priva di una reale struttura organizzativa ed economica, nei rapporti commerciali tra le imprese estere (fornitori) e i concessionari nazionali (clienti).
L’azienda “fantasma” interposta, a seguito degli acquisti effettuati in un altro stato membro Ue senza l’applicazione dell’Iva, provvedeva a cedere i beni all’operatore nazionale fatturando regolarmente le operazioni per poi scomparire subito dopo aver incassato i corrispettivi delle vendite, senza assolvere agli obblighi fiscali.
A sua volta la società cliente, oggi condannata dalla Ctp, detraeva l’imposta per effetto del principio di rivalsa, provvedendo poi a richiederne o il rimborso o la compensazione al Fisco.
 
In contenzioso
Dal più classico e comunque sofisticato sistema evasivo il contribuente è quindi passato alla più articolata difesa in contenzioso, il cui impianto è stato interamente sgretolato dalla struttura legale della Dp Entrate di Benevento.
La presunta illegittimità dell’avviso di accertamento, perché mancante del processo verbale della GdiF in allegato, prima eccezione mossa dal ricorrente, è risultata del tutto infondata, in quanto l’elemento è stato ritenuto irrilevante rispetto a evidenti circostanze e fatti ben noti allo stesso contribuente che ha proposto il ricorso e accertati dall’Agenzia delle Entrate.
Ulteriore eccezione era stata posta sull’assenza delle prove relative agli illeciti fiscali commessi; prove costituite in realtà dall’oggettiva presenza di fatture, prelevamenti bancari, pagamenti nonché interrogatori a terzi.
Accolte in pieno, quindi, le motivazioni della direzione provinciale di Benevento che recupera in contenzioso, con due sole sentenze, in pochi mesi, circa 70 milioni di euro per imposte evase.
Maurizio Flaminio
pubblicato Giovedì 16 Settembre 2010

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