Giurisprudenza
Il contributo unificato in appello
è riferito al valore dei singoli atti
L’obbligo di quantificare e compiere il versamento in relazione a ciascun provvedimento non viene meno a seguito della riunione disposta per ragioni di economia processuale
Il contributo unificato in appello|è riferito al valore dei singoli atti
La Ctr di Firenze, con la sentenza n. 1462 del 17 luglio 2018, ha statuito che, ai fini della determinazione dell’importo del contributo unificato dovuto, nel caso di impugnazione di più atti davanti alle Commissioni tributarie, ciò che rileva è il numero di atti effettivamente impugnati e per i quali si chiede l’intervento e la valutazione del giudice, con riferimento ai valori dei singoli atti anche in appello.
Pertanto, legittimamente, l’ufficio ha quantificato il Cut dovuto considerando ciascun atto impugnato oggetto di appello.
 
Il fatto
La vicenda trae origine da un atto di irrogazione sanzioni emesso dall’ufficio di segreteria della Ctr Toscana, con il quale veniva richiesto il pagamento di una somma per omesso pagamento del contributo unificato tributario, in relazione a una controversia instaurata con il ricorso in appello e avente a oggetto due atti amministrativi (preavviso di fermo amministrativo e fermo amministrativo).
 
La vicenda giudiziale
La contribuente presentava ricorso avanti alla Ctp di Firenze, eccependo la violazione di una serie di disposizioni normative da parte dell’ente impositore; in particolare, la violazione del disposto normativo relativo alle spese di giustizia nel processo tributario.
Di contro, l’ufficio di segreteria resistente, respingendo le doglianze di parte contribuente, chiedeva la conferma della legittimità dell’invito al pagamento notificato.
I giudici di prime cure, senza fare riferimento alle questioni inerenti il merito del pagamento, ma focalizzando la propria attenzione sul solo profilo sanzionatorio, concordavano con la prospettazione di parte ricorrente.
La vertenza, pertanto, a seguito di appello presentato dall’ufficio richiamato, finiva avanti ai giudici regionali toscani.
 
Il deliberato della Ctr di Firenze
La Commissione tributaria toscana, nell’accogliere parzialmente l’appello dell’ufficio di segreteria, ha individuato, per quanto di interesse ai nostri fini, le modalità di calcolo del contributo unificato, con riferimento al “quantum” da versare, stabilendo che l’obbligo di assolvere detto contributo, in relazione a ciascun atto, non viene meno a seguito della riunione disposta dal Collegio per ragioni di economia processuale, come avvenuto nel caso di specie.
Ciò che rileva, ai fini della determinazione dell’importo del Contributo unificato dovuto nel caso di impugnazione di più atti davanti alle Commissioni tributarie”, continua la commissione di seconde cure, “è il numero di atti effettivamente impugnati e per i quali si chiede l’intervento e la valutazione del giudice, in applicazione dell’art. 14, c. 3-bis Tusg (così come modificato dall’art. 1, c. 598, lett. a), legge n. 147 /2013), secondo il quale il calcolo del contributo unificato deve essere effettuato con riferimento ai valori dei singoli atti anche in appello. Pertanto, legittimamente, l’Ufficio ha quantificato il C.u.t. dovuto considerando ciascun atto impugnato oggetto di appello”.
 
Osservazioni conclusive
L’articolo 14, comma 3-bis, Dpr 115/2002 (Testo unico in materia di spese di giustizia) prevede che, “nei processi tributari, il valore della lite, determinato, per ciascun atto impugnato anche in appello, ai sensi del comma 2 dell’articolo 12 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, e successive modificazioni, deve risultare da apposita dichiarazione resa dalla parte nelle conclusioni del ricorso, anche nell’ipotesi di prenotazione a debito”.
La norma richiamata è norma speciale, rispetto alla norma civilistica di cui all’articolo 10 del codice di procedura civile, che, come corollario del principio della domanda, stabilisce che le domande proposte nello stesso processo e contro la medesima persona “si sommano tra loro”.
 
Orbene, la regola generale prevista dal codice di procedura civile, a mente del brocardo “lex specialis derogat generali”, viene derogata dalla norma di cui all’articolo 12, comma 2, del codice del processo tributario. Quest’ultima disposizione, infatti, nello stabilire quando è richiesto in detto rito l’obbligo di assistenza tecnica, precisa che “per valore della lite si intende l’importo del tributo al netto degli interessi e delle eventuali sanzioni irrogate con l’atto impugnato; in caso di controversie relative esclusivamente alle irrogazioni di sanzioni, il valore è costituito dalla somma di queste”.
Consentire, pertanto, che la riunione dei processi operata dal giudice per ragioni di economia processuale determini una diminuzione del contributo unificato dovuto (talvolta inevitabile, corrispondendosi il contributo per “scaglioni”) determinerebbe una violazione della disposizione relativa al “valore”, come cristallizzata dal codice di rito tributario, nonché una differenziazione di trattamento rispetto a processi magari del tutto analoghi, in cui, tuttavia, il presidente della sezione o della commissione ritiene di non disporre la riunione.
 
Cristina Fiaschi
Martino Verrengia
pubblicato Martedì 9 Ottobre 2018

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