Giurisprudenza
La "compiuta giacenza" non equivale a conoscenza
Pronuncia nulla per mancanza di comunicazione alle parti dell'avviso di udienza qualora non sia possibile verificarne la legittimità dell'operato dell'ufficiale postale
_2299.jpg
La comunicazione alle parti dell'avviso di trattazione dell'udienza costituisce adempimento imprescindibile ai fini del regolare svolgimento dell'intero iter processuale. Ne consegue che l'inosservanza di tale obbligo comporta l'inequivocabile declaratoria di insanabile nullità del procedimento, senza che tale vizio possa considerasi sanato attraverso l'esibizione di un atto che non reca alcuna sottoscrizione o esaustiva descrizione - da parte dell'ufficiale postale - dell'attività dallo stesso svolta, limitandosi alla mera dicitura di "compiuta giacenza" senza possibilità di sindacato o controllo al riguardo. Il principio è stato ribadito dalla Corte di cassazione, con la pronuncia n. 27007 del 21 dicembre 2007.

La particolarità della sentenza in esame, tuttavia, non risiede nell'assioma - oramai pacifico nella giurisprudenza di legittimità (al riguardo, cfr Cassazione, sentenze 10761/2006 e 11014/2003) - secondo cui una decisione è nulla, per violazione del principio del contraddittorio e del diritto di difesa, quando la stessa viene presa in un'udienza alla quale il contribuente non ha potuto prendere parte per mancanza di una valida comunicazione al riguardo, ma nella circostanza che viene presa in considerazione la valenza giuridica da attribuire, ai fini della conoscibilità o meno di un atto, all'ipotesi in cui si verifica quella che nel codice postale e delle telecomunicazioni viene definita "compiuta giacenza".
In altre parole, la comunicazione dell'avviso di trattazione spedita a mezzo posta e per la quale, in assenza del ritiro da parte del destinatario, si è realizzata la cosiddetta "compiuta giacenza" vale a poter affermare, con ampia certezza, che il destinatario ha avuto notizia del contenuto della comunicazione stessa?

Ebbene, la Cassazione ha detto di no, almeno limitatamente a quelle fattispecie - come quella in esame - in cui dall'operato dell'ufficiale postale non sia possibile verificarne la correttezza e, di conseguenza, sindacarne la legittimità.

Ma procediamo con ordine, partendo dalla normativa di riferimento.
L'articolo 31 del Dlgs 546/1992, nel disciplinare l'avviso di trattazione nell'ambito del giudizio tributario di primo e secondo grado, afferma testualmente che "La segreteria dà comunicazione alle parti costituite della data di trattazione almeno trenta giorni liberi prima".
L'articolo 16 dello stesso decreto, invece, nel disciplinare le comunicazioni e le notificazioni, al comma 1, così recita: "Le comunicazioni sono fatte mediante avviso della segreteria della commissione tributaria consegnato alle parti, che ne rilasciano immediatamente ricevuta, o spedito a mezzo del servizio postale in plico senza busta raccomandato con avviso di ricevimento".

La materia delle notificazioni a mezzo posta, poi, è disciplinata dalla legge 890/1982. Dal coordinamento di tali norme emerge che, in ipotesi di spedizione "a mezzo del servizio postale" dell'avviso di comunicazione della data di trattazione da parte della segreteria del giudice tributario, l'avviso di ricevimento del plico postale assume particolare rilevanza ai fini del riscontro del regolare svolgimento del processo, perché le sue risultanze debbono consentire di verificare:

 

  • che la comunicazione della data di trattazione sia giunta effettivamente nella sfera giuridica di conoscibilità propria del destinatario (che si verifica nel momento in cui giungono all'indirizzo del destinatario, ex articolo 1335 del Codice civile)
  • che al destinatario sia stato assicurato lo specifico spatium ("almeno trenta giorni liberi prima") concesso dal legislatore per approntare le necessarie difese (anche mediante il deposito di documenti o di memorie).

Non può valere, quindi, la presunzione - fondata sulle univoche e concludenti circostanze della spedizione e dell'ordinaria regolarità dello specifico servizio postale - di arrivo dell'atto contenuto nel plico raccomandato al destinatario e, quindi, di conoscenza dello stesso desumibile dalla sola spedizione dell'atto, attestata dalla ricevuta di invio della raccomandata rilasciata dall'ufficio postale.

Ora, secondo il regolamento di esecuzione del codice postale e delle telecomunicazioni, la corrispondenza che non abbia potuto essere distribuita e che non sia stata chiesta in restituzione dai mittenti è tenuta per un periodo di quindici giorni negli uffici di destinazione, fatta eccezione per le raccomandate, per le quali il periodo di giacenza è di trenta giorni.
Sempre lo stesso regolamento impone all'agente postale di dare avviso della giacenza di oggetti raccomandati o assicurati, che non abbiano potuto essere distribuiti, ai destinatari e ai mittenti, se identificabili.

Nel caso di specie, precisa la Corte, dalla lettura degli atti processuali emerge che l'avviso per l'udienza del giorno 8 febbraio 2001 (nella quale è stata trattata e decisa la causa) non "fu affatto comunicato al contribuente né nel domicilio dallo stesso eletto presso il proprio difensore né in altro luogo: l'atto processuale, invero, reca unicamente al retro l'annotazione manoscritta (su tre righe) "Assente 1^ 15/12/00 - Assente 2^ 16/12/00 NO - SP" e nella parte superiore del recto un timbro su due righe "AL MITTENTE - PER COMPIUTA GIACENZA" nonché la scritta N - 8714/16.12".

Da questi incomprensibili dati, continua la Cassazione, "non si rileva in alcun modo l'annotazione, da parte dell'agente postale incaricato (il quale non ha sottoscritto nessuna parte dell'atto), né dell'avvenuto effettivo rilascio del prescritto avviso né dei motivi eventualmente impeditivi di tale adempimento per cui la restituzione al mittente per affermata, ma incontrollabile, "compiuta giacenza" si palesa del tutto irregolare per assoluta carenza di tutti gli elementi previsti per facilitare la conoscenza dell'atto, ivi compreso, in particolare (Cass., 3, 22 maggio 2006 n. 11929), il decorso del tempo necessario per potersi ritenuta "compiuta" la "giacenza" del plico presso l'ufficio postale a disposizione del destinatario, per il ritiro".

Da questi presupposti, i giudici di piazza Cavour concludono con l'affermare che, come oramai pacificamente assodato in tema di contenzioso tributario, l'omessa comunicazione alle parti dell'avviso di fissazione dell'udienza di discussione costituisce indiscutibile causa di nullità del procedimento e della decisione della commissione tributaria, con conseguente nullità sia del procedimento d'appello sia della sentenza emessa all'esito della sua definizione.

Marco Denaro
pubblicato Mercoledì 6 Febbraio 2008

I più letti

Il rinvio della pubblicazione prevista per venerdì scorso è stato reso noto, nello stesso giorno, dal dipartimento delle Finanze del Mef sul proprio sito internet con un comunicato
Numerose e significative le norme di natura fiscale contenute nel decreto-legge emanato nell’ambito della definizione degli obiettivi di finanza pubblica per l’anno prossimo
In caso di modifica ultrannuale, il credito risultante deve essere evidenziato nel modello relativo al periodo d’imposta in cui è presentata la modifica a proprio vantaggio
Irrilevante che il Fisco non abbia esercitato i poteri di controllo sull’esistenza del credito esposto in dichiarazione e sull’esistenza delle operazioni imponibili da cui esso è derivato
immagine di un orologio
A partire dall'anno d'imposta 2016, le eventuali maggiori imposte pagate potranno essere recuperate entro il quinto anno successivo a quello di presentazione del modello originario
Numerose e significative le norme di natura fiscale contenute nel decreto-legge emanato nell’ambito della definizione degli obiettivi di finanza pubblica per l’anno prossimo
Dopo il tavolo tecnico di confronto con le associazioni di categoria e i principali operatori del settore, l’Agenzia delle entrate illustra il contenuto della nuova disciplina fiscale
In caso di modifica ultrannuale, il credito risultante deve essere evidenziato nel modello relativo al periodo d’imposta in cui è presentata la modifica a proprio vantaggio
Pubblicata la circolare delle Entrate che illustra dettagliatamente la nuova disciplina di determinazione del reddito ai fini Irpef e Irap, risolvendo alcuni dubbi interpretativi
Sotto il profilo tributario, la riforma si pone l’obiettivo di rimuovere la disorganicità dell’attuale normativa attraverso il superamento dei diversi micro-regimi oggi operanti
Arrivano le indicazioni da seguire per la corretta compilazione del file, nel tracciato xml, e per la comunicazione da trasmettere online all’amministrazione finanziaria
In caso di modifica ultrannuale, il credito risultante deve essere evidenziato nel modello relativo al periodo d’imposta in cui è presentata la modifica a proprio vantaggio
Puntuale come ogni anno, il contenzioso tributario va in vacanza dal 1° al 31 agosto. La pausa riguarda anche i versamenti da comunicazioni di irregolarità (fino al 4 settembre)
Pubblicata la circolare delle Entrate che illustra dettagliatamente la nuova disciplina di determinazione del reddito ai fini Irpef e Irap, risolvendo alcuni dubbi interpretativi
immagine generica illustrativa
Le violazioni di tali obblighi hanno natura amministrativo-tributaria, risultando pertanto applicabile l'istituto di regolarizzazione previsto dall'articolo 13 del Dlgs 472/1997
FiscoOggi è una pubblicazione dell'Agenzia delle Entrate - Ufficio Comunicazione
Testata registrata al Tribunale di Roma il 19.9.2001 con n. 405/2001
Direttore responsabile Claudio Borgnino