Giurisprudenza
L'appello incidentale ha i giorni contati
Deve essere sempre rispettato il termine dalla notifica del ricorso principale
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Per la proposizione dell'appello incidentale - che può essere contenuto sia nell'atto di controdeduzioni all'appello principale (e in questo caso non deve essere notificato a controparte) o assumere la forma di un appello principale (da notificarsi a controparte) - deve essere sempre rispettato, in entrambi i casi, il termine di sessanta giorni dalla notifica dell'appello principale. Questo il principio espresso dalla Cassazione nella pronuncia n. 8785 del 4 aprile 2008, le cui argomentazioni andiamo di seguito a esaminare non prima, però, di aver fatto un breve cenno all'istituto dell'appello incidentale nel processo tributario.

L'articolo 54, comma 2, del Dlgs 546/1992 stabilisce che, con l'atto di costituzione in appello, l'appellato - se intende impugnare la stessa sentenza - può proporre, a pena di inammissibilità, appello incidentale.
Per proporre appello incidentale - che può essere proposto mediante semplice deposito del relativo atto presso la segreteria della Commissione tributaria regionale, senza necessità di un'autonoma notificazione - occorre che la parte appellata abbia un proprio interesse ad appellare che, in tanto può esistere, in quanto la parte stessa sia rimasta soccombente, sia pure parzialmente (ne consegue che la parte interessata alla conferma della sentenza impugnata non deve proporre appello incidentale, dovendosi limitare a resistere all'appello principale).

Un aspetto particolare riguarda l'appello incidentale cosiddetto "tardivo", intendendosi per tale quello la cui proposizione sia avvenuta oltre il termine previsto per la proposizione dell'impugnazione in via principale. Al riguardo, si devono tenere separate due situazioni tra loro distinte: la prima riguarda l'ipotesi in cui contro la sentenza di primo grado vengano presentati, nei termini ordinari ma in momenti diversi, due separate impugnazioni, l'una indipendente dall'altra; la seconda concerne, invece, la presentazione di un appello principale e di un successivo appello incidentale.

Nella prima ipotesi, si versa in una situazione che vede due appelli del tutto autonomi tra loro, con la conseguenza che - in caso di inammissibilità dell'impugnazione proposta per prima - non si verifica anche l'inammissibilità di quella successiva, purché proposta nei termini previsti.
Nel secondo caso, occorre fare un ulteriore distinguo: la dichiarazione di inammissibilità dell'impugnazione principale non travolge l'appello incidentale presentato nei termini per appellare, che sopravvive assumendo il ruolo - pur non essendo stato notificato - di appello principale; invece, ove l'appello incidentale abbia assunto la forma di impugnazione incidentale tardiva, diviene del pari inammissibile anche lo stesso appello incidentale.

Ma veniamo all'esame della pronuncia della Cassazione.

I fatti di causa
Il curatore di un fallimento impugna un avviso di rettifica Iva con cui l'ufficio finanziario, a seguito di processo verbale di constatazione, recupera a tassazione diverse somme corrispondenti a indebite detrazioni per operazioni commerciali ritenute fittizie e spese non inerenti all'esercizio dell'impresa.
Il giudice di primo grado accoglie parzialmente il ricorso con sentenza impugnata da entrambe le parti e successivamente riformata dalla Commissione tributaria regionale che, nel respingere le argomentazioni difensive erariali, accoglie le doglianze proposte dal fallito.

L'ufficio finanziario propone ricorso per cassazione, mentre l'intimato propone ricorso incidentale supportato da due motivi, col secondo dei quali eccepisce la violazione dell'articolo 54 del Dlgs 546/1992, per omesso esame e omessa pronunzia, anche d'ufficio, sull'inammissibilità dell'impugnazione proposta dall'ufficio irritualmente e intempestivamente nella forma dell'appello principale, anziché incidentale.

La decisione della Cassazione
Per i giudici di legittimità, il secondo motivo del ricorso incidentale - esaminato prioritariamente in quanto relativo a materia rilevabile d'ufficio trattandosi di indagine sulla ritualità e tempestività dell'appello che implica un accertamento sull'eventuale passaggio in giudicato della sentenza di primo grado - è fondato.

Nel processo tributario, ai sensi degli articoli 53 e 54 del Dlgs 546/1992 - argomentano i magistrati di piazza Cavour - solo l'appello principale, ossia l'impugnazione proposta per prima, deve essere notificata alle altre parti, per poi essere depositata presso la segreteria della commissione tributaria adita nei trenta giorni successivi; invece l'appello incidentale, vale a dire l'impugnazione proposta successivamente, è soltanto depositata assieme alle controdeduzioni (al riguardo, cfr., Cass., sentenza 22023/2006).

Al pari del giudizio civile, anche nel processo tributario vige, infatti, il principio per cui l'impugnazione proposta per prima determina la costituzione del processo, nel quale debbono confluire le eventuali impugnazioni di altri soccombenti, in modo che sia mantenuta l'unità del procedimento e sia resa possibile la decisione simultanea.

Tuttavia, nel processo tributario la disposizione di cui all'articolo 54, comma 2, del Dlgs 546/1992 - in virtù della quale l'appello incidentale può essere proposto, a pena d'inammissibilità, nell'atto di controdeduzioni, da depositare (ai sensi del precedente articolo 23) entro sessanta giorni dalla notifica dell'impugnazione principale - ha un'efficacia endoprocessuale, nel senso che, dopo il deposito dell'atto di controdeduzioni, lo stesso controdeducente non è più ammesso a presentare impugnazione incidentale.
Ciò non significa, però, che l'appello erroneamente proposto in via principale - anziché incidentalmente, nell'atto di controdeduzioni, dopo l'avvenuta proposizione di altro appello principale - sia comunque ammissibile ma è sempre necessario che venga rispettato il suddetto termine di sessanta giorni prescritto per l'impugnazione incidentale, decorrente dalla notifica di quella principale (così, Cassazione, sentenza 11809/2006).

Analogamente, prosegue la Corte di cassazione, "…..è stato ritenuto, per costante giurisprudenza formatasi in relazione all'art. 343 c.p.c. (Cass. nn. 15687/2001, 14167/2001, 3318/1988, 2878/1988, 4381/1987, 5025/1983), che la decadenza dalla facoltà di proporre impugnazione incidentale dopo il deposito della comparsa di risposta (salvo il diverso caso previsto dal secondo comma di detto articolo) non significa inammissibilità dell'appello erroneamente proposto in via principale; ma che, in omaggio al principio di conservazione degli atti giuridici, questo si converte sempre in appello incidentale (sia "tipico" sia "autonomo", diretto, cioè, a tutelare un interesse del proponente non derivante dall'impugnazione principale, bensì riguardante un capo autonomo e diverso della domanda); a patto che risulti rispettato il termine proprio dell'impugnazione incidentale".

Nel caso di specie, invece, l'appello dall'amministrazione - proposto nelle forme dell'impugnazione principale il 27.7.1999, dopo che la sentenza di primo grado era stata già impugnata, su un capo diverso di essa, dalla curatela fallimentare con appello depositato il 1.4.1999 - è dunque inammissibile, non per motivi di forma, ma perché, al momento del deposito, erano trascorsi oltre sessanta giorni dalla notifica dell'appello principale (avvenuta il 10 marzo 1999).

In conclusione, la Corte suprema, nel rilevare l'inammissibilità dell'appello dell'amministrazione, per intervenuta decadenza - con conseguente passaggio in giudicato della sentenza di primo grado - cassa con rinvio la sentenza di secondo grado impugnata in quanto la stessa deve essere corretta, nel senso che l'appello dell'amministrazione era da dichiarare inammissibile.
Marco Denaro
pubblicato Lunedì 5 Maggio 2008

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