Giurisprudenza
Presentazione della dichiarazione:
l’obbligo dell’online va rispettato
L’inosservanza dell’invio telematico del modello ne comporta la nullità, non una semplice irregolarità e, di conseguenza, si amplia il potere temporale di controllo dell’ufficio
Presentazione della dichiarazione:|l’obbligo dell’online va rispettato
La dichiarazione dei redditi, ben lungi dall’essere riconducibile a un semplice atto di natura negoziale, costituisce il punto di partenza di un procedimento di diritto pubblico improntato a regole di razionale svolgimento e di semplificazione, sottese alle quali vi sono esigenze sia di controllo della capacità contributiva dei cittadini da parte dell’ente impositore sia di una stabile e certa riscossione delle imposte nell’interesse collettivo.
Tali preminenti interessi di natura pubblicistica valgono a giustificare anche una previsione normativa che solo apparentemente può sembrare di natura meramente formale, come è quella del combinato disposto di cui all’articolo 1, comma 1, primo periodo, del Dpr 322/1998, secondo cui “le dichiarazioni sono redatte, a pena di nullità, su modelli conformi a quelli approvati […]” e al comma 3-bis dell’articolo 2 del citato decreto, in base al quale “i modelli di dichiarazione, le relative istruzioni e le specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati sono resi disponibili in formato elettronico dall'Agenzia delle entrate entro il 15 febbraio”.
 
Sul punto, la suprema Corte, con ordinanza 19058 del 18 luglio 2018, ha dato puntuale attuazione alla normativa, precisando come le disposizioni in tema di presentazione e conservazione delle dichiarazioni, ex articolo 3 del Dpr 322/1998, “sono vincolanti per i contribuenti, con la conseguenza che non può essere considerata validamente presentata la dichiarazione resa secondo modalità diverse da quelle prescritte per la categoria soggettiva di appartenenza del contribuente”.
 
La previsione testuale di cui all’articolo 1, comma 1, del decreto in argomento, non lascia margine di dubbio sul fatto che la violazione sulla modalità di presentazione della dichiarazione determina la sua insanabile nullità e, quindi, alla sua omessa presentazione corrisponde un ampliamento del potere temporale di controllo in capo all’amministrazione finanziaria (ex articolo 43, comma 2, Dpr 600/1973), che sarà legittimata a notificare l’avviso di accertamento fino al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata.
 
Dunque, la presentazione telematica della dichiarazione si basa sul rispetto di rigidi e precisi criteri normativi improntati alla correttezza e alla precisione, mentre, ai fini della dimostrazione del corretto assolvimento di tale adempimento da parte del contribuente, è necessaria, ai sensi dell’articolo 3, comma 10, Dpr 600/1973, l’esibizione della comunicazione dell’Agenzia delle entrate attestante l’avvenuto ricevimento della dichiarazione presentata.
 
I giudici della suprema Corte, nell’ordinanza in commento, hanno avuto anche modo di precisare come il caso da loro esaminato fosse diverso da quello sanzionato ex articolo 8, Dlgs 471/1997, che disciplina le violazioni di carattere formale relative al contenuto e alla documentazione delle dichiarazioni. Tale norma reca disposizioni comuni per le violazioni in materia di imposte dirette e di imposta sul valore aggiunto (commi 1 e 2) e una previsione specifica per le violazioni riguardanti i sostituti d'imposta (comma 3).
La fattispecie in questione, benché riguardi l’ipotesi in cui la dichiarazione non è stata redatta in conformità al modello approvato, presuppone necessariamente che l’imponibile indicato dal contribuente non risulti di ammontare inferiore rispetto a quello accertato dall’ufficio.
Quindi, si tratta di una fattispecie diversa da quelle di cui agli articoli 1, 2 e 5 del Dlgs 471/1997, che riguardano le dichiarazioni omesse e quelle infedeli. Nel caso in questione si tratta, infatti, dell’ipotesi della dichiarazione irregolare tout court, in relazione alla quale viene comminata una sanzione amministrativa che va da 250 a 2.065 euro.
 
A titolo esemplificativo, secondo quanto illustrato dalla circolare 23/1999 del ministero delle Finanze, la dichiarazione va considerata irregolare nei seguenti casi:
  • quando non è redatta in conformità al modello approvato dal ministero delle Finanze
  • laddove in essa sono omessi o non sono indicati in maniera esatta e completa dati rilevanti per l’individuazione del contribuente o, se diverso da persona fisica, del suo rappresentante
  • ove in essa sono omessi o non sono indicati in maniera esatta e completa dati rilevanti per la determinazione del tributo
  • nell’ipotesi in cui nella dichiarazione non è indicato in maniera esatta e completa ogni altro elemento prescritto per il compimento dei controlli.
Giovanni Di Lauro
pubblicato Venerdì 3 Agosto 2018

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