Giurisprudenza
Rimborso imposte ipocatastali:
conto alla rovescia dal pagamento
E non dalla circolare dell’Agenzia, documento che semplicemente chiarisce e specifica il contenuto della disposizione, senza nulla aggiungere al trattamento definito dalla norma
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La Corte di cassazione ha stabilito, con l’ordinanza 24956 del 10 dicembre 2015, che il diritto al rimborso delle imposte ipotecaria e catastale, relative all’acquisto di un immobile strumentale in costruzione, erroneamente versate dal contribuente in misura proporzionale, decorre dal giorno del pagamento del tributo e non dal giorno in cui l’Amministrazione finanziaria ha chiarito (con circolare 12/2010) che alle cessioni di immobili strumentali non ultimati devono applicarsi le imposte di registro, ipotecaria e catastale, in misura fissa.
 
Il fatto
La vicenda concerne l’impugnativa, da parte di una società, del silenzio-rifiuto dell’ufficio sull’istanza di rimborso delle imposte ipotecarie e catastali relative all’acquisto di alcuni immobili.
Respinto il ricorso in primo grado, il giudice regionale accoglieva l’appello della contribuente, ritenendo la spettanza delle somme.
Nel conseguente ricorso per cassazione, l’Amministrazione finanziaria deduce violazione di legge laddove la Commissione del riesame ritiene che il termine decadenziale per la domanda di rimborso decorra non dal versamento dei tributi, ma dalla pubblicazione della circolare 12/2010 (ossia dal 12 marzo 2010), con la quale l’Agenzia delle Entrate ha chiarito alcuni principi in tema di alternatività tra Iva e imposta di registro.
 
Premessa
Come si nota, oggetto dell’ordinanza 24956/2015 non è l’applicazione delle aliquote o la diversità dei tributi, ma unicamente la decorrenza del termine decadenziale per ottenere il rimborso.
A tal fine, in materia di imposta di registro, l’articolo 77 del Dpr 131/1986, dispone – similmente all’articolo 38 del Dpr 602/1973 in tema di imposte sui redditi – che il rimborso dell’imposta, in caso di indebito versamento, debba essere richiesto dal contribuente, a pena di decadenza, “entro tre anni dal giorno del pagamento ovvero, se posteriore, da quello in cui è sorto il diritto alla restituzione”.
Decorso inutilmente tale termine, si verifica la decadenza dalla possibilità di ottenere una revisione del titolo di tassazione e, conseguentemente, rimane definitivamente preclusa, tanto per il contribuente quanto per l’Amministrazione finanziaria, l’invocabilità di diritti che presuppongono la modificazione del predetto titolo, mettendo in discussione il criterio di tassazione adottato in relazione alla natura dell’atto.
 
Si aggiunge che, con circolare 12/2010, l’Agenzia delle Entrate ha spiegato che, nel caso di cessione di immobili strumentali in corso di costruzione, l’operazione è esclusa dall’ambito applicativo Iva né si applicano le imposte proporzionali ipotecaria (3%) e catastale (1%), ma in base al principio di alternatività tra Iva e imposte di registro, ipotecaria e catastale, queste ultime sono dovute in misura fissa.
 
Motivi della decisione
La Corte suprema accoglie il ricorso dell’ufficio ribadendo un principio già affermato dalla giurisprudenza di legittimità (Cassazione, sentenze 12716/2004, 18276/2004, 375/2009, 3553/2009), secondo cui, in relazione all’istanza di rimborso delle imposte ipotecarie e catastali relative all’acquisto di beni immobili, decorsi tre anni dalla data di registrazione di un atto, ai sensi degli articoli 77 del Dpr 131/1986 e 17 del Dlgs 347/1990, si decade dalla possibilità di ottenere una revisione del titolo di tassazione rimanendo così preclusa, sia per il contribuente sia per l’Amministrazione finanziaria, l’invocabilità di diritti che presuppongono la modificazione del titolo, mettendo in discussione il criterio di tassazione adottato relativamente alla natura dell’atto.
 
È stato inoltre aggiunto che la perdita del diritto al rimborso per decorso del predetto termine triennale decorre, in caso di contrasto tra la disciplina nazionale e comunitaria, dal giorno del pagamento del tributo e non da quello di trasposizione della direttiva europea all’interno dell’ordinamento nazionale. Il contribuente che ha effettuato il versamento relativo a un’imposta ritenuta contrastante con la normativa Ue, può, infatti, formulare la domanda di rimborso anche prima che alla disposizione comunitaria sia data attuazione nello Stato, purché si tratti di direttiva incondizionata e precisa e sia decorso un tempo ragionevole dalla sua emanazione (cfr Cassazione, sentenze 4315/2005 e 13329/2011).
Allo stesso modo, anche un documento dell’Amministrazione finanziaria non può essere considerato determinante ai fini della qualificazione del momento in cui sorge il diritto alla restituzione del contribuente, atteso che il trattamento da applicare era già definito prima dalla norma.
 
Pertanto, considerato che la circolare dell’Agenzia delle Entrate ha il mero ruolo di chiarire e specificare quanto contenuto nella normativa, il contribuente, anche prima della sua emanazione, era nelle condizioni di individuare il corretto trattamento impositivo.
Alla stregua dei precedenti rilievi, ne discende che, nel caso di specie, la ripetizione degli importi indebitamente corrisposti deve ritenersi definitivamente preclusa anche nella forma dell’azione risarcitoria nei confronti dello Stato.
Salvatore Servidio
pubblicato Mercoledì 30 Dicembre 2015

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