Giurisprudenza
Rivalutazione del terreno agricolo,
nessun rimborso della sostitutiva
Secondo la Commissione tributaria, la mancata edificabilità è un'alea che il contribuente, di fronte a un possibile e cospicuo futuro risparmio d'imposta, avrebbe di fatto accettato
immagine di un terreno coltivato
La Ctr di Firenze, con la sentenza n. 1796 depositata il 13 luglio 2017, si esprime sul meccanismo della rivalutazione dei terreni ai sensi della legge 448/2001, i cui termini sono stati riaperti dalla legge finanziaria 2008, affermando che il "ripensamento" sulla rivalutazione e il versamento dell'imposta sostitutiva non è assimilabile all'emendazione della dichiarazione dei redditi, ex articolo 2, commi 8 e 8-bis, Dpr 322/1998.

I fatti di causa
Il proprietario di un terreno agricolo impugnava dinanzi alla Ctp fiorentina il diniego di rimborso emesso dall'Agenzia delle entrate in relazione all'istanza, dallo stesso presentata, volta al recupero dell'imposta sostitutiva del 4%, pagata per la rivalutazione del terreno.
A sostegno dell'impugnazione, il contribuente affermava che - pur essendo proprietario di un terreno censito come agricolo - una delibera comunale aveva stabilito l'ampliamento della zona edificabile, fino a ricomprendere detto terreno.
Alla luce di tale delibera, il contribuente usufruiva dell'agevolazione prevista dalla legge 448/2001 (legge finanziaria 2002) e "rinnovata" dall'articolo 1 comma 91 legge finanziaria del 2008, che consente di procedere alla rivalutazione dei terreni (in favore di detentori di terreni al di fuori del regime di impresa) versando un'imposta sostitutiva nella misura del 4% sul valore commerciale dei terreni stessi.
Tuttavia, il Comune, non avendo ottenuto parere favorevole dalla Provincia, rinunciava all'ampliamento della zona edificatoria; di conseguenza, il contribuente essendo venuto meno il valore edificatorio del terreno presupposto per la rivalutazione, presentava istanza di rimborso dell'imposta de qua, che veniva rigettata, in quanto istanza non prevista né procedimentalizzata.

La sentenza di prime cure
I giudici di primo grado hanno accolto il ricorso, premettendo che l'inerzia del Comune avesse fatto venir meno il valore del terreno, parametrato alla prospettata vocazione edificatoria, rispetto sia alla data di effettuazione della perizia sia del pagamento della relativa imposta. Equiparavano, in questo senso, tale situazione a quella della dichiarazione dei redditi, che - in quanto mera dichiarazione di scienza - è sempre emendabile e rettificabile (anche fuori dai termini per la dichiarazione integrativa) qualora da essa, a causa di un errore incolpevole, derivino oneri tributari più gravosi di quelli previsti ex lege.
Dunque, al contribuente che rinuncia, in forza di un ripensamento esplicito (mediante istanza di rimborso) o anche implicito (come per mancato pagamento di una rata) alla rivalutazione del proprio immobile, spetterebbe il diritto al rimborso dell'imposta sostitutiva, in quanto - diversamente opinando - vi sarebbe un ingiustificato arricchimento dell'erario.

La posizione della Ctr di Firenze
La Commissione tributaria regionale di Firenze, invece, vaglia positivamente le argomentazioni addotte dall'amministrazione finanziaria, in sede di impugnazione.
Già in primo grado, l'ufficio aveva evidenziato che la rivalutazione in esame fosse ammessa sia per i terreni edificabili che per quelli agricoli e, pertanto, il contribuente - a fronte di un possibile e cospicuo futuro risparmio d'imposta - avrebbe, di fatto, accettato l'alea del mancato realizzarsi del presupposto dell'edificabilità del terreno, utilizzando in via precauzionale (ma in una chiara logica di investimento economico) un parametro monetario più gravoso.
In altri termini, il contribuente avrebbe scientemente usufruito dell'agevolazione fiscale in esame, che consente la rivalutazione del terreno mediante pagamento di imposta sostitutiva nettamente inferiore (4%) alla tassazione che avrebbe subìto al verificarsi di una plusvalenza derivante dalla vendita del terreno stesso.

Ripensamento su agevolazione fiscale e rettifica della dichiarazione: casi diversi a confronto
Tale scelta, secondo i giudici del gravame, non può essere in alcun modo equiparata alla diversa ipotesi di rettifica della dichiarazione dei redditi: non vi è stato alcun errore da parte del contribuente, ma solo una scelta, libera e possibile, in relazione alla eventualità di rivalutare un immobile, sia esso un terreno agricolo o edificabile, in quanto la norma non pone alcuna differenziazione in proposito.
Il mancato avveramento della condizione consistente nel passaggio dal regime agricolo a quello edificabile, seppur ipotizzato dal Comune, non può essere equiparato a un errore emendabile commesso in una dichiarazione dei redditi, poiché non costituisce la causa dell'agevolazione prevista dalla legge ma, al più, un'aspettativa per il contribuente.

Osservazioni conclusive
L'articolo 7 della legge 448/2001 ha previsto la possibilità di rideterminare, sulla base di apposita relazione giurata di stima, il valore di acquisto dei terreni edificabili e di quelli con destinazione agricola posseduti al 1° gennaio 2002 (entrata in vigore della norma), a condizione che sul valore rivalutato venga corrisposta un'imposta sostitutiva delle (sole) imposte sui redditi, stabilita nella misura del 4 per cento.
In altre parole, la norma ha stabilito che, agli effetti della determinazione delle plusvalenze e minusvalenze di cui alle lettere a) e b) del comma 1 dell'articolo 81 del Tuir, per i terreni edificabili e per quelli aventi destinazione agricola, può essere indicato, in luogo del costo o valore di acquisto, il valore determinato sulla base di una perizia giurata di stima. Tale normativa di favore, prevista per i soggetti e le attività non commerciali, è stata riproposta - attraverso una sostanziale riapertura dei termini - dalla legge finanziaria per il 2008 e, da ultimo, dalla legge di bilancio 2017.

Trovandosi di fronte a cicliche riaperture di tali termini, l'amministrazione finanziaria ha cercato di fornire alcune risposte a interrogativi frequenti: in questo senso, si vedano le numerose circolari in materia, tra cui le circolari 47/2011 e 1/2013, nonché le risoluzioni 91/2014 e 53/2015.
In proposito, è stato osservato come sia particolarmente complicato prospettare un'equilibrata composizione degli interessi contrapposti, idonea a bilanciare le aspettative dei contribuenti e la posizione dell'erario specie in situazioni, come quella del caso de quo, caratterizzate da un affidamento incolpevole nell'emanazione di un atto amministrativo presupposto.

Risulta evidente che la rivalutazione del prezzo iniziale di un immobile costituisca una precisa scelta del legislatore volta a neutralizzare, ai fini della tassazione delle plusvalenze in esame, gli effetti dell'inflazione monetaria, nella necessità - tuttavia - di un permanente rispetto dei canoni di uguaglianza e ragionevolezza, limiti costituzionali insuperabili per la discrezionalità legislativa e connaturali a ogni sistema tributario moderno.
 
Martino Verrengia
pubblicato Mercoledì 16 Agosto 2017

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