Normativa e prassi
Allevamento di animali: in G.U.
i criteri per gli anni 2016 e 2017
Pubblicato il consueto decreto interministeriale che, con periodicità biennale, fissa i parametri quantitativi per delimitare i confini tra il reddito agrario e il reddito d'impresa
immagine di animali da allevamento
Tutto invariato per i redditi derivanti dall'allevamento di animali. Il decreto 15 giugno 2017, emanato dal ministero dell'Economia e delle finanze di concerto con quello delle Politiche agricole alimentari e forestali e comparso sulla Gazzetta Ufficiale di ieri, rimanda ancora una volta ai valori individuati con il Dm 20 aprile 2006 e alle relative tabelle. I parametri lì stabiliti trovano applicazione anche per il biennio 2016-2017.
A prevedere l'emanazione del provvedimento sono due norme del Tuir, l'articolo 32 , comma 3, e l'articolo 56, comma 5, terzo periodo. Il primo prevede che "con decreto… è stabilito per ciascuna specie di animali il numero dei capi che rientra nei limiti di cui alla lettera b) del comma 2, tenuto conto della potenzialità produttiva dei terreni e delle unità foraggere occorrenti a seconda della specie allevata"; l'altro, invece, che "il valore medio e il coefficiente di cui al primo periodo sono stabiliti ogni due anni con decreto…".

In altre parole, il decreto fissa, con cadenza biennale, i criteri per determinare il reddito derivante dall'allevamento di animali, che può essere considerato agrario o d'impresa.
Questo perché, in base all'articolo 32, comma 2, del Tuir, l'attività di allevamento, esercitata da persone fisiche, produce reddito agrario se svolta "con mangimi ottenibili per almeno un quarto dal terreno"; mentre la parte eccedente tale limite, ai sensi dell'articolo 56, comma 5, Tuir, concorre a formare reddito d'impresa, con un criterio però forfetario, attribuendo a ciascun capo un reddito pari al valore medio del reddito agrario riferibile a ciascun capo allevato entro la soglia indicata, moltiplicato per un coefficiente idoneo a tener conto delle diverse incidenze dei costi (valore medio e coefficiente vengono stabiliti ogni due anni con decreto Mef/Mipaaf).

Anche per il biennio 2016-2017, dunque, occorre far riferimento ai parametri stabiliti nel 2006 e contenuti nelle tabelle 1, 2 e 3 allegate al Dm del 20 aprile. Le tre tabelle riportano, rispettivamente:
  • la divisione dei terreni per fasce di qualità
  • per ogni singola fascia di qualità, una tariffa media di reddito agrario e un numero di unità foraggere producibili per ettaro
  • il numero di capi allevabili per ettaro, il numero di capi allevabili ogni 51.645,69 euro di reddito agrario, il numero di capi tassabili ex articolo 32 del Tuir ogni 51.645,69 euro di reddito agrario e l'imponibile per ogni capo eccedente.
r.fo.
pubblicato Venerdì 14 Luglio 2017

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