Normativa e prassi
Azione esecutiva antieconomica:
sì alla variazione in diminuzione
Il creditore può recuperare l’Iva versata e mai percepita se è in grado di dimostrare l’oggettiva condizione di illiquidità finanziaria e di incapienza patrimoniale del debitore
Azione esecutiva antieconomica:|sì alla variazione in diminuzione
Se, dopo aver effettuato ripetuti tentativi di recupero del credito vantato (tutti rimasti privi di riscontro), il creditore è in grado di provare l’oggettiva situazione di illiquidità finanziaria e di incapienza patrimoniale del debitore, con la conseguente antieconomicità di un’eventuale azione esecutiva, può emettere una nota di variazione in diminuzione per recuperare l’Iva versata e mai percepita.

È questo, in sintesi, il parere fornito dall’Agenzia delle entrate a un’istanza di interpello presentata da un contribuente (risposta n. 64/2018).

 
Il quesito
L’Amministrazione è stata sollecitata da un ente pubblico che, vantando un credito nei confronti di un contribuente, ha ripetutamente cercato di recuperalo, anche rivolgendosi all’autorità giudiziaria. I tentativi di recupero, però, sono andati tutti a vuoto; il debitore, infatti, è sempre risultato irreperibile.
Inoltre, nel caso concreto, il debitore, da un lato, non può essere sottoposto a procedura concorsuale (per difetto dei requisiti dimensionali previsti dalla legge fallimentare) e, dall’altro, non risulta titolare di beni mobili e immobili aggredibili nell’ambito di un’eventuale procedura esecutiva (come acclarato dalla Guardia di finanza).
Il creditore, quindi, sul presupposto che l’esercizio di eventuali azioni esecutive comporterebbe solo un inutile aggravio di costi senza alcun risultato proficuo, chiede se può emettere una nota di variazione in diminuzione per recuperare l’Iva versata e non incassata relativa al credito vantato.
 
La risposta
L’Agenzia, innanzitutto, ricorda che, in base alla disciplina Iva, non è possibile, in via generale, emettere note di variazione in diminuzione per antieconomicità dell’avvio della procedura esecutiva, essendo necessario provare di aver effettuato tutte le azioni necessarie al recupero del credito.
Tuttavia, l’Amministrazione sottolinea che, in applicazione del principio europeo di proporzionalità, la verifica del presupposto per l’emissione delle note di variazione in diminuzione deve essere eseguita non in astratto, ma in concreto.
 
Nel caso in esame, prosegue l’Agenzia, l’istante ha dato prova di aver diligentemente effettuato ripetuti tentativi di recupero del credito, tutti rimasti privi di riscontro. Inoltre, il debitore non può essere assoggettato a procedura concorsuale, difettando dei requisiti dimensionali previsti dalla legge.
Peraltro, la Guardia di finanza ha accertato l’inesistenza, nel patrimonio del debitore, di beni, mobili o immobili, aggredibili all’esito di un’eventuale procedura esecutiva, risultando inutili le azioni di recupero astrattamente esperibili.
 
Sulla base di queste considerazioni, l’Agenzia ritiene che, il caso sottoposto alla sua attenzione possa essere assimilato a quello in cui l’infruttuosità della procedura esecutiva è acclarata da un organo terzo (e non è rimessa alle valutazioni e alla discrezionalità del creditore).
Questa situazione, quindi, legittima l’emissione di una nota di variazione in diminuzione per il recupero dell’Iva addebitata a titolo di rivalsa. Inoltre, conclude l’Agenzia, la perdita su crediti deducibile deve essere imputata al netto dell’Iva recuperata mediante la variazione.
 
Riferimenti normativi Prassi
r.fo.
pubblicato Venerdì 9 Novembre 2018

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