Normativa e prassi
Corrispettivo diritto di superficie:
ai fini Ires si considera un ricavo
Non si rinviene nei principi contabili nazionali una disciplina applicabile in via diretta e immediata all’ipotesi prospettata, ma è possibile applicare in via analogica l’Oic 12
Corrispettivo diritto di superficie:|ai fini Ires si considera un ricavo
Il corrispettivo conseguito per la costituzione del diritto di superficie a tempo determinato, contabilizzato secondo la maturazione contrattuale, concorre alla formazione del reddito d’impresa come ricavo, così come imputato in bilancio (e non come plusvalenza), in coerenza con il principio di derivazione rafforzata (articolo 83 del Tuir). È quanto chiarito dalla risoluzione 37/E del 15 maggio.
 
Il quesito
L’Agenzia delle entrate è intervenuta a seguito dell’istanza di interpello presentata da una società, che non avendo trovato risposta ai propri dubbi sulla contabilizzazione del corrispettivo conseguito nei principi contabili nazionali, si è rivolta all’Amministrazione per capire se ciò che intende rappresentare nel proprio bilancio è corretto.
In sostanza, la società intende costituire un diritto di superficie a tempo determinato su un suo terreno. Il relativo corrispettivo sarà costituito da un canone annuo, incassato in tranches trimestrali anticipate. Dal punto di vista contabile, la società si propone di rilevare i canoni periodici per competenza economica tra i “ricavi”, in base alla loro maturazione contrattuale, alla stregua di una prestazione di servizi di durata. In tal modo, ai fini Ires, dovrebbero concorrere alla formazione del reddito d’impresa anno per anno. Se, invece, l’operazione dovesse essere considerata alla stregua di una cessione, l’intero corrispettivo dovrebbe essere ritenuto una plusvalenza interamente tassabile nel periodo d’imposta di stipula dell’atto.
 
La risposta
L’Agenzia, in accordo con la società interpellante sul fatto che nei principi contabili nazionali non si rinviene una disciplina applicabile in via diretta e immediata al caso concreto, dopo una minuziosa ricognizione normativa, ha individuato una regola applicabile in via analogica.
È quella dell’Oic 12 che, in relazione alla diversa ipotesi dei costi sostenuti dal superficiario per “canoni periodici corrisposti a terzi per (…) la concessione del diritto di superficie su immobili”, prevede l’iscrizione di tali oneri nella voce “B8) Per godimento di beni di terzi”, alla stessa maniera dei “canoni per la locazione di beni immobili” e dei “canoni per la locazione finanziaria di immobili”.
Si rileva, pertanto, una sostanziale equiparazione, dal lato dei componenti di reddito negativi, tra gli effetti contabili prodotti dal diritto di superficie e quelli prodotti dalla locazione. Questo conduce a ritenere corretta, dal lato dei componenti di reddito positivi, la rilevazione come “ricavi” (e non come plusvalenza) dei canoni periodici spettanti per la costituzione del diritto di superficie a tempo determinato, che quindi concorrono alla formazione del reddito, ai fini Ires, anno per anno.
Pertanto, conclude l’Agenzia, ai fini Ires, il corrispettivo conseguito dalla società per effetto della costituzione del diritto di superficie a tempo determinato, contabilizzato secondo la maturazione contrattuale, concorre alla formazione del reddito d’impresa a titolo di ricavo (e non come plusvalenza) così come imputato in bilancio, in coerenza con il principio di derivazione rafforzata disciplinato dall’articolo 83, Tuir.
 
r.fo.
pubblicato Martedì 15 Maggio 2018

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