Normativa e prassi
Ex frontalieri ed ex iscritti Aire:
chiarimenti sulla regolarizzazione
Entra nel dettaglio l’Agenzia delle entrate e spiega passo dopo passo le modalità di accesso alla nuova procedura per l’emersione delle somme e delle attività detenute all’estero
Ex frontalieri ed ex iscritti Aire:|chiarimenti sulla regolarizzazione
Con la circolare n. 12/E del 13 giugno 2018, l’Agenzia delle entrate fornisce alcune precisazioni sulla procedura finalizzata alla regolarizzazione delle attività depositate e delle somme detenute all’estero, in violazione degli obblighi di monitoraggio fiscale, dagli ex frontalieri ed ex iscritti all’Aire, introdotta dall’articolo 5-septies, Dl 148/2017 (Disposizioni in materia di collaborazione volontaria per l’emersione di redditi prodotti all’estero).

La nuova procedura è limitata ai contribuenti residenti fiscalmente in Italia (e ai loro eredi), rientrati in Italia dopo aver svolto in via continuativa un’attività di lavoro dipendente o autonomo all’estero, in quanto in precedenza iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire) o frontalieri, e consente di regolarizzare le attività depositate e le somme detenute all’estero in violazione degli obblighi di monitoraggio fiscale, derivanti esclusivamente dalla predetta attività lavorativa.

La circolare, in punto di premessa, chiarisce che la disciplina della nuova forma di collaborazione volontaria è profondamente diversa, per ambito di applicazione, procedimento ed effetti, rispetto alla voluntary disclosure.

Oggetto della procedura
Possono essere regolarizzate le “attività depositate” e le “somme detenute su conti correnti e sui libretti di risparmio” all’estero alla data del 6 dicembre 2017 (data di entrata in vigore della legge di conversione del Dl 148/2017), per le quali il contribuente è soggetto agli obblighi di monitoraggio fiscale.

Riguardo le “attività” e le “somme”, la circolare innanzitutto precisa che vanno ricomprese tutte le attività estere di natura finanziaria per le quali sussistono gli obblighi di monitoraggio fiscale.

Il preciso riferimento al “6 dicembre 2017”, inoltre, sta a significare che l’accesso alla procedura è consentito solo se, a tale data, il contribuente abbia ancora in essere con l’intermediario il rapporto finanziario relativo alle attività e alle somme oggetto di regolarizzazione. Conseguentemente, non rientrano nell’ambito della procedura le attività relative ai rapporti chiusi prima del 6 dicembre 2017 e quelle detenute in uno Stato estero diverso da quello in cui è stato prodotto il reddito di lavoro autonomo o dipendente.
 
Rientrano nell’ambito oggettivo della procedura anche le “somme” derivanti dalla vendita di beni immobili posseduti nello Stato estero nel quale è stata prestata l’attività lavorativa in via continuativa, purché tali somme abbiano generato attività finanziarie detenute nel medesimo Stato estero non dichiarate ai fini del monitoraggio fiscale.
Restano, pertanto, esclusi dall’ambito di applicazione della procedura gli immobili e, in generale, gli investimenti patrimoniali nonché le attività e le somme derivanti da redditi prodotti all’estero aventi natura diversa da quelli espressamente previsti dalla norma (quali, ad esempio, i redditi d’impresa).

La circolare ricorda che, secondo quanto stabilito dall’articolo 5-septies, nella procedura rientrano anche le violazioni dichiarative commesse “ai fini delle imposte sui redditi prodotti dalle stesse” attività oggetto di regolarizzazione.
Quindi, si possono regolarizzare i redditi eventualmente ricavati dalle somme e dalle attività finanziarie detenute all’estero, che soddisfano i requisiti oggettivi sopra descritti. Al riguardo, l’Agenzia precisa che tali violazioni in materia di imposte sui redditi sono regolarizzabili solo per le stesse annualità in cui sono state commesse le violazioni di monitoraggio fiscale, che costituiscono il presupposto oggettivo necessario affinché le attività detenute all’estero possano essere sanate tramite la procedura in esame.

La circolare, poi, sottolinea che, oltre alle violazioni dichiarative in materia di imposte sui redditi (Irpef, relative addizionali regionali e comunali e imposte sostitutive dell’Irpef), oggetto di regolarizzazione possono essere anche le violazioni dichiarative inerenti all’imposta sul valore delle attività finanziarie all’estero (Ivafe).

Non possono essere regolarizzate, invece, le violazioni relative all’imposta sul valore degli immobili situati all’estero (Ivie).

Inapplicabilità
La procedura di regolarizzazione è esclusa se le attività e le somme sono già state oggetto di voluntary disclosure.

Al riguardo la circolare chiarisce che il mancato perfezionamento della “voluntary” in presenza di cause di inammissibilità, o in caso di improcedibilità (dipesa dalla non piena collaborazione del contribuente, dalla carenza della documentazione prodotta a corredo dell’istanza o dalla tardiva presentazione della richiesta di accesso) non può avere l’effetto di precludere l’accesso alla procedura in esame.

Al contrario, l’Agenzia ritiene escluse dalla procedura  le attività già oggetto di voluntary disclosure non perfezionata per mancato pagamento delle somme risultanti dall’invito all’adesione nei 15 giorni antecedenti la data fissata per il contraddittorio e/o in caso di mancata adesione, o per mancato versamento delle somme dovute in base agli atti di cui il contribuente istante era destinatario o che aveva sottoscritto.
Per tale ipotesi, infatti, il legislatore ha previsto una specifica disciplina applicabile a entrambe le edizioni della voluntary disclosure, in base alla quale l’Agenzia delle entrate notifica, anche in deroga agli ordinari termini per l’accertamento e per la notifica dell’atto di contestazione, un avviso di accertamento e un nuovo atto di contestazione con la rideterminazione della sanzione entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello di notificazione dell’invito a comparire nel caso di accertamento con adesione o a quello di redazione dell’atto di adesione o di notificazione dell’atto di contestazione.
 
Inammissibilità
La procedura di regolarizzazione, inoltre, è esclusa se il contribuente ha ricevuto la notifica di avvisi di accertamento o atti di contestazione inerenti le attività e le annualità che intende regolarizzare.
Sul punto la circolare precisa che tra le cause di inammissibilità non rientrano, invece, la notifica di “inviti”, “richieste” e “questionari” né gli inviti al contraddittorio oppure la consegna di un processo verbale di constatazione.
Non costituiscono, inoltre, cause di inammissibilità le comunicazioni derivanti dalla liquidazione automatizzata e dal controllo formale delle dichiarazioni (cfr rispettivamente articoli 36-bis e 36-ter, Dpr 600/1973).

Ambito soggettivo
Dal punto di vista soggettivo, la procedura di regolarizzazione si applica alle persone fisiche fiscalmente residenti in Italia che:
  • in precedenza risultavano residenti all’estero e iscritte all’Aire
  • abbiano prestato la propria attività lavorativa, in via continuativa, all’estero in zona di frontiera o in Paesi limitrofi (ex frontalieri). 
Ai fini della sussistenza del presupposto soggettivo dello status di residenza, l’Agenzia precisa che occorre far riferimento al criterio della “maggior parte del periodo di imposta”, corrispondente a 183 giorni (articolo 2, Tuir).

Inoltre, per l’accesso alla procedura è sufficiente che i presupposti soggettivi e oggettivi previsti dall’articolo 5-septies si siano verificati per almeno un periodo di imposta potenzialmente regolarizzabile, non essendo invece necessario che lo status di soggetto fiscalmente residente in Italia ovvero che la condizione di non operatività dell’esonero dagli obblighi di monitoraggio spettante ai frontalieri permangano ancora per il 2017.

Alla procedura possono accedere anche gli eredi. Nel caso in cui l’autore della violazione sia deceduto prima dell’avvio della procedura, l’erede può presentare l’istanza e versare gli importi dovuti regolarizzando, così, la propria posizione. Se, invece, il decesso avviene dopo la presentazione dell’istanza di accesso, l’erede ha la facoltà di concludere la procedura, pagando gli importi non ancora versati.

Presentazione della richiesta e versamento
Il contribuente deve trasmettere la domanda in via telematica entro il 31 luglio 2018, utilizzando il modello approvato con il provvedimento del 1° giugno 2018.

Al riguardo la circolare evidenzia che nel modello è stato predisposto un apposito riquadro che i contribuenti, o i loro eredi, devono utilizzare per la dichiarazione sostitutiva con cui attestano la sussistenza dei requisiti oggettivi richiesti dalla norma per accedere alla procedura.
In particolare, gli istanti devono dichiarare, sotto la propria responsabilità, che le attività che intendono regolarizzare derivano da redditi di lavoro dipendente e/o di lavoro autonomo svolto in via continuativa all’estero ovvero dalla vendita di beni immobili posseduti nello Stato estero di prestazione della propria attività lavorativa.
L’istanza si considera presentata nel momento in cui è conclusa la ricezione dei dati da parte dell’Agenzia delle entrate. La prova della presentazione è costituita dalla comunicazione della stessa Agenzia attestante l’avvenuta ricezione.
È possibile anche rettificare o integrare una richiesta già presentata, tramite un’istanza da trasmettere sempre entro il termine del 31 luglio 2018.
La richiesta deve essere corredata da una relazione di accompagnamento, anch’essa da trasmettere entro il 31 luglio 2018. Tale documentazione deve indicare:
  • l’ammontare delle attività finanziarie depositate e delle somme detenute oggetto di regolarizzazione e i dati rilevanti per la loro determinazione
  • l’ammontare dei redditi di lavoro dipendente e/o autonomo prodotti all’estero
  • il corrispettivo della vendita dei beni immobili posseduti nello Stato estero di prestazione della propria attività lavorativa in via continuativa
  • il valore delle attività e della giacenza al 31 dicembre 2016 ovvero, nel caso in cui il suddetto valore a tale data sia pari a zero o negativo, al 31 dicembre dell’anno immediatamente precedente al 2016 con valore e giacenza superiori a zero
  • l’individuazione degli eventuali maggiori imponibili, rilevanti ai fini delle imposte sui redditi e/o dell’Ivafe, in relazione ai quali sono state commesse violazioni dichiarative da regolarizzare. 
La procedura si perfeziona con il versamento, tramite modello F24 Elide (codice tributo “8080”), del 3%, a titolo di imposte, sanzioni e interessi, del valore delle attività e della giacenza al 31 dicembre 2016 delle somme da regolarizzare.

Il versamento può essere effettuato in un’unica soluzione entro il 30 settembre 2018, oppure ripartito in tre rate mensili di pari importo; in tal caso, il pagamento della prima rata deve essere effettuato comunque entro il 30 settembre 2018 e le successive rate saranno maggiorate di un importo a titolo di interessi, calcolato al saggio legale attualmente in vigore pari allo 0,3% annuo.

In ogni caso, non è possibile avvalersi della compensazione.

Effetti
L’avvenuto perfezionamento della procedura permette al contribuente di sanare la propria posizione fiscale solo con riferimento alle violazioni regolarizzate. Ciò non preclude l’esercizio dell’azione accertatrice, effettuabile entro gli ordinari termini di decadenza, rispetto a imposte (ad esempio Iva e Ivie), violazioni e annualità non rientranti nell’ambito applicativo della procedura.

In caso di mancato perfezionamento (ad esempio perché le attività erano state già oggetto di voluntary disclosure oppure per presentazione tardiva dell’istanza), le violazioni non risulteranno sanate e l’Agenzia provvederà, entro il 30 giugno 2020, alla notifica degli avvisi di accertamento e degli atti di contestazione per i periodi d’imposta inclusi nella procedura.
r.fo.
pubblicato Mercoledì 13 Giugno 2018

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