Normativa e prassi
Intermediari finanziari: invariata
la definizione ai fini Ires e Irap
L’evoluzione normativa che ha interessato gli operatori del settore non ha avuto alcun impatto sulle disposizioni fiscali che li riguardano, la cui formulazione letterale è rimasta immutata
Intermediari finanziari: invariata |la definizione ai fini Ires e Irap
L’identificazione dei soggetti finanziari in ambito fiscale continua a essere effettuata mediante rinvio “statico” al decreto legislativo 87/1992, ancorché il provvedimento sia stato abrogato dal 16 settembre 2015. Ciò, in assenza di interventi legislativi che abbiano recepito tale abrogazione.
Questa, in sintesi, la risposta n. 106/2018 fornita dall’Agenzia delle entrate a una società che svolge attività di consulenza nel settore della corporate finance, non soggetta alla vigilanza della Banca d’Italia e non autorizzata a svolgere alcuna attività riservata dalla legge a soggetti iscritti in albi o elenchi.

L’azienda ha sempre fornito prestazioni di consulenza e advisory per le operazioni straordinarie da porre in essere da parte dei propri committenti, mai nell’ambito di un gruppo operante nel settore bancario o nell’intermediazione finanziaria, circostanza che comporterebbe, invece, secondo le disposizioni del Testo unico bancario (Tub), la soggezione alle norme in tema di vigilanza e controllo da parte della Banca d’Italia.
Dopo l’abrogazione del Dlgs 87/1992 (sancita dal Dlgs 136/2015, in attuazione della direttiva unionale in tema di conti annuali e consolidati delle banche e degli altri enti finanziari), la società, non rientrando nell’ambito di applicazione di quest’ultimo provvedimento, dal 2016 redige il bilancio secondo le regole sancite per i soggetti “industriali”. In ogni caso, sia ai fini Ires che Irap, ha continuato ad applicare le specifiche regole previste per gli enti creditizi e finanziari

L’interpello
L’istante, alla luce delle modifiche legislative intervenute, chiede se possa essere considerato un soggetto di natura “industriale” e non di tipo finanziario (senza che, quindi, trovino applicazione nei suoi confronti le specifiche disposizioni dettate per gli enti finanziari con i richiami di cui all’abrogato articolo 1 del Dlgs 87/1992) e se, in qualità di ente non sottoposto alla vigilanza della Banca d’Italia e che non redige il bilancio ai sensi del Dlgs 136/2015, possa ritenersi non incluso tra i soggetti appartenenti al “settore finanziario”, ai fini dell’applicazione dell’aliquota addizionale del 10% sugli emolumenti corrisposti ai dirigenti sotto forma di bonus e stock option (articolo 33, Dl 78/2010).

La risposta
L’Agenzia non concorda con la soluzione prospettata dal contribuente.
Infatti, nell’ambito delle imposte sui redditi e dell’Irap, gli enti creditizi e finanziari sono da sempre stati identificati mediante rinvio al Dlgs 87/1992 (cfr articoli 96 e 106 del Tuir, e 6 del Dlgs 446/1997) e la formulazione letterale delle disposizioni fiscali è rimasta invariata anche dopo l’evoluzione normativa che ha interessato gli operatori del settore finanziario.
Pertanto, in assenza di interventi legislativi che recepiscano l’abrogazione del Dlgs 87/1992, l’identificazione dei soggetti finanziari in ambito fiscale continua a essere effettuata mediante rinvio “statico” a quel provvedimento. Di conseguenza, la società istante dovrà attenersi alla disciplina fiscale prevista per i soggetti finanziari.

Stessa conclusione per quanto riguarda l’individuazione dei soggetti tenuti ad applicare l’aliquota addizionale del 10% sui compensi variabili a dirigenti e collaboratori coordinati e continuativi operanti nel settore finanziario.
Nella circolare 4/2011 è stato chiarito che, in mancanza di una espressa definizione di “settore finanziario”, questo va individuato nelle banche e negli altri enti finanziari nonché negli enti e nelle altre società la cui attività consista in via esclusiva o prevalente nell’assunzione di partecipazioni (banche, società di gestione, società di intermediazione mobiliare, intermediari finanziari, istituti che svolgono attività di emissione di moneta elettronica, società esercenti le attività finanziarie indicate nell’articolo 59, comma 1, lettera b), del Tub, holding che assumono e/o gestiscono partecipazioni in società finanziarie, creditizie o industriali). Inoltre, per effetto del rimando del citato articolo 59 all’articolo 1, comma 2, lettera f), numeri da 2 a 12, dello stesso Tub, vi rientrano anche i soggetti, come la società istante, che prestano “consulenza alle imprese in materia di struttura finanziaria, di strategia industriale e di questioni connesse, nonché consulenza e servizi nel campo delle concentrazioni e del rilievo imprese”.
 
r.fo.
pubblicato Giovedì 13 Dicembre 2018

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