Normativa e prassi
Con Iva le luci votive al cimitero
anche se ad accenderle è il Comune
In tal caso, l’ente non agisce per svolgere un compito istituzionale: sia per la disciplina interna che comunitaria, deve versare l’imposta, alla stregua di un qualsiasi concessionario
Con Iva le luci votive al cimitero|anche se ad accenderle è il Comune
Il servizio di illuminazione elettrica con lampade votive, anche se gestito direttamente dai Comuni, rappresenta attività commerciale e, quindi, l’ente locale, per tale prestazione, è soggetto passivo ai fini Iva. Di conseguenza, dovrà adempiere tutti gli obblighi previsti per le operazione svolte in esercizio d’impresa riguardo a fatturazione, registrazione, liquidazione, versamenti e dichiarazione, in base a quanto disposto dal “decreto Iva” (Dpr 633/1972).
È la precisazione fornita dall’Agenzia delle entrate con la consulenza giuridica n. 4/2018 a un’associazione no profit formata da ditte e società che gestiscono l’illuminazione delle lampade votive nei cimiteri in regime di concessione amministrativa.
In particolare, l’istante chiede se i Comuni siano tenuti al versamento dell’Iva all’Erario nel caso in cui sia l’ente stesso a erogare il servizio e a riscuotere i relativi corrispettivi versati dagli utenti.
In poche parole, la questione, nell’ipotesi descritta, è se il Comune svolga un’attività commerciale o fornisca un servizio strettamente connesso al suo ruolo istituzionale.
 
Il parere dell’Agenzia prende le mosse da quanto dettato dai commi 4 e 5 dell’articolo 4 del Dpr 633/1972: il primo specifica che, per gli enti pubblici e privati che non svolgono in via esclusiva o principale attività commerciali o agricole, solo le cessioni di beni e le prestazioni di servizi fatte nell’esercizio di attività commerciali o agricole si considerano effettuate nell’esercizio di imprese; il secondo elenca quali prestazioni sono da considerarsi in ogni caso attività d’impresa, nonostante siano erogate da enti pubblici e, tra queste, si fa specifico riferimento alle forniture di acqua, fognature e depurazione, gas, energia elettrica e vapore.
Sulla stessa onda la disciplina europea che, nella direttiva n. 2006/112/Ce, include l’“erogazione di gas, acqua energia elettrica e termica” tra i servizi che fanno delle amministrazioni pubbliche soggetti passivi Iva perché, diversamente, si creerebbe una distorsione della concorrenza a danno dei privati.
 
Per quanto riguarda l’ordinamento interno, la risposta fa, inoltre, riferimento al Dm 31 dicembre 1983, secondo cui l’erogazione delle luci votive rappresenta un servizio pubblico locale a domanda individuale contenuta. Per la prassi, invece, l’Agenzia richiama la circolare 8/1993, che assoggetta a Iva i servizi di manutenzione delle tombe, l’illuminazione elettrica con lampade votive e in genere tutti gli altri servizi disciplinati da disposizioni di natura privatistica.
r.fo.
pubblicato Martedì 4 Dicembre 2018

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