Normativa e prassi
Nuova “luce”, vecchi debiti.
Il recupero non paga l’Iva
Senza tributo l’importo, destinato a indennizzare il venditore uscente per le bollette non incassate, addebitato al cliente dal fornitore subentrante di energia elettrica
Piramidi illuminate
 Il recupero delle bollette non pagate al vecchio fornitore di energia elettrica è fuori campo Iva. L’importo addebitato dal nuovo venditore al cliente moroso - sulla base dello schema “disegnato” dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas (Aeeg) - non è, infatti, un corrispettivo, ma una movimentazione di carattere finanziario che, come tale, non rientra fra le cessioni di beni (articolo 2, comma 3, lettera a, del Dpr 633/1972).
Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 106/E del 9 novembre.
 
Uno switch che non chiude i conti
Cosa accade quando un cliente moroso nei confronti del suo fornitore di energia elettrica decide di passare a un altro venditore (switching)? Semplicemente che il primo perde lo strumento di “persuasione” più efficace per tutelare il proprio credito: il distacco dell’utenza. Una circostanza questa foriera di possibili effetti distorsivi nel mercato dell’energia elettrica. E’ per questo che l’Aeeg ha elaborato un sistema “indennitario”, che assicura al venditore uscente la riscossione di almeno una parte del credito verso il proprio vecchio cliente. Il meccanismo - in estrema sintesi e saltando i vari passaggi - è congegnato in modo per cui la provvista necessaria al “ristoro” del vecchio fornitore sia fornita - come’è ovvio - dallo stesso cliente moroso, che si vede addebitare in bolletta, dal nuovo fornitore, una somma a titolo di “costo aggiuntivo per il trasporto dell’energia elettrica”.
 
Trasporto energia sulla carta
E’ proprio di tale somma che l’Agenzia delle Entrate è stata chiamata a svelare il “destino” tributario (quantomeno per quanto riguarda l’Iva). Somma che, ha precisato l’Amministrazione finanziaria, di “costo aggiuntivo” ha solo il nome (nella risoluzione, la definizione di costo è qualificata come fictio iuris), utile a giustificare il prelievo dal cliente moroso. Di ammontare, inoltre, che, per come è congegnato il sistema, non supera mai l’effettivo credito inevaso e che il venditore uscente ha già fatturato e assoggettato a Iva.
 
Tutte caratteristiche, in conclusione, che hanno portato l’Agenzia delle Entrate ad affermare che l’addebito in bolletta al cliente del C-mor, da parte del nuovo fornitore, costituisce soltanto una modalità mediante la quale il venditore uscente recupera il proprio credito. Quindi, niente Iva, alla stregua di una movimentazione di carattere finanziario.
 
Anche perché, agendo diversamente, l’importo sconterebbe - in contrasto con il principio di neutralità dell’imposta - il tributo due volte: una prima, nel momento in cui all’utente moroso viene fatturata dal venditore uscente la tariffa per il consumo di energia elettrica erogata prima dello switching; una seconda, dal venditore entrante come parte integrante del corrispettivo per la fornitura di energia elettrica effettuata dopo lo switching.
r.fo.
pubblicato Mercoledì 9 Novembre 2011

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