Normativa e prassi
Pignoramento presso terzi:
rimborso ritenute al pignorato
L’accordo transattivo successivamente stipulato tra le parti implica che le somme inizialmente erogate non possono avere assunto natura reddituale rilevante per il creditore
Pignoramento presso terzi:|rimborso ritenute al pignorato
Nel caso in cui le trattenute operate su somme liquidate nell’ambito di una procedura di pignoramento presso terzi perdano successivamente (a seguito di un accordo transattivo) la loro funzione di ritenuta d’acconto, legittimato a presentare la relativa istanza di rimborso è il soggetto pignorato. È questa, in sintesi, la precisazione fornita dall’Agenzia delle entrate a seguito dell’interpello di un contribuente (risposta n. 9 del 19 settembre 2018).
 
Il quesito
L’istanza di interpello è stata presentata da un contribuente che, nell’ambito di una procedura di pignoramento presso terzi, ha agito nella veste di creditore pignoratizio.
Nel caso concreto, a seguito del pignoramento, il creditore ha ricevuto una certa somma di denaro, sulla quale i debitori pignorati hanno operato, secondo legge, le ritenute previste nella misura del 20%. Successivamente, tra le parti è intervenuto un accordo transattivo in forza del quale il creditore ha ricevuto una somma di denaro di importo inferiore rispetto alla prima.
Pertanto, il creditore, dopo la transazione, ha restituito, a titolo di differenza, una parte della somma inizialmente ricevuta.
La questione sollevata dal contribuente, quindi, attiene al rimborso delle ritenute operate e, in particolare, alla individuazione del soggetto legittimato a ottenerlo, ponendosi il dubbio se tale soggetto sia il soggetto pignorato o il creditore pignoratizio.
 
Normativa e prassi di riferimento
Per espressa previsione normativa, nell’ipotesi di somme liquidate a seguito di procedure di pignoramento presso terzi, la ritenuta, ove prevista, deve essere effettuata dal soggetto erogatore che rivesta la qualità di sostituto di imposta, con un’aliquota pari al 20% (articolo 21, comma 15, legge 449/2007).
 
Le modalità di attuazione di questa disposizione sono state approvate con il provvedimento 3 marzo 2010 del direttore dell’Agenzia delle entrate, il cui articolo 1, comma 1, prevede che il terzo erogatore-sostituto d’imposta non effettua la ritenuta solo se è a conoscenza che il credito è riferibile a somme o valori diversi da quelli assoggettabili a ritenuta alla fonte.
Sul punto, l’Agenzia delle entrate (cfr circolare n. 8/E del 2 marzo 2011) ha precisato che l’obbligo di effettuare al ritenuta da parte del terzo erogatore sorge quando sono soddisfatte contemporaneamente le seguenti condizioni:
  • deve trattarsi di una somma per la quale deve essere operata una ritenuta alla fonte, ai sensi della normativa vigente
  • il creditore pignoratizio deve essere un soggetto Irpef
  • il terzo erogatore deve rivestire la qualifica di sostituto di imposta. 
Il chiarimento dell’Agenzia
Nel caso prospettato dal contribuente che ha presentato l’istanza di interpello, i debitori pignorati all’atto del pagamento delle somme al creditore hanno correttamente operato le ritenute, ove dovute, nella misura del 20% delle somme erogate.
L’Agenzia ritiene che tali ritenute non possono essere recuperate dal creditore pignoratizio, in quanto esse, per effetto della transazione, hanno perduto la loro funzione di ritenuta d’acconto a suo carico.
Di fatto, tali somme sono rimaste a carico del soggetto pignorato, in considerazione della circostanza che le ritenute sono state operate su importi corrisposti dai terzi pignorati, che poi, nel corso del medesimo anno di percezione sono stati parzialmente restituiti (a seguito dell’accordo transattivo) allo stesso soggetto pignorato e, conseguentemente, in tale misura non possono avere assunto natura reddituale rilevante per il creditore pignoratizio.

Quindi, nel caso in esame, legittimato a presentare la richiesta di rimborso è il soggetto pignorato.
r.fo.
pubblicato Giovedì 20 Settembre 2018

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