Normativa e prassi
Scissione parziale asimmetrica:
quando non è abuso del diritto
L’operazione esaminata riguarda una società semplice attiva nel settore immobiliare ed è finalizzata alla creazione di due compagini di proprietà di due diversi nuclei familiari
Scissione parziale asimmetrica:|quando non è abuso del diritto
Una scissione parziale non proporzionale di una società semplice a favore di un’altra società semplice che determina il trasferimento di beni dalla scissa alla beneficiaria non configura un’ipotesi di abuso del diritto, se l’operazione è finalizzata a superare i contrasti di vedute sulle strategie operative tra i soci appartenenti a due distinte compagini familiari. In tal caso, infatti, si tratta di una scelta organizzativa del tutto fisiologica che non implica alcun indebito vantaggio fiscale e non si pone in contrasto con i principi dell’ordinamento tributario.
È questa, in sintesi, la conclusione a cui è giunta l’Agenzia delle entrate nella risposta n. 91/2018, a seguito di un’istanza di interpello.
 
Il quesito
A rivolgersi all’Amministrazione è una società semplice attiva nel settore immobiliare, i cui soci intendono effettuare una scissione parziale asimmetrica finalizzata alla creazione di due distinte società semplici, di proprietà di due diversi nuclei familiari.
 
Per effetto della scissione, quindi, si avrà l’assegnazione di una parte del patrimonio immobiliare della scissa a favore di una nuova società semplice (beneficiaria), partecipata da due soci riconducibili a un unico gruppo familiare. Alla società scissa, partecipata dai soci appartenenti all’altro gruppo familiare, invece, rimarrà il patrimonio immobiliare non assegnato alla beneficiaria.
 
Dall’istanza di interpello emerge che la motivazione dell’operazione è costituita dalla diversità di posizioni dei due gruppi familiari circa le modalità di amministrazione del patrimonio; pertanto, con la scissione si vuole garantire una sua migliore gestione, facendo in modo che ognuno dei due gruppi divenga proprietario di una distinta società.
 
Sulla base di queste premesse di fatto, la società chiede all’Agenzia una valutazione sul carattere abusivo o meno della scissione che si intende realizzare.
 
La risposta
L’Agenzia, sulla base delle dichiarazioni e delle affermazioni dell’interpellante, nonché dell’analisi del contenuto dell’istanza e della relativa documentazione integrativa, ritiene che la scissione non proporzionale che si intende attuare non determini, sia sul versante delle imposte dirette sia su quello delle indirette, il conseguimento di alcun vantaggio fiscale indebito e nessun contrasto con la ratio di disposizioni normative o con i principi dell’ordinamento tributario.
 
L’operazione, sottolinea l’Amministrazione, persegue l’obiettivo di superare i contrasti di vedute sulle strategie operative tra i soci appartenenti alle due compagini familiari; essa, pertanto, appare un’operazione organizzativa del tutto fisiologica, in grado di consentire ai due distinti gruppi di proseguire l’attività di gestione degli immobili secondo i rispettivi punti di vista.
 
Infine, con specifico riferimento alle imposte indirette, viene precisato che la scissione deve essere assoggettata:
  • a imposta di registro nella misura fissa di 200 euro
  • alle imposte ipotecarie e catastale nella misura fissa di 200 euro.
r.fo.
pubblicato Martedì 4 Dicembre 2018

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