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Analisi e commenti

Attività sportiva dilettantistica:
la fiscalità delle associazioni - 8

La raccolta fondi è uno strumento di finanziamento tipico degli enti non profit, degli enti, cioè, che operano senza finalità lucrative, categoria alla quale appartengono le Asd

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Le associazioni sportive dilettantistiche, per il concreto svolgimento della propria attività e per il perseguimento degli scopi statutari, necessitano non solo di risorse umane, ma anche di risorse finanziarie. Il reperimento di tali risorse, oltre che per effetto del versamento delle quote e dei contributi degli associati, può avvenire attraverso ulteriori strumenti e fonti:
- contributi erogati da enti pubblici
- raccolte fondi
- erogazioni liberali
- pubblicità
- sponsorizzazioni
- cinque per mille.
Si tratta di canali di finanziamento tra loro eterogenei, che, però, possono essere ricondotti nell’ambito della più generale attività di fund raising, intesa come l’insieme di azioni strategiche (e tendenzialmente permanenti) che un’associazione pone in essere allo scopo di creare una rete di rapporti di interesse con coloro (persone fisiche o giuridiche) che potenzialmente sono disponibili a finanziarne l’attività.

Al fund raising latamente inteso si possono aggiungere, tra gli strumenti di finanziamento, anche le entrate derivanti dall’attività commerciale eventualmente svolta dall’associazione sportiva in via meramente accessoria e complementare rispetto all’attività istituzionale.
Richiamando quanto già detto in precedenza, si ribadisce che, al ricorrere delle condizioni legislativamente previste, non concorrono a formare il reddito imponibile dell’associazione le somme versate dagli associati a titolo di quote o contributi associativi e i contributi corrisposti da enti pubblici. Ciò posto, e rinviando ai precedenti articoli per l’analisi del trattamento fiscale dei proventi commerciali delle Asd, la nostra attenzione si concentrerà sul regime fiscale relativo a raccolte fondi, erogazioni liberali, pubblicità e sponsorizzazioni. Inoltre, si illustrerà la disciplina del beneficio del cinque per mille nonché quella della detrazione d’imposta del 19% relativa alle spese sostenute per l’iscrizione annuale e l’abbonamento ad associazioni sportive.

Le raccolte fondi
La raccolta fondi è uno strumento di finanziamento tipico degli enti non profit, degli enti, cioè, che operano senza finalità lucrative, categoria alla quale le associazioni sportive dilettantistiche ontologicamente appartengono. Tale modalità di finanziamento è stata oggetto di particolare attenzione da parte del legislatore, che, al ricorrere di determinati requisiti, riconosce specifiche agevolazioni fiscali, la cui giustificazione può essere rinvenuta nella rilevanza sociale degli atti di liberalità intesi in senso ampio.

In particolare, il primo riferimento normativo da prendere in considerazione è rappresentato dall’articolo 143, comma 3, lettera a), Tuir, in base al quale non concorrono “in ogni caso” alla formazione del reddito degli enti non commerciali i fondi pervenuti a seguito di raccolte pubbliche effettuate occasionalmente, anche mediante offerte di beni di modico valore o di servizi ai sovventori, in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze e campagne di sensibilizzazione.

Tali fondi, pertanto, sono esenti da Ires, Irap e Iva. La scelta del legislatore di sottrare a imposizione tributaria i proventi realizzati mediante raccolte fondi risponde alla precisa volontà di agevolare e incentivare uno degli strumenti di finanziamento più utilizzati dagli enti non commerciali.
A fronte di queste rilevanti agevolazioni fiscali, il comma 2 dell’articolo 20, Dpr 600/1973, prevede un obbligo generalizzato di redazione di un apposito e specifico rendiconto. Detto obbligo si aggiunge, pertanto, agli ulteriori adempimenti contabili cui l’ente è tenuto in base alla normativa civilistica o fiscale.

Le disposizioni appena ricordate sono applicabili anche alle associazioni sportive dilettantistiche, che, come abbiamo già avuto modo di sottolineare, sono enti non commerciali. Tuttavia, con specifico riferimento alle predette associazioni viene in rilievo un’ulteriore disposizione, e cioè quella di cui all’articolo 25, comma 2, lettera b), legge 133/1999, in virtù della quale, per le associazioni, comprese quelle non riconosciute dal Coni o dalle Federazioni sportive nazionali, purché riconosciute da enti di promozione sportiva, che abbiano esercitato l’opzione per il regime previsto dalle legge 398/1991, non concorrono a formare il reddito imponibile, per un numero di eventi complessivamente non superiore a due per anno e per un importo non superiore al limite annuo di 51.645,69 euro, i proventi realizzati per il tramite di raccolte pubbliche di fondi effettuate in conformità all’articolo 143, comma 3, lettera a), Tuir.
Pertanto, la disciplina delle raccolte fondi applicabile alle associazioni sportive dilettantistiche è data dal combinato disposto delle tre disposizioni sopra illustrate:
  • articolo 143, comma 3, lettera a), Tuir
  • articolo 20, comma 2, Dpr 600/1973
  • articolo 25, comma 2, lettera b), legge 133/1999.
Inoltre, ai fini della corretta applicazione della disciplina in parola alle Asd, occorre distinguere le associazioni che non hanno aderito al regime disciplinato dalla legge 398/1991 da quelle che invece hanno esercitato la relativa opzione. Alle prime, infatti, si applicano, al pari di qualsiasi altro ente non commerciale, solo gli articoli 143, comma 3, lettera a), Tuir e 20, comma 2, Dpr 600/1973, mentre nei confronti delle seconde trova applicazione anche l’articolo 25, comma 2, lettera b), legge 133/1999.
Ciò chiarito, passiamo ora a illustrare nel dettaglio la disciplina delle raccolte fondi applicabile alle associazioni sportive dilettantistiche in regime forfettario ex legge 398/1991.

I proventi realizzati mediante tali raccolte non concorrono a formare il reddito imponibile ai fini Ires, e sono altresì esclusi da Irap e Iva, al ricorrere delle seguenti condizioni:
  • pubblicità. Le raccolte fondi devono essere pubbliche, ossia proposte al pubblico e quindi dirette alla generalità dei soggetti
  • occasionalità. Deve trattarsi di raccolte effettuate occasionalmente. A tal proposito, mentre per gli enti non commerciali - in genere - il legislatore non ha precisato l’esatto significato da attribuire al concetto di occasionalità, rispetto alle associazioni sportive dilettantistiche in regime di legge 398/1991 il requisito della occasionalità è espressamente fissato in un numero di eventi complessivamente non superiore a due per anno
  • limite di importo. L’ammontare dei proventi derivanti dalle raccolte fondi non deve essere superiore al limite annuo di 51.645,69 euro
  • modico valore. Le raccolte fondi possono essere effettuate anche mediante offerte di beni di modico valore o di servizi ai sovventori. In altri termini, le stesse possono realizzarsi anche attraverso la vendita di beni e servizi resi a fronte di offerte non commisurate al valore del bene venduto o del servizio prestato. Per quanto riguarda il trattamento tributario ai fini Iva, le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate dalle associazioni sportive nell’ambito delle attività che presentano il carattere di occasionalità e saltuarietà sono, in base ai principi generali, escluse dal campo di applicazione dell’Iva (cfr circolare ministeriale 43/2000, paragrafo 1.3).
Infine, le raccolte fondi devono essere effettuate in concomitanza di:
  • celebrazioni
  • ricorrenze
  • campagne di sensibilizzazione.
Ne consegue che costituiscono reddito imponibile delle associazioni sportive dilettantistiche:
  • la parte dei proventi eccedenti l’importo di 51.645,69 euro
  • i proventi derivanti da attività o da raccolte di fondi che non abbiano il carattere di occasionalità e saltuarietà
  • i proventi conseguiti oltre l’ambito delle due manifestazioni per periodo di imposta.
L’obbligo di rendicontazione
A tutela della fede pubblica, in capo a tutti gli enti non commerciali (quindi anche alle Asd) che effettuano raccolte pubbliche di fondi, l’articolo 20, comma 2, Dpr 600/1973, pone un preciso obbligo contabile, stabilendo che gli stessi sono tenuti a redigere, entro quattro mesi dalla chiusura del periodo d’imposta, un apposito e separato rendiconto (distinto, cioè, dal rendiconto annuale) relativo, appunto, a ciascuna raccolta fondi effettuata (per le associazioni sportive dilettantistiche si veda anche l’articolo 5, comma 5, Dm 26 novembre 1999, n. 473, Regolamento recante norme di attuazione dell'articolo 25 della legge 13 maggio 1999, n. 133).
Nel rendiconto devono essere riportate, in modo chiaro e trasparente, le entrate e le spese afferenti a ciascuna delle manifestazioni (celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione) nell’ambito delle quali le raccolte sono state effettuate.

La previsione di precise condizioni e di appositi adempimenti contabili evidenzia la volontà del legislatore di garantire che le raccolte siano realizzate in maniera trasparente, nel precipuo interesse di coloro che intendono partecipare alle iniziative di cui l’associazione si faccia promotrice. Da qui la necessità che l’associazione rappresenti correttamente e chiaramente i fatti di gestione relativi alle singole raccolte. In altri termini, l’apposito e separato rendiconto deve fornire la dimostrazione di come i fondi raccolti siano stati reperiti e impiegati.
Le raccolte fondi, in genere, sono effettuate allo scopo di finanziare specifici progetti, funzionali e strumentali al perseguimento dei fini istituzionali. È opportuno, peraltro, che il vincolo di destinazione sia formalizzato mediante apposita delibera del consiglio direttivo o dell’assemblea.
I proventi derivanti dalle raccolte di fondi devono, infine, essere obbligatoriamente annotati nel rendiconto annuale.

Il comma 2, articolo 20, Dpr 600/1973, prevede anche che l’apposito e separato rendiconto sia accompagnato da una relazione illustrativa in cui devono essere specificati:
  • l’importo dei fondi raccolti risultante dalla documentazione attestante i singoli versamenti, rapportandoli all’ammontare della raccolta stessa
  • le somme effettivamente destinate alle attività e ai progetti, dettagliatamente descritti, per i quali la raccolta fondi è stata attivata.
È opportuno, inoltre, che la relazione illustrativa fornisca informazioni relativamente alla coerenza tra l’utilizzo dei fondi raccolti e le dichiarazioni contenute nei messaggi di raccolta fondi.
Infine, la medesima disposizione stabilisce che il rendiconto deve essere tenuto e conservato ai sensi dell’articolo 22, Dpr 600/1973; deve, quindi, essere tenuto a norma dell’articolo 2219 cc (cui l’articolo 22 rinvia) e numerato progressivamente in ogni pagina, in esenzione dall’imposta di bollo.
L’articolo 2219 cc stabilisce che “tutte le scritture devono essere tenute secondo le norme di un'ordinata contabilità senza spazi in bianco, senza interlinee e senza trasporti in margine. Non vi si possono fare abrasioni e, se è necessaria qualche cancellazione, questa deve eseguirsi in modo che le parole cancellate siano leggibili”.
Il rendiconto e la relazione illustrativa devono essere conservati fino a quando non siano decaduti i termini legislativamente prescritti per l’accertamento in ordine al periodo d’imposta cui il rendiconto stesso si riferisce.

Effetti della mancata tenuta del rendiconto
Con la circolare 9/2013, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che “considerata la particolare rilevanza riconosciuta agli enti sportivi dilettantistici, (…) la mancata redazione del rendiconto in argomento non determina, di per sé, l’inapplicabilità della disposizione di esclusione dall’Ires per i proventi realizzati a seguito di raccolte pubbliche ai sensi dell’articolo 25, comma 2, lettera b), legge 133/1999 (…) sempre che, in sede di controllo, sia comunque possibile fornire una documentazione idonea ad attestare la realizzazione dei proventi esclusi dal reddito imponibile”.
In altri termini, “tale adempimento si considera soddisfatto qualora i dati da inserire nell’anzidetto rendiconto (le entrate e le spese relative a ciascuna celebrazione, ricorrenza o campagna di sensibilizzazione) siano comunque desumibili attraverso le risultanze della contabilità generale dell’ente sportivo dilettantistico, fermi restando gli obblighi di redazione e conservazione, per ciascun manifestazione, della relazione illustrativa, ai sensi degli articoli 20 e 22 del DPR n. 600 del 1973”.
Pertanto, la mancata redazione del rendiconto non produce effetti negativi nei confronti dell’associazione se i dati da inserire nello stesso sono comunque desumibili dalla contabilità generale. Resta ferma l’applicabilità della sanzione amministrativa prevista in materia di violazione degli obblighi relativi alla contabilità dall’articolo 9, comma 1, Dlgs 471/1197.
Infine, la citata circolare chiarisce che “diversamente, i proventi per i quali non si è provveduto alla redazione del rendiconto (…) e in relazione ai quali l’associazione sportiva non sia in grado di produrre alcun documento attestante l’operazione devono essere assoggettati a tassazione (…). In tal caso, i proventi di cui trattasi, (…), concorrono alla determinazione dell’importo pari a 250.000 euro, il cui superamento implica la decadenza dai benefici fiscali previsti dalla legge 398/1991 e l’applicazione del regime tributario ordinario sia con riferimento alla determinazione delle imposte sia agli adempimenti contabili”.

8 – continua.
La prima puntata è stata pubblicata mercoledì 28 ottobre
La seconda puntata è stata pubblicata lunedì 2 novembre
La terza puntata è stata pubblicata mercoledì 4 novembre
La quarta puntata è stata pubblicata venerdì 13 novembre
La quinta puntata è stata pubblicata lunedì 16 novembre
La sesta puntata è stata pubblicata lunedì 23 novembre
La settima puntata è stata pubblicata giovedì 26 novembre
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