Articolo pubblicato su FiscoOggi (https://fiscooggi.it/)

Analisi e commenti

Cessione di beni immobili trattamento delle plusvalenze (3)

Vendita di terreni non edificabili. Indennità di esproprio e di occupazione di aree

plusvalenze
Le plusvalenze derivanti dalla cessione di terreni non edificabili
Secondo quanto previsto dal nuovo articolo 67, comma 1, lettera b) del TUIR, le plusvalenze derivanti dalla cessione di terreni non edificabili sono imponibili se:
- il terreno è stato acquistato da non più di cinque anni alla data di cessione
- la cessione è a titolo oneroso.


Ai fini del calcolo della plusvalenza, si considera il prezzo sostenuto per l'acquisto del terreno e tutte le spese inerenti, quali la parcella notarile, l'imposta di registro e le imposte ipotecarie e catastali.
Per quanto riguarda, invece, i terreni posseduti al 1° gennaio 2002 o al 1° gennaio 2003 ovvero al 1° luglio 2003, rivalutati in base ad apposita perizia giurata di stima, previo pagamento dell'imposta sostitutiva, si considera il valore di perizia.

La plusvalenza realizzata è tassata secondo le regole ordinarie, e, pertanto, concorre in sede di dichiarazione con gli altri eventuali redditi del soggetto alla determinazione dell'imponibile. In ogni caso, mancando l'intento speculativo, non generano plusvalenze e quindi non sono imponibili le cessioni di terreni non edificabili acquisiti per effetto di successione o donazione.

Le indennità di esproprio e di occupazione di aree
A decorrere dal 1° gennaio 1992, con le modifiche apportate dalla legge n. 413 del 30/12/1991, le plusvalenze derivanti da indennità di esproprio rilevano al momento della percezione delle somme di denaro ottenute a fronte di:
- indennità di esproprio
- cessioni volontarie nell'ambito dei procedimenti di espropriazione
- acquisizioni coattive conseguenti a occupazioni di urgenza divenute illegittime.
In ogni caso, al fine di stabilire la tassabilità o meno dell'indennità di esproprio, rileva la collocazione del terreno, all'interno delle zone omogenee di tipo A, B, C e D, così come indicate dal decreto ministeriale 2 aprile 1968, all'inizio della procedura esecutiva.
Non sono, invece, in ogni caso, assoggettate a tassazione le indennità percepite per espropriazioni o occupazioni di fabbricati e relative pertinenze, né le indennità di servitù.

In particolare, gli enti erogatori, all'atto del pagamento delle indennità in oggetto devono operare una ritenuta a titolo di imposta del 20 per cento sull'intera somma liquidata. I contribuenti, in sede di dichiarazione dei redditi, possono però optare per la tassazione nei modi ordinari, e in tal caso, la ritenuta si considera effettuata a titolo di acconto. Solo nell'ipotesi di opzione per la tassazione ordinaria, il contribuente dovrà procedere al calcolo della plusvalenza secondo i criteri già precedentemente analizzati per le plusvalenze derivanti da cessione di terreni oggetto di lottizzazione.
Si precisa inoltre che le somme percepite a titolo di interessi, così come quelle percepite a titolo di risarcimento danni a seguito di occupazione acquisitiva, vengono tassate interamente, in quanto non vi corrisponde alcun valore di acquisto.

Infine, in caso di esproprio o di cessione volontaria di terreni solo parzialmente ricadenti nelle zone individuate dalla legge, la tassazione va operata solo sulla parte della somma relativa all'area ricompresa all'interno delle predette zone omogenee.
URL: https://www.fiscooggi.it/rubrica/analisi-e-commenti/articolo/cessione-beni-immobili-trattamento-delle-plusvalenze-3