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Analisi e commenti

Le "comproprietà" fra calciatori. Dal campo al tavolo del ragioniere (1)

Le indicazioni della Figc per la loro contabilizzazione e le problematiche affrontate dalle società Ias compliant

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"Sono riuscito ad avere i tre quarti di Gentile e i sette ottavi di Collovati, più la metà di Mike Bongiorno. In conclusione, noi abbiamo ottenuto la comproprietà di Maradona in cambio di Falchetti e Mengoni". La frase, celebre, è del commendator Borlotti rivolto a Oronzo Canà, mister della Longobarda ne "L'allenatore nel pallone".
In effetti, le comproprietà nel calciomercato reale, pur non arrivando a questi livelli (non fosse altro perché le norme federali si metterebbero di traverso), hanno un forte appeal fra i direttori generali delle squadre. Motivazioni tecniche ed economiche, insieme, finiscono per "agevolare" tali operazioni, attraverso le quali è possibile fare cassa senza perdere il controllo del calciatore.

Ma quale impatto hanno le "compartecipazioni ex articolo 102 bis delle Noif (Norme organizzative interne federali, emanate dalla Federazione italiana giuoco calcio)" sui bilanci delle società coinvolte? Perché dietro alla cessione di "metà cartellino", da parte della squadra A alla squadra B, si apre un mondo di filosofia contabile. Mondo ancora non del tutto esplorato per quanto riguarda le società calcistiche Ias compliant (al momento solo 3), delle quali non si occupano le raccomandazioni contabili della Figc. Partiamo, comunque, proprio da queste ultime, indirizzate, a conti fatti, alla quasi totalità delle squadre professionistiche italiane, che continuano a guardare al codice civile per la redazione del loro bilancio. Non prima, però, di aver ricordato che il costo sostenuto per l'acquisizione di un calciatore va iscritto nell'attivo dello stato patrimoniale fra le immobilizzazioni immateriali (B) I 8), utilizzando la denominazione "Diritti pluriennali alle prestazioni dei calciatori". Una voce, dunque, che genera ammortamenti e da cui emergono plusvalenze e minusvalenze al momento della cessione dell'atleta.

Le "comproprietà"
Quante volte sarà capitato agli appassionati di calcio di leggere notizie del tipo: "la squadra X ha ceduto in comproprietà il calciatore Y alla squadra Z". In realtà, la forma dell'operazione, normativa federale alla mano (l'articolo 102-bis delle Noif) va esattamente in senso contrario: la squadra X, dopo aver ceduto per intero il calciatore Y alla squadra Z, stipula con la stessa un accordo di partecipazione con il quale acquisisce il diritto, per l'appunto, di partecipare al 50% agli effetti patrimoniali conseguenti alla titolarità del contratto (tradotto, di partecipare all'utile o alla perdita derivante da una futura cessione dell'atleta).

La raccomandazione contabile Figc n. 3 precisa che "Il diritto di partecipazione deve essere espresso nel contratto ed è limitato agli effetti patrimoniali: la società, che abbia stipulato un accordo di partecipazione contestualmente alla cessione del diritto alle prestazioni sportive di un calciatore, ha perso ogni diritto nei confronti del calciatore stesso, sia riguardo alle prestazioni sia riguardo alla titolarità del tesseramento". Il "succo" è che le giornalistiche "cessioni in comproprietà", nonostante assomiglino tanto a una vendita del 50% del calciatore (tanto da generare non pochi problemi nella redazione dei bilanci Ias, improntati alla prevalenza della sostanza sulla forma), producono plusvalenze intere e crediti/debiti da cui emergeranno oneri o proventi finanziari.

Esempio: la società A cede per un importo di 2.000 il calciatore X (valore contabile 1.000) alla società B, stipulando contemporaneamente un accordo di partecipazione per un importo di 1.000 (il diritto è normativamente "paritario", di valore, cioè, equivalente al 50% del prezzo di vendita).
Omettendo l'Iva, la società A registrerà la plusvalenza di 1.000 (2.000-1.000) per intero mentre i 1.000 della "comproprietà" rappresentano un credito iscritto nello Stato Patrimoniale fra le attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni (voce C) III. 7), "Compartecipazioni ex art. 102 bis N.O.I.F."). La società B rileverà, di contro, il costo del cartellino fra le immobilizzazioni immateriali per un valore di 2.000 e un debito di 1.000 per la comproprietà (voce D) 14) "Debiti per compartecipazioni ex art. 102 bis N.O.I.F.")1.

Quando, poi, la comproprietà sarà risolta (per effetto dell'acquisto da parte di una delle due squadre "dell'altra metà" - proseguendo con le semplificazioni), si genereranno proventi o oneri finanziari (accolti nelle voci C16 o C17 del conto economico). Proseguendo nell'esempio, se a fine anno la società B risolvesse la partecipazione a suo favore, pagando un importo di 1.100, stornerà il debito di 1.000, rilevando un onere da compartecipazione di 100. Dal canto suo, la società A chiuderà il credito e registrerà un provento da compartecipazione di 100.
E' inutile sottolineare come perdite e guadagni sarebbero stati invertiti se il corrispettivo pagato da B ad A fosse stato inferiore al debito (inferiore a 1.000).

1 - continua

[1] La contropartita, sia per i crediti/debiti da partecipazione sia per le cessioni/acquisti è – per le transazioni nazionali – il conto numerario “Lega c/trasferimenti”, che compensa crediti e debiti derivanti dalle operazioni di trasferimento dei diritti alle prestazioni sportive dei calciatori.
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