Articolo pubblicato su FiscoOggi (https://fiscooggi.it/)

Analisi e commenti

Correttezza e trasparenza.
Direttrici verso la compliance

Il modello formativo dell’Agenzia delle Entrate, calibrato sul paradigma per cui è l’equità di trattamento a influenzare positivamente la morale fiscale dei contribuenti

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Lo studio del comportamento sociale può fornire un contributo determinante all’analisi delle problematiche fiscali e allo studio dei sistemi tributari. Il tema della “psicologia fiscale” negli ultimi anni sta passando con successo dalle ricerche accademiche ai dibattiti sulle riforme fiscali e ai documenti di indirizzo delle Amministrazioni finanziarie.
 
Valori, comportamenti, abitudini e aspettative dei contribuenti diventano variabili importanti da considerare nelle scelte di politica fiscale, nella definizione delle procedure di assolvimento degli obblighi tributari e nel modello di relazione tra Amministrazione e cittadino. Ispirano nuove idee e approcci su come spingere, in modo più o meno “gentile”, i contribuenti a pagare la tasse.
 
Negli Stati moderni l’adempimento spontaneo e l’autotassazione rappresentano le modalità ordinarie con cui i cittadini partecipano allo Stato e al funzionamento delle istituzioni. Quando il fisco acquisisce storicamente una dimensione “contrattuale”, il comportamento del contribuente e la sua motivazione ad adempiere spontaneamente agli obblighi fiscali (tax compliance) assumono un ruolo determinante nel sistema di tassazione.
 
Il passaggio più significativo del tema della behavior taxation è rappresentato dal documento dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) – Forum on Tax Administration, del novembre 2010 - “Comprendere e influenzare la compliance dei contribuenti”.
Lo studio dell’Organizzazione internazionale di studi economici, recependo molti spunti del mondo accademico, a cominciare da quelli di B. S. Frey e L. P. Feld sulla deterrenza e tax morale, individua cinque variabili chiave, che influenzano la propensione all’assolvimento spontaneo degli obblighi fiscali da parte dei contribuenti:
  1. la deterrenza; la politica della “tolleranza zero” nei confronti dell'evasione fiscale è solo una delle possibili forze che alimentano la motivazione delle gente a pagare le tasse
  2. le convinzioni o comportamenti sociali; la percezione che le persone, soprattutto quelle appartenenti allo stesso gruppo sociale, siano inclini (o meno) a pagare le tasse incide in modo pesante sugli atteggiamenti del singolo
  3. l’opportunità; riguarda l’agire per rendere più difficile evadere o più semplice pagare le tasse. Nonostante le Amministrazioni fiscali seguano quasi sempre la prima soluzione, si sta affermando l’idea che sia proficuo utilizzare un corretto mix delle due strategie
  4. la percezione di equità del fisco, intendendo con questo termine una pluralità di elementi che vanno dall'equità nella gestione del denaro pubblico, alle attività di controllo, fino alle modalità di sanzione previste per gli evasori
  5. i fattori economici, quali ad esempio la mancanza di lavoro, il lavoro nero o le difficoltà economiche generali. E’ controverso in letteratura l’influenza che tali fattori determinano sull’evasione fiscale.
 
L’Ocse sottolinea che, per intraprendere politiche finalizzate al pagamento spontaneo delle imposte, è fondamentale approfondire la natura del rapporto tra Stato, Amministrazione fiscale e cittadino, ponendo la giusta attenzione ai driver che spingono individui e gruppi verso un certo comportamento civico e fiscale.
 
In questo scenario spicca il ruolo che assume la reciproca fiducia tra Stato e cittadini, il rispetto e la credibilità di cui godono le istituzioni democratiche rappresentative e, più in generale, la distanza tra Istituzioni e società civile.
 
Lo studio pone inoltre ben in evidenza che i comportamenti dei contribuenti dipendono dall’impatto con l’ordinamento tributario, a cominciare dalla complessità delle norme, e dalla qualità delle Amministrazioni fiscali che sono chiamate ad applicare le norme e a gestire i meccanismi di adempimento spontaneo. La compliance diventa il risultato di un complesso intreccio tra le norme dell’ordinamento tributario e la qualità delle Amministrazioni chiamate ad applicarle. 
 
L’Amministrazione fiscale deve basare la propria azione sui valori dell’equità, della coerenza e del rispetto nei confronti del contribuente, promuovendo la concezione della compliance come continuum e non una divisione semplicistica di cittadini “evasori” e cittadini “onesti” e avendo sempre presente che il contribuente formula il suo giudizio sull’equità del sistema fiscale nella relazione diretta con l’Amministrazione fiscale e solo in un secondo momento con il sistema normativo e il legislatore.
 
La deterrenza deve essere utilizzata solo come una delle possibili leve per evitare che i contribuenti con poca o inesistente tax morale si sottraggano all’obbligo fiscale. La deterrenza ha due differenti aspetti da considerare: da un lato, per mantenere in vita un contratto psicologico tra l’Autorità fiscale e i cittadini, i contribuenti onesti devono essere fiduciosi del fatto che non verranno sfruttati dai contribuenti disonesti; dall’altro, ogni contribuente dovrebbe godere del beneficio del dubbio, nel senso che ciascuno può commettere un errore e violazioni di minore valore potranno essere penalizzate di meno, senza minare alla base il contratto di fiducia.
 
Lo studio della psicologia fiscale e della ricerca sperimentale nella scienza politica, per capire più profondamente la logica sottostante al comportamento e alle scelte del contribuente, stanno spingendo il confronto verso innovativi approcci di politica pubblica e fornendo indicazioni chiare e consolidate su come la giustizia sia percepita elevata quando le regole di prelievo siano percepite come eque.
 
Queste riflessioni hanno portato l’Agenzia delle Entrate a realizzare al proprio interno, negli ultimi anni, una intensa attività di formazione e comunicazione interna per rinforzare la cultura della compliance e sensibilizzare dirigenti e funzionari sulla rilevanza dei comportamenti nella relazione con i contribuenti, in linea con gli inviti del direttore Attilio Befera a operare con correttezza, equilibrio, trasparenza e ragionevolezza.
 
Il primo passo è stato un seminario, condotto dal direttore del Personale, Girolamo Pastorello, per dirigenti e figure di coordinamento della direzione regionale della Lombardia, con l’obiettivo di stimolare la riflessione e il confronto sul corretto esercizio del potere autoritativo nel rapporto con l’utenza lungo tutta la filiera organizzativa.
Successivamente, all’interno del percorso di formazione manageriale rivolto ai direttori provinciali, è stato riservato uno spazio all’intervento del direttore della “LUISS Guido Carli”, Pier Luigi Celli, sui temi della leadership e del rapporto tra i cittadini e PA.
 
Il tema della psicologia fiscale e della rilevanza dei comportamenti degli operatori del fisco, da quest’anno, viene affrontato nei corsi di formazione rivolti al personale che opera nelle attività di controllo e nei servizi di informazione e assistenza ai contribuenti, con appositi moduli didattici realizzati con i principali contributi scientifici.
 
Alla base delle iniziative formative, la convinzione che solo un trattamento equo favorisce la fiducia nelle autorità e ha una influenza positiva e sistematica sulla morale fiscale. Un’autorità che dà supporto ed è percepita come affidabile favorisce la correttezza fiscale.
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