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Analisi e commenti

Entrate e uscite al dio piacendo.
Così Roma vigilava sul gettito

Erario, fisco e decurioni, tre termini di origine latina e una organizzazione che non lascia nulla al caso. La nascita delle prime Agenzie: l'ordo decurionum

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Le fonti bibliografiche e le testimonianze contenute negli archivi storici spesso rivelano fatti, episodi, avvenimenti che conservano il sapore dell'attualità. Si scopre così che, oltre a erarium e fiscus, due termini di antica tradizione divinatoria e popolare latina, ve ne è un altro poco conosciuto ma altrettanto efficace che ha contribuito a fare di Roma un modello organizzativo ben strutturato: l’ordo decurionum.   Una organizzazione in linea con la gestione della res publica Tre esempi che si situano in periodi diversi rispetto alla nascita di Roma intesa come entità statuale fissata convenzionalmente al 27 a.C. Dalla gestione delle entrate al controllo del gettito fiscale nulla è stato lasciato al caso dagli artefici della caput mundi nella gestione della res publica. Una organizzazione che è anche testimonianza di un modello in grado di resistere a lungo dopo la sua fine iniziata nel 395 d.C. con la suddivisione dell’impero in orientale e occidentale.    Erario e fisco: una comune origine semantica Erario e fisco, sia pure legati da una comune origine semantica, hanno una differente accezione nell’ordinamento tributario romano. Erario, da aerarium-ii e da aes-aeris rame, denaro, era il termine usato per designare il nome dell’archivio e del tesoro del popolo romano. Il termine fisco, di derivazione anch’essa latina, in una prima fase fu utilizzato per designare l’Amministrazione imperiale.   L’erario e la protezione degli dei La storiografia ufficiale concorda nel ritenere che i documenti dell’Amministrazione dello Stato (leges, senatus consulta e plebiscita), dopo essere stati custoditi per lungo tempo nel tempio di Cerere all’Aventino, siano stati trasferiti per ragioni di culto, nell’Erarium Saturni o populi romani nell’area del Foro romano. Il tempio di Saturno, dedicato al dio dell’agricoltura e degli artefici di ogni ordine esterno (e quindi anche dell’organizzazione documentale n.d.r.) era il più importante di Roma (edificato nel 497 a.C.) il più venerato dopo quello di Giove capitolino e tutelato dagli influssi positivi delle antiche divinità. Un modo per propiziare il favore degli dei e garantire con la loro protezione la conservazione dello Stato e di tutti i documenti ufficiali compresi quelli economici e fiscali.   Roma prende spunto da Atene A Roma si riteneva che la conservazione dello Stato dipendesse in larga parte dal favore degli dei e custodire i documenti all’ombra del tempio di un dio era un modo per propiziarne il favore. Di analogo tenore quanto fatto da Atene che, prima ancora di Roma, aveva deciso di affidare alle cure del Metroon (il tempio della Grande Madre) non soltanto le deliberazioni emanate dal Consiglio e dall’Assemblea popolare ma anche i conti delle entrate e delle uscite della polis greca dopo il passaggio dagli uffici di revisione.     L’erario come Fort Knox e l’anagrafe tributaria Il tesoro di Roma dal 42 a.C,, e con esso anche i proventi delle imposte, aveva trovato ospitalità proprio nell’erario all’ombra degli dei. A indicarlo è lo storico e archeologo Christian Hulsen che in “Forma Urbis Romae” ricorda di averne rinvenuto le tracce. In particolare, secondo Hulsen, le costruzioni in travertino realizzate nell’avancorpo del tempio da Munazio Planco erano destinate a contenere le camere a volta utilizzate per proteggere i forzieri. Un giudizio condiviso da molte fonti storiche. Durante la guerra civile che sconvolse Roma nel 49 a.C. Giulio Cesare, una volta impadronitosi dell’erario, trovò all’interno del tempio la bellezza di 30 milioni di sesterzi in moneta metallica, 15mila barre d’oro e 30mila d’argento oltre ai proventi delle imposte, dei tributi, delle indennità di guerra, i registri censori con i nomi di tutti i cittadini romani residenti sul territorio e la classe di appartenenza, i protocolli dei giuramenti dei magistrati.   La genesi del termine fisco Il termine Fisco, dal latino fiscus (cestello) in epoca augustea fu utilizzato per identificare la cassa privata dell’imperatore e le casse delle province in cui confluiva il danaro pubblico ricavato dalle imposte. E questo prima di essere utilizzato per far fronte alle necessità dell’Amministrazione locale o essere rimesso all’aerarium. In un secondo momento, quando le due casse si fusero in una soltanto, il termine fiscus fu utilizzato per designare il patrimonio dell’imperatore, cioè il complesso dei beni di provenienza pubblica devoluti per finalità statali. Questi beni erano comunque sottoposti a un diritto privilegiato, detto privilegium fisci, ma erano nettamente distinti dal suo patrimonio privato.   La nascita delle prime Agenzie fiscali La prima forma di controllo di prossimità sul territorio per fini fiscali nasce proprio con la Roma imperiale. L’idea si deve all’imperatore Diocleziano e successivamente perfezionata da Costantino. L’obiettivo era vigilare affinché il gettito fiscale non subisse contrazioni o interruzioni nel territorio delle province. Per farlo pensò bene di affidare la riscossione delle tasse all’ordo decurionum, un consiglio con vari rappresentanti dislocati su tutto il territorio nazionale. All'ordo decurionum era affidata la gestione dell'attività dei municipi e delle colonie romane. In ogni città figuravano dai 100 ai 150 decurioni ai quali venne attributo uno status giuridico particolare, quali responsabili del gettito fiscale prefissato d'autorità nel territorio di competenza. In seguito con la suddivisione dell'Impero in diocesi avrebbero fatto la loro comparsa i rationales summarum, ufficiali finanziari con competenze in materia di contabilità fiscale, e i magistri rei privatae con incarichi di supervisor sul demanio imperiale. Costantino, subentrato a Diocleziano e imperatore dal 312 al 337 d.C., pensò bene di avvalersi di questa idea perfezionandola ulteriormente. A lui si deve l'introduzione nell'ambito dell'amministrazione finanziaria imperiale di due strutture di vertice: il comes rerum privatarum, responsabile del patrimonio della corona e il comes sacrarum largitionum, responsabile del patrimonio dell'erario.     Vignetta ideata e realizzata da Fabio Daddi
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