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Analisi e commenti

Extratime all’accertamento fiscale in caso di denucia penale. I perché

Alla base della concessione di legge le esigenze del contrasto all’evasione e di (auto)difesa dell’ordinamento

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L'articolo 43, del Dpr 600/1973, nella sua attuale versione, prevede, al comma 3, un'estensione del termine decadenziale, stabilendo, in caso di violazione che comporta l'obbligo di denuncia, ai sensi dell'articolo 331 del codice di procedura penale, per uno dei reati previsti dal decreto legislativo 74/2000, il raddoppio dei termini per effettuare l'attività accertativa.
Ai sensi dell'articolo 37 del Dl 223/2006, che ha appunto allungato i tempi di tali verifiche, la disposizione si applica comunque a decorrere dal periodo d'imposta per il quale, al 4 luglio 2006, erano ancora pendenti i termini per notificare l'accertamento.
I reati a cui si fa riferimento sono esclusivamente quelli di cui al Dlgs 74/2000.

In questi casi, l'Amministrazione finanziaria potrà, quindi, notificare l'accertamento entro il 31 dicembre:
o dell'ottavo anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione
o del decimo anno successivo a quello in cui avrebbe dovuto essere presentata la dichiarazione, nel caso di dichiarazione omessa o nulla.

Non è infrequente, tuttavia, che tale estensione venga comunque ancora contestata dai contribuenti in sede di ricorso.
C'è chi eccepisce che il solo modo per interpretare in senso conforme a costituzione la normativa in esame sarebbe quello di condizionare tale "estensione" alla verifica della sua correttezza da parte dell'Autorità giudiziaria cui la denuncia è diretta.
In sostanza, secondo questa tesi, solo laddove la notizia di reato si riveli fondata (non si sa bene se in termini di rinvio a giudizio, di condanna non definitiva o di condanna passata in giudicato), l'Amministrazione potrebbe procedere considerando il raddoppio dei termini di decadenza.

Una tale tesi risulta però palesemente infondata.
Non solo in quanto finirebbe per sottoporre il potere amministrativo dell'Amministrazione finanziaria all'esito dell'esercizio dell'azione penale dei giudici competenti (contro l'ormai conquistato principio di separazione e indipendenza di svolgimento tra processo penale e tributario), ma soprattutto in quanto contraria al chiaro disposto della legge.

Allo stesso modo, risulta infondata anche la tesi di chi sostiene invece che, allora, quando e se domani intervenisse un accertamento negativo in sede penale, sia per archiviazione che per proscioglimento, sia per assoluzione, questo dovrebbe travolgere, con efficacia ex tunc, l'avviso emesso, in quanto tardivo e nullo.
Anche tale conclusione, sempre in base al principio di separazione dei procedimenti giudiziari, appare però palesemente infondata.

In merito alla corretta applicazione dell'articolo 43 del Dpr 600/1973, peraltro, non c'è bisogno di elaborate interpretazioni, essendo in realtà molto chiaro il disposto normativo, laddove viene affermato che "In caso di violazione che comporta obbligo di denuncia ai sensi dell'articolo 331 del codice di procedura penale per uno dei reati previsti dal decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74, i termini di cui ai commi precedenti sono raddoppiati relativamente al periodo di imposta in cui è stata commessa la violazione". Quindi, laddove una fattispecie accertativa rientri tra i reati per i quali l'ufficio ha l'obbligo di denuncia ai sensi dell'articolo 331 c.p.p, il termine di accertamento sarà automaticamente raddoppiato (previa segnalazione penale alla competente autorità giudiziaria).
Come, infatti, evidenziato anche dall'Agenzia delle Entrate nella circolare 54/2009, l'aumento dei termini ordinari per l'accertamento non risente delle possibili vicende del procedimento penale instaurato per effetto della denuncia di reato, dato che, in base al dato testuale della disposizione, l'ampliamento stesso opera "a prescindere dalle successive vicende del giudizio penale che consegua alla denuncia".
Una simile interpretazione, sottolinea ancora l'Agenzia delle Entrate, risulta peraltro conforme al criterio secondo cui "nell'applicare la legge non si può ad essa attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse, e dalla intenzione del legislatore" (articolo 12 del codice civile - disposizioni sulla legge in generale).

Del resto, secondo quanto riportato nella relazione illustrativa al decreto legge 223/2006, tra le finalità della disposizione, vi era proprio quella di garantire all'Amministrazione finanziaria l'utilizzabilità di elementi istruttori eventualmente emersi nel corso delle indagini condotte dall'Autorità giudiziaria per un periodo di tempo più ampio rispetto a quello previsto ordinariamente per l'accertamento.

Infine, sempre in tema di ampliamento dei termini di accertamento, va evidenziato come, recentemente, la stessa tecnica sopra vista sia stata ancora usata dal legislatore, il quale, con l'articolo 1 del Dl 194/2009, come modificato dal Dl 40/2010, nell'ambito dell'azione di recupero delle imposte sui redditi e dell'Iva sulle attività patrimoniali illecitamente detenute nei Paesi a fiscalità privilegiata, ha stabilito che "all'articolo 12 del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e successive modificazioni, dopo il comma 2 sono inseriti i seguenti:
2-bis. Per l'accertamento basato sulla presunzione di cui al comma 2, i termini di cui all' articolo 43, primo e secondo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e successive modificazioni, e all' articolo 57, primo e secondo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni, sono raddoppiati.
2-ter. Per le violazioni di cui ai commi 1, 2 e 3 dell'articolo 4 del decreto-legge 28 giugno 1990, n. 167, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 1990, n. 227, e successive modificazioni, riferite agli investimenti e alle attività di natura finanziaria di cui al comma 2, i termini di cui all'articolo 20 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, sono raddoppiati
" (riferito, in particolare all'irrogazione delle sanzioni amministrative in materia di monitoraggio fiscale).

In conclusione, le esigenze di (auto)difesa dell'ordinamento consentono sempre più un allargamento dei termini istruttori, dilatando, in virtù di superiori interessi, quali appunto le esigenze del contrasto all'evasione fiscale, quel lasso temporale di decadenza, che, almeno fino a oggi, sembrava barriera insormontabile all'azione accertatrice dell'Amministrazione finanziaria.
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