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Analisi e commenti

Imprese con bilanci senza Ias/Ifrs:
come cambia la rivalutazione - 2

Per un contribuente con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, gli effetti fiscali dell’operazione inserita nel bilancio 2013 si faranno sentire dall’1 gennaio 2016

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Il maggior valore attribuito ai beni, in sede di rivalutazione nel bilancio dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2013, si considera fiscalmente riconosciuto a decorrere dal terzo esercizio successivo.
Per un contribuente con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, quindi, la rivalutazione operata nel bilancio del 2013 è riconosciuta, ai fini delle imposte sui redditi e dell’Irap, a decorrere dall’1 gennaio 2016.
Da tale data, si potrà beneficiare degli effetti fiscali della rivalutazione, come, ad esempio, nel calcolo delle quote di ammortamento o nella determinazione del plafond per il calcolo delle spese di manutenzione.
Per il periodo precedente al 2016, invece, occorre recuperare a tassazione, attraverso una variazione in aumento dal reddito imponibile, i maggiori ammortamenti imputati a conto economico (che risentono della rivalutazione contabilizzata in bilancio) rispetto a quelli fiscalmente deducibili.
 
Per beneficiare della rivalutazione è necessario:
  • versare un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell’Irap, pari al 16% per i beni ammortizzabili e al 12% per quelli non ammortizzabili.
  • non cedere a titolo oneroso, non assegnare ai soci, non destinare a finalità estranee all’esercizio dell’impresa ovvero al consumo personale o familiare dell’imprenditore i beni rivalutati, in data anteriore all’1gennaio 2017 (per un contribuente con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare).
L’imposta sostitutiva è dovuta sui maggiori valori iscritti in bilancio e deve essere versata in tre rate annuali di pari importo, senza pagamento di interessi.
In particolare, la prima deve essere versata entro il termine di versamento del saldo delle imposte sui redditi dovute per il periodo d’imposta, con riferimento al quale la rivalutazione è eseguita, e le altre con scadenza entro il termine rispettivamente previsto per il pagamento a saldo delle imposte sui redditi relative ai periodi d'imposta successivi.
In sostanza, un’impresa con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, che esegue la rivalutazione nel bilancio 2013, dovrà versare la prima rata dell’imposta sostitutiva in sede di saldo relativo al 2013.
 
La cessione del bene rivalutato (o il verificarsi delle ipotesi evidenziate) nel corso del periodo di “sospensione”, vale a dire nel triennio 2014-2016, determina il venir meno della rivalutazione: in altri termini, le plusvalenze e le minusvalenze saranno determinate senza tener conto del maggior valore iscritto in sede di rivalutazione e, in capo al cedente, è riconosciuto un credito d’imposta pari all’ammontare della sostitutiva riferibile ai beni ceduti (cfr articolo 3 del decreto ministeriale 86/2002).
In tal modo, si è cercato di evitare uno smobilizzo ravvicinato dei beni rivalutati, finalizzato a ottenere un mero vantaggio fiscale nella determinazione delle plusvalenze e minusvalenze, con l’applicazione dell’aliquota ridotta prevista nella rivalutazione in luogo dell’aliquota ordinaria stabilita nel Tuir.
 
Il saldo attivo della rivalutazione
L’impresa che decide di rivalutare i beni deve iscrivere nel passivo del bilancio un importo denominato saldo attivo di rivalutazione, il cui ammontare è pari al valore attribuito ai beni rivalutati al netto dell’imposta sostitutiva.
Da un punto di vista fiscale, il saldo attivo di rivalutazione costituisce una riserva in sospensione d’imposta, vale a dire una riserva che, qualora distribuita, concorre a formare il reddito della società (cfr articoli 13, comma 3, legge 342/2000, e 9, comma 2, Dm 162/2001).
 
È possibile, tuttavia, rendere libera la riserva, beneficiando dell’“affrancamento” del saldo attivo: in altri termini, con il versamento di un’imposta sostitutiva, la riserva affrancata risulta liberamente distribuibile e non concorre a formare il reddito imponibile della società che effettua la distribuzione.
In particolare, ai sensi del comma 142 della legge di stabilità 2014, il saldo attivo della rivalutazione può essere affrancato, in tutto o in parte, versando un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell’Irap pari al 10 per cento.
 
Le modalità di versamento sono identiche a quelle previste per la rivalutazione: il pagamento deve avvenire in tre rate annuali di pari importo, senza interessi.
Più precisamente, la prima rata deve essere corrisposta entro il termine di versamento del saldo delle imposte sui redditi dovute per il 2013 e le altre con scadenza entro il termine rispettivamente previsto per il pagamento a saldo delle imposte sui redditi relative ai periodi d'imposta successivi.
 
La sostitutiva, pagata in sede di affrancamento del saldo di rivalutazione, è indeducibile e può essere imputata, in tutto o in parte, alle riserve iscritte in bilancio (cfr articolo 1, comma 477, della legge finanziaria 2005).
 
Inoltre, ricordiamo che, nelle precedenti leggi di rivalutazione, è stato precisato (cfr circolari nn. 18/2006 e 11/2009) quanto segue:
  1. in sede di affrancamento, occorre aumentare il saldo attivo dell’importo dell’imposta sostitutiva
  2. l’affrancamento del saldo attivo non produce effetti sul periodo di sospensione del maggior valore iscritto sui beni, che sarà riconosciuto solo dopo il predetto periodo
  3. la distribuzione della riserva affrancata determina, per il socio, la tassazione dell’importo percepito secondo le regole ordinariamente previste per la tassazione dei dividendi.
 
2 – continua. La prima puntata è stata pubblicata il 20 gennaio
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