Articolo pubblicato su FiscoOggi (https://fiscooggi.it/)

Analisi e commenti

Maggiore compliance Iva
grazie allo “split payment”

Come è cambiato il gettito dell’imposta sul valore aggiunto nei primi due anni di applicazione del nuovo meccanismo di versamento riservato ai fornitori della pubblica amministrazione

Thumbnail
Nel biennio 2015-2016, la PA ha versato 10,5 milioni di Iva a titolo di split payment relativa alle fatture acquisite nel 2015. I risultati indicano un incremento del gettito Iva risultante dalla differenza tra i versamenti della pubblica amministrazione e la minore Iva a debito versata dai fornitori.
Attraverso un’accurata analisi econometrica, si è voluto verificare se, a seguito dell’introduzione del nuovo meccanismo di versamento dell’Iva, sia stato conseguito o meno un aumento di compliance.
L’universo esaminato nell’articolo “Gli effetti dello split payment sulla compliance Iva”, pubblicato nella collana “Argomenti di discussione” dell’Agenzia delle Entrate, è rappresentato dall’insieme dei fornitori della pubblica amministrazione, interessati, a partire da gennaio 2015, dall’adozione della scissione dei pagamenti.
 
Argomenti di discussione, la collana
“Argomenti di discussione” è una pubblicazione che intende divulgare contributi e analisi su argomenti di economia, statistica, econometria e scienza delle finanze, che abbiano rilevanza per la missione dell’Agenzia delle Entrate, al fine di alimentare un dibattito scientifico su temi di interesse strategico dell’Agenzia e favorire lo scambio di opinioni. Quelle espresse negli articoli sono lasciate alla discrezionalità degli autori e non impegnano la responsabilità dell’Agenzia delle Entrate.
La pubblicazione, che ospita contributi in lingua italiana o inglese proposti da autori sia interni sia esterni all’Agenzia, con il primo numero del 2017 (da oggi in Rete) analizza gli effetti sul gettito Iva indotti dall’introduzione dello split payment.
 
“Gli effetti dello split payment sulla compliance Iva”, l’articolo
Nel 2014, il gap Iva ammontava a 40,5 miliardi di euro: la quota dell’imposta dovuta, ma non versata nelle casse dello Stato, rappresentava il 2,5% del Pil. Per cercare di ridurre questo valore, che rappresenta una delle più importanti e gravi patologie nel panorama fiscale italiano, nel corso del 2015, sono state introdotte alcune importanti misure, tra le quali l’adozione della scissione dei pagamenti (split payment) per i fornitori della pubblica amministrazione, in base alla quale è la stessa PA (cliente) a dover versare l’Iva e non il fornitore.
 
Nell’articolo “Gli effetti dello split payment sulla compliance Iva” (firmato da Alfonso Carfora, Massimiliano Marigliani, Stefano Pisani e Andrea Spingola) viene effettuata una disamina delle informazioni disponibili e, tramite l’ausilio di opportuni modelli econometrici, si arriva ad affermare che lo split payment ha indotto una riduzione strutturale del gap Iva nel biennio 2015-2016.
 
I risultati, infatti, indicano che l’introduzione del nuovo meccanismo ha generato un incremento del gettito Iva, risultante dalla differenza tra i versamenti della pubblica amministrazione e la minore Iva a debito versata dai fornitori della PA. Tale effetto ha provocato un incremento della compliance, che si è manifestato negli anni 2015 e 2016.
 
Lo studio
Dai flussi di finanza pubblica si ricava che la pubblica amministrazione, nel biennio 2015-2016, ha versato 10.579 milioni di Iva a titolo di split payment relativa alle fatture acquisite nel 2015.
Per capire se la norma ha garantito o meno un recupero di compliance, è stato necessario valutare se i versamenti siano stati superiori o inferiori alla minore Iva dovuta dai fornitori, al netto delle somme richieste a rimborso e di quelle portate in compensazione.
Per i rimborsi, il dato posseduto si riferisce esplicitamente allo split payment. Per valutare il gettito dell’Iva e le compensazioni è stata utilizzata un’analisi che stima cosa sarebbe successo se tale meccanismo non fosse stato introdotto.
La platea dei contribuenti è stata perciò scomposta in due sotto-insiemi: quelli che vendono alla PA e quelli che operano soltanto con i privati.
 
I risultati di questa analisi mostrano che, sommando la minore Iva a debito – misurata nei flussi di cassa 2015-2016 – con l’incremento delle compensazioni e dei rimborsi, si ottiene un valore pari a 7.086 milioni di euro, che risulta inferiore (di circa il 33%) rispetto all’Iva versata dalla PA con lo split payment, ammontante – come già detto – a 10.579 milioni di euro. Da ciò deriva un incremento del gettito stimato in 3.493 milioni di euro, di cui 2,4 nel 2015 e 1,1 nel 2016.
Tale recupero è ascrivibile alla riduzione di due comportamenti che influenzano il gap: il primo è rappresentato da un minor numero di omessi versamenti di Iva dichiarata dai fornitori della PA, il secondo riguarda la cosiddetta “evasione senza complicità dell’acquirente”, in base alle quale il fornitore emette regolare fattura, ma poi non dichiara la corrispondente Iva.
  Valutazione dell’andamento dello split payment – periodo gennaio-dicembre 2015
(importi in milioni di euro)
  Effetto sui flussi di cassa 2015 Effetto sui flussi di cassa 2016 Effetto complessivo
Importi che decrementano il gettito
 Minore importo a debito dei fornitori della P.A. 3.089   376    3.465  
 Maggiori importi compensati 499   654*  1.153  
 Maggiori rimborsi 573   1.234   1.807  
 Fornitori PA non market che versano per effetto del
 reverse charge
662   0   662  
(a) Totale   4.822   2.264   7.086  
Importi che incrementano il gettito
 IVA split payment versata dalla PA 7.287    3.292   10.579  
(b) Totale   7.287   3.292   10.579  
Effetto netto
(b) – (a)   2.465   1.028   3.493  
 * il valore è comprensivo della parte che si stima si sia verificata nei flussi di cassa di gennaio e febbraio 2017
  Considerata la finanza pubblica nel suo complesso, per poter affermare che l’introduzione dello split payment abbia prodotto un effetto positivo sui saldi, è stato necessario controllare che la riduzione del gap Iva non sia stato scaricato a valle dai fornitori della PA ovvero che questi ultimi non abbiamo incrementato i prezzi. Dall’analisi dell’indice dei costi di acquisto della PA, nel 2015, è stato appurato che ciò non è avvenuto. È stata calcolata, infatti, una variazione molto prossima allo zero. Questo fa supporre e, quindi, concludere, che non si è verificata alcuna traslazione in avanti del carico fiscale aggiuntivo derivante dal recupero di compliance.
Dato che lo split payment ha modificato strutturalmente le modalità di pagamento del tributo, il recupero di compliance può essere considerato permanente nel tempo.
Per “mantenere” la consistenza temporale, sottolineano gli autori dell’articolo, si è comunque reso necessario rafforzare il presidio sui rimborsi e sulle compensazioni per non vanificare parte del beneficio acquisito.
URL: https://www.fiscooggi.it/rubrica/analisi-e-commenti/articolo/maggiore-compliance-iva-grazie-allo-split-payment