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Analisi e commenti

Nerone, il principe venuto dal mare
che aprì la strada alle riforme

Le innegabili colpe che circondano la storia del suo impero nascondono un profilo poco conosciuto e per molti versi inedito rispetto allo stereotipo noto a molti

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Uomo di grande ingegno, folle oppure hostis publicus, come fu definito dal Senato di Roma? È l’interrogativo su cui gli storici continuano a interrogarsi.
Di certo oggi più di ieri, complici la ricerca, in continua evoluzione, e i ritrovamenti archeologici, la figura di Nerone, ultimo imperatore della dinastia giulio-claudia dal 54 al 68 d.C., è al centro di una rivalutazione. Alcuni aspetti poco conosciuti del suo impero rivelano un profilo inedito che si aggiunge a quanto tramandato su di lui dalle fonti storiche del tempo e da una consolidata tradizione. In particolare la responsabilità dell’incendio di Roma, il matricidio di Agrippina, la persecuzione dei cristiani.   Fama e considerazione presso il popolo Publio Cornelio Tacito, Svetonio Tranquillo e Dione Cassio Cocceiano, fonti biografiche a lui ostili e appartenenti all’ordine senatorio, sebbene non abbiano mai sottaciuto le caratteristiche controverse della sua personalità, non hanno neanche mai tentato di nascondere la popolarità e la fama di cui godeva. Ma su quali basi poggiava la considerazione del popolo romano e delle legioni dislocate ai confini dell’impero? Sul punto sembra che la fiducia derivi dai fatti, peraltro incontrovertibili nella prima fase del suo regno. Alla sua intuizione, sebbene ancora giovane d’età, si deve una serie di riforme in ambito economico ed edilizio, attese dal popolo, che avrebbero contribuito a cambiare il volto della caput mundi.    Un’origine di sangue nobile Nato ad Anzio il 15 dicembre del 37 d.C. da Cnaeus Domitius Ahenobarbus e da Agrippina minore, Lucius Domitius Ahenobarbus, apparteneva a una famiglia nobile, quella dei Domizi Enobarbi. Ahenobarbus era quello che potremo definire oggi una sorta di soprannome che stava a significare letteralmente “dalla barba di rame, dalla barba rossa”. La madre Agrippina poteva contare su un palmares del tutto invidiabile per le donne alla corte dei Cesari ovvero il sangue augusteo. Sua nonna Giulia era infatti la figlia di Augusto. Il nonno materno, Germanico, era un generale valoroso e molto amato dal popolo. Adottato successivamente dall’imperatore Claudio a cui Agrippina si era unita in matrimonio come quarta moglie, assunse il nome di Nero Claudius Caesar Drusus Augustus Germanicus. Nel 54 d.C. alla morte di Claudio, e spodestando il figlio legittimo Britannicus, diventa imperatore. Aveva soltanto 17 anni.    Il periodo delle grandi riforme Un’età molto giovane per assumere un incarico così importante e prestigioso (se si considera che Vespasiano, suo successore, vi giunse a 60 anni di età n.d.r.) ma che vide Nerone protagonista in prima persona di una serie di interventi in campo economico ed urbanistico. Sulle scelte di governo, fondamentale si rivelò l’influenza esercitata dal filosofo Seneca, suo precettore dal 49 d.C., pochi anni prima dell’ascesa al trono di imperatore. Un peso determinante quello di Seneca che, almeno in una prima fase, formò il principe a quell’autodominio che è garanzia del corretto dominio sugli altri.    L’opera riformatrice In questa fase del suo principato, Nerone iniziò un periodo di sapiente gestione della res publica animato da sentimenti liberali e da una profonda avversione nei riguardi della crudeltà e da un senso dello Stato particolarmente accentuato. La lettura del “De clementia” di Seneca sembra aver contribuito, secondo alcune fonti storiografiche, ad accentuare in lui l’idea che la “clemenza è tanto più ammirevole quanto maggiore è il potere di chi la manifesta”. 400 sesterzi a ogni cittadino, riduzione delle tasse più gravose, sostegno economico ai senatori meno abbienti, divieto di organizzare giochi con animali o gladiatori per evitare di estorcere denaro ai sudditi, pubblicità dei processi giudiziari, sono gli atti di rilievo compiuti nei primi anni di regno. Ma è tra il 58 e il 64 d.C. che si situano, cronologicamente, due momenti importanti nella storia del suo principato: il tentativo di riforma fiscale e la riforma monetaria.   La riforma tributaria Risale al 58 d.C. la proposta presentata da Nerone al Senato e relativa a un riordino del sistema impositivo. In particolare nel settore dei dazi doganali, la cui articolazione stava penalizzando la circolazione delle merci all’interno dell’impero, danneggiando i meno abbienti e i soldati. La proposta di Nerone, nel rispetto delle rigorose procedure repubblicane, puntava a una generale liberalizzazione del sistema sino ad allora dominante e soprattutto a far “tabula rasa” delle modalità che avevano disciplinato l’esazione dei dazi. Il sistema era affidato, con un termine molto in voga oggi, in outsourcing, cioè in gestione esterna. Erano i pubblicani a occuparsi della riscossione di questi tributi e i metodi poco ortodossi utilizzati fino ad allora avevano finito per suscitare la disapprovazione da parte del popolo. Ad attestarlo, ricordano alcune fonti storiografiche, i numerosi ricorsi presentati agli uffici amministrativi di Roma e provincia per denunciare casi di accanimento e, talvolta, di violenza. Completa esenzione da imposte delle merci che circolavano all’interno dell’impero e applicazione di un dazio per quelle provenienti dall’esterno. Erano i due capisaldi su cui poggiava la proposta che il Senato, però, giudicò non in linea con gli interessi dell’impero. La contrazione del gettito, circa 25 milioni di denari, avrebbe finito per incidere in modo negativo sulle entrate. Si racconta, però, che sulla scelta dei senatori avrebbe influito anche la presa di posizione intransigente della lobby dell’ordine, legata alle classi più abbienti e soprattutto timorosa di inimicarsi il favore dei pubblicani.   Gli interventi fiscali in favore dei meno abbienti Per Nerone la decisione del Senato fu un duro colpo da accettare e contribuì da quel momento in poi ad accentuare un atteggiamento di ostilità nei riguardi dell’ordine senatorio. Convinto come era della necessità di intervenire nei riguardi delle classi più povere, Nerone pensò bene di farsi promotore di altre iniziative in campo tributario. È di questo periodo l’introduzione di una serie di esenzioni in campo fiscale e l’ordinanza con cui erano prescritti, per ragioni di tempo trascorso, alcuni tributi.   La gestione dei tributi: riflettori puntati sulla trasparenza Nerone era anche convinto della opportunità di dare maggiore trasparenza alla procedura, per alcuni versi poco trasparente, con cui erano affidati ai pubblicani gli appalti per la gestione e riscossione dei tributi. Per questo motivo preparò di suo pugno due ordinanze. Con la prima stabilì che le condizioni di ogni singolo appalto fossero adeguatamente pubblicizzate per consentire al popolo di conoscere nel dettaglio i guadagni dei pubblicani. Con la seconda introdusse il principio della competenza esclusiva per la giurisdizione sugli appaltatori che fu affidata per la parte di Roma al pretore e nelle province ai governatori.   La riforma monetaria Di analogo tenore è la seconda delle grandi riforme proposte da Nerone, quella monetaria attuata tra il 63 e il 64 d.C. Una riforma che, come ricordano alcune fonti storiografiche, non aveva avuto eguali nella storia di Roma. Tre i capisaldi: riduzione del peso delle monete, del valore del metallo pregiato per i denari d’argento e introduzione di una ritrattistica nummaria personale. L’aureo in termini di peso passò da 7,80 grammi, che erano stati una misura fissa nel periodo compreso tra l’impero di Augusto e Claudio (60 anni), a 7,26 grammi. In termini di valore del metallo, il titolo rimase invece eguale a quello degli aurei dell’impero di Augusto. Il conio del denario passò dai 3,85 grammi dei suoi predecessori a 3,40 e il valore dell’argento scese al 90-95% contro il 98-99% del periodo precedente. Altrettanto singolare la decisione di Nerone di raffigurare sulle monete l’evoluzione della sua fisionomia. Si passa così dalle monete che lo ritraggono da giovane, magro e robusto, per arrivare a quelle più decadenti dove si presenta appesantito e involgarito. L’imperatore che “ambiva all’immortalità e alla fama imperitura”, come dice Svetonio, morì suicida alla giovane età di 31 anni. Così come a soli 17 anni era balzato agli onori della cronaca del tempo nella veste di imperatore, ultimo rampollo della dinastia giulio-claudia.       Bibliografia essenziale A. Traina, Lo stile drammatico del filosofo Seneca, Bologna, Patron, 1984,  Lucio Anneo Seneca di Diego Fusaro La figura di Nerone (audiocast), Laterza Ed. R. Diegi “Le monete di Nerone”  A. Forzoni: “La Moneta nella Storia”. Vol. II. IPZS. Roma 1995 S. Lanciotti e F. Dessi “Svetonio, Vite dei Cesari” R. Rea e M.A Tomei, Nerone, Ed. Electa – Elemond Editori Associati     Vignetta ideata e realizzata da Fabio Daddi click sull’immagine per ingrandirla  
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