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Analisi e commenti

Presupposti e modalità operative
della mediazione tributaria - 5

Se la controversia coinvolge coobbligati solidali, il perfezionamento della procedura da parte di uno o più soggetti estingue l’obbligazione tributaria per tutti gli altri

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Sono mediabili anche le liti concernenti i litisconsorti necessari (soci e società).
A stabilirlo, a chiare lettere, è l’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 9/E del 19 marzo 2012.
 
In via preliminare, va ricordato che il litisconsorzio necessario è un istituto del diritto processuale disciplinato dall’articolo 102 del codice di procedura civile e, per quel che riguarda il processo tributario, dall’articolo 14 del Dlgs n. 546/1992, il quale, al comma 1, prevede che “Se l’oggetto del ricorso riguarda inscindibilmente più soggetti, questi devono essere tutti parte nello stesso processo e la controversia non può essere decisa limitatamente ad alcuni di essi” e, al comma 2, che “Se il ricorso non è stato proposto da o nei confronti di tutti i soggetti indicati nel comma 1 è ordinata l'integrazione del contraddittorio mediante la loro chiamata in causa entro un termine stabilito a pena di decadenza”.
 
Con riferimento a tale istituto, la Corte di cassazione, a sezioni unite, con sentenza n. 14815/2008, ha chiarito che tra società di persone e singolo socio si configura un’ipotesi di litisconsorzio, necessario e originario, in quanto il giudizio ha a oggetto la posizione inscindibilmente comune a tutti i debitori rispetto all’obbligazione tributaria dedotta nell’atto impositivo impugnato.
 
Sul punto, l’Agenzia ha precisato che, sul piano procedimentale, le liti concernenti soci e società sono autonome e indipendenti, con la conseguenza che, a prescindere dall’attivazione e dalla conclusione della mediazione da parte della società, i singoli soci possono decidere se rimanere inerti, concludere la mediazione ovvero instaurare un giudizio.
Più precisamente, le ipotesi che possono delinearsi sono le seguenti:
  • se la società conclude la mediazione, il socio può presentare ricorso al giudice tributario se il valore della lite relativa al proprio reddito è superiore a 20mila euro. Se, invece, il valore della lite relativa è inferiore a 20mila euro, il socio può concludere la mediazione sulla base di quella conclusa dalla società ovvero non concludere la mediazione in ordine al proprio reddito e costituirsi in giudizio
  • se invece la società non conclude la mediazione, a prescindere dalla presentazione di un’eventuale istanza da parte della stessa, il socio può presentare ricorso al giudice tributario se il valore della lite relativa al proprio reddito è superiore a 20mila euro. Se, invece, il valore della lite è inferiore a 20mila euro, il socio può concludere la mediazione in ordine al proprio reddito (che questa volta, però, non potrà evidentemente tener conto della mediazione della società) ovvero non concludere la mediazione in ordine al proprio reddito e costituirsi in giudizio.
 
Per quanto concerne l’individuazione dell’ufficio competente per la mediazione, la circolare n. 9/2012 chiarisce che, se l’ufficio competente per la società e per i soci è lo stesso, quest’ultimo gestirà e concluderà i procedimenti di mediazione in modo coordinato nei confronti di tutti gli istanti.
Invece, se l’ufficio competente nei confronti della società è diverso da quello competente nei confronti dei soci, ciascun ufficio gestirà la mediazione relativamente ai propri atti. Tuttavia, l’ufficio che riceve un’istanza relativa al reddito di partecipazione del socio dovrà, comunque, coordinarsi con quello competente in ordine alla società, indipendentemente dalla presentazione di un’eventuale istanza da parte della società stessa.
 
Sul piano sostanziale, la circolare n. 9/2012 chiarisce che l’eventuale annullamento totale o parziale o la mediazione sulla pretesa riguardante la società produce effetti sui rapporti riguardanti i soci, anche se non mediano o non rientrano nell’ambito di applicazione della mediazione. In questo caso, le sanzioni calcolate sul reddito rideterminato devono essere irrogate per intero, in quanto non è applicabile la riduzione al 40% disposta dall’articolo 48, comma 6, del Dlgs n. 546/1992.
 
Unica eccezione all’estensione “a cascata” degli effetti della mediazione conclusa dalla società è rappresentata dalla formazione di un eventuale giudicato di merito sfavorevole al socio, in virtù dei principi dell’intangibilità dei rapporti esauriti e della certezza del diritto.
 
Un’ulteriore ipotesi in cui la mediazione coinvolge una pluralità di soggetti riguarda i coobbligati solidali.
Anche qui, in via preliminare, va ricordato che, per quanto riguarda le obbligazioni solidali, che trovano fondamento normativo negli articoli 1292 e seguenti del codice civile, la solidarietà passiva si risolve principalmente in una garanzia del creditore, il quale, avendo a disposizione più patrimoni da escutere, con libertà di scelta tra essi, può ottenere l’adempimento dell’obbligazione con una maggiore facilità.
 
In particolare, nel diritto tributario si distingue tra solidarietà paritetica e solidarietà dipendente. La prima si configura quando il presupposto del tributo è riferibile a una pluralità di soggetti (come esempio è usualmente indicata la solidarietà passiva esiste tra le parti contraenti e le parti in causa ai fini del pagamento dell’imposta di registro). La seconda si configura quando il rapporto che lega creditore e coobbligato, definibile come accessorio, dipende da un’obbligazione principale (questo tipo di solidarietà è tipica della figura del responsabile d’imposta e del coniuge in caso di presentazione di una dichiarazione congiunta con riferimento alle imposte dirette).
 
Con la circolare n. 9/2012, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che, sul piano procedimentale, l’ufficio che riceve le istanze di mediazione deve gestire i procedimenti in modo coordinato nei confronti di tutti i coobbligati che abbiano presentato o che potrebbero presentare l’istanza, in ragione dell’unitarietà dell’obbligazione tributaria sottostante.
Inoltre, sul piano sostanziale, il perfezionamento della mediazione che riguarda uno o più coobbligati estingue l’obbligazione tributaria per tutti gli altri.
 
Alla luce delle considerazioni che precedono e dei chiarimenti forniti con la circolare n. 9/2012, appare sempre più evidente la ratio del nuovo istituto giuridico della mediazione tributaria, vale a dire quella di risolvere, in via stragiudiziale, una “potenziale” controversia tra contribuente e Amministrazione finanziaria, a maggior ragione nelle ipotesi in cui l’accertamento o la liquidazione di un reddito sia consequenziale all’accertamento o alla liquidazione di un altro reddito, come è nel caso del rapporto soci-società ovvero qualora si tratti di uno stesso reddito, come è nel caso dei coobbligati solidali.
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