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Analisi e commenti

Prevenzione della corruzione:
aggiornato il Piano triennale - 1

Non è un documento di studio o di indagine, bensì un mezzo per l’individuazione di misure concrete, da realizzare con certezza e da vigilare quanto a effettiva applicazione ed efficacia

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Con provvedimento n. 26123/2018 del 31 gennaio, il direttore dell’Agenzia delle entrate ha disposto l’adozione del Piano triennale per la prevenzione della corruzione e per la trasparenza 2018–2020 (Ptpct).
L’articolo 1, comma 5, della legge 190/2012, impone, infatti, a ogni pubblica Amministrazione l’aggiornamento entro ogni 31 gennaio del Piano triennale, strumento di programmazione operativa delle misure e delle attività volte al contrasto dei fenomeni corruttivi, indispensabile per un reale efficientamento dell’azione amministrativa anche in chiave etica.

Ed ecco che, puntualmente, l’Agenzia ha provveduto a una rivisitazione del suo strumento di punta nel contrasto alla maladministration, con una maggior condivisione con la dirigenza di vertice: anche quest’anno le direzioni centrali Amministrazione, Pianificazione e Controllo, e Personale sono state preliminarmente coinvolte nel processo di approvazione del Ptpct, per acquisire contributi sulle parti di rispettiva competenza e per una più efficace stesura del documento.
L’attenzione di questo contributo sarà pertanto incentrata sulle novità del Piano 2018/2020.
Già in termini di strutturazione, si può notare come esso, rispetto ai precedenti, sia costituito da un documento principale più agile, corredato da un consistente numero di allegati, cui il testo fa via via rimando:
allegato 1 – Organizzazione Agenzia delle Entrate – pdf
allegato 2 – Mappa processi e schede rischio – pdf
allegato 3 – Procedimenti penali
allegato 4 – Piano azioni positive – pdf
allegati 5 e 6 – Responsabili della comunicazione.

Le basi del Piano
In premessa, il documento dà conto delle riorganizzazioni che hanno caratterizzato l’Agenzia nell’anno 2017.
Infatti, anche la recentissima revisione dell’articolazione delle direzioni e strutture centrali gioca un fattivo ruolo in tema di prevenzione della corruzione: il potenziamento della cooperative compliance (con la previsione di sistemi di gestione e di controllo interno dei rischi fiscali da parte dei grandi contribuenti), la realizzazione di servizi telematici innovativi, l’internalizzazione della riscossione, l’utilizzo coerente e coordinato delle informazioni contenute nelle banche dati, la realizzazione dell’anagrafe immobiliare integrata, la revisione degli estimi catastali sono tutti interventi che, indirettamente ma realisticamente, porteranno a un significativo abbattimento del già contenuto rischio di eventi corruttivi.
Più direttamente, anche la funzione di controllo interno è stata interessata da un intervento di razionalizzazione e, cioè, dalla ridefinizione dell’articolazione territoriale delle strutture di Audit, con la soppressione degli uffici regionali e l’istituzione di quattro ree territoriali alle dirette dipendenze della direzione centrale Audit.

Assetto organizzativo dell’Agenzia e contesti di riferimento
L’assetto organizzativo risulta significativamente interessato dallo scioglimento delle società partecipate dall’Agenzia del gruppo Equitalia (a esclusione di Equitalia Giustizia) e dall’istituzione di un ente pubblico economico denominato Agenzia delle entrate-Riscossione, con funzione strumentale per l’Agenzia delle entrate (Dl 193/2016, convertito, con modificazioni, dalla legge 225/2016), alla quale è attribuita la titolarità della riscossione nazionale (articolo 3, comma 1, Dl 193/2005, convertito con modificazioni dalla legge 248/2005).

Come l’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) ha avuto modo di osservare già nel 2015 (aggiornamento 2015 al Piano nazionale anticorruzione, determinazione n. 12/2015), la prima e indispensabile fase del processo di gestione del rischio è quella relativa all’analisi del contesto, attraverso la quale ottenere le informazioni necessarie a comprendere come il rischio corruttivo possa verificarsi all’interno per via delle specificità dell’ambiente in cui l’ente opera in termini di strutture territoriali e di dinamiche sociali, economiche e culturali (contesto esterno), o per via delle caratteristiche organizzative interne (contesto interno).

Analisi del contesto esterno
Quanto al primo aspetto, viene annunciato l’avvio in questo 2018 di un progetto di monitoraggio dei casi di cronaca giudiziaria su fatti connessi alle attività istituzionali dell’Agenzia, così da disporre di ulteriori strumenti mirati per una compiuta analisi del contesto esterno e, in ultima analisi, per una sempre più precisa individuazione delle aree territoriali ad elevata pericolosità sociale. In tal modo l’Agenzia sarà in grado di rilevare possibili rischi per le attività istituzionali svolte e di intervenire, conseguentemente, nella predisposizioni di adeguate iniziative di presidio. Resta ovviamente confermata la piena validità della raccolta e dell’analisi di informazioni sulle caratteristiche dell’ambiente socio-economico in cui operano le direzioni provinciali, espressa nello studio “Analisi delle direzioni provinciali attraverso il DbGeo”. E, a proposito della banca dati DbGeo, ricordiamo che è organizzata in sette aree tematiche: dimensione del bacino, pericolosità fiscale, pericolosità sociale, tenore di vita, struttura produttiva, tecnologia e servizi, infrastrutture di trasporto; partendo da 245 variabili sono state elaborate e prodotte 36 variabili significative.

Analisi del contesto interno
Sin dal 2001, l’Agenzia ha implementato la mappatura dei processi, per identificare aree di rischio di mancato raggiungimento degli obiettivi aziendali e prevenire così tutte le altre criticità organizzative e operative. Il risultato è stato raggiunto attraverso una attività di risk management, e cioè di analisi volta a gestire le minacce e a limitare le conseguenze del manifestarsi di eventi negativi. In questo contesto è attivo, dal 2017, l’applicativo CoRSA (Control risk self assessment) che, come dice il nome, è uno strumento di auto-valutazione per la gestione delle schede e dei relativi controlli in esse previsti, idoneo altresì all’individuazione di ipotesi di violazione del Piano.
Indispensabile corollario dell’analisi del contesto interno è la disamina dei procedimenti disciplinari e penali, nonché delle condanne a carico dei dipendenti, importanti elementi di valutazione per la verifica dell’efficacia del sistema dei controlli posti a presidio dei rischi di corruzione e per l’avvio delle conseguenti azioni migliorative.

A tal riguardo, l’allegato 3 al Ptpct fornisce dati, aggiornati al 31 dicembre 2017, sul coinvolgimento dei dipendenti in procedimenti penali per reati non colposi: la tabella 1 (dipendenti interessati da procedimenti penali nel periodo 2013-2017) evidenzia un incremento tendenziale annuo del numero dei dipendenti coinvolti in procedimenti giudiziari sino al 2015 (136), con un successivo significativo calo (67 nel 2016 e 48 nel 2017), in parallelo con la percentuale dei dipendenti indagati.
L’analisi sviluppata nella tabella 2 conferma che situazioni della specie occorrono più frequentemente in alcune regioni anziché in altre e dà, inoltre, conto dei trend di calo o di crescita nelle diverse realtà territoriali.
La tabella 3, infine, dalla disamina delle tipologie di reato conferma che la maggior parte del personale non è sottoposto a indagine per reati contro la Pa (circa il 53%), ma per fattispecie penali diverse, con un sensibile calo percentuale dei reati di corruzione e concussione e contestuale crescita dell’accesso abusivo a sistema informatico: si tratta certamente di un buon segnale indicatore, pur nella considerazione che la guardia non deve mai essere abbassata.

La programmazione strategico-gestionale in funzione “anticorruzione”
Il rapporto con il cittadino/utente è sempre più al centro dell’impegno dell’Agenzia delle entrate, per la massimizzazione della customer satisfaction: non può inoltre negarsi che, attraverso il miglioramento dei servizi offerti, lo snellimento dei procedimenti amministrativi, la digitalizzazione dei canali di comunicazione e il potenziamento delle attività di assistenza, unitamente al contenimento entro adeguati limiti dell’esercizio della discrezionalità amministrativa, si generi una forte riduzione degli episodi di maladministration.
Un effetto finale sarà, anche nel breve periodo, la concreta diminuzione di rapporti “anomali”, ossia non improntati ai principi di lealtà e correttezza, tra cittadino e funzionario.

I collaboratori dei referenti
La legge 190/2012 prevede la nomina di un unico Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza (Rpct): il legislatore ha inteso così concentrare in un solo soggetto le iniziative e le responsabilità per il funzionamento dell’intero meccanismo della prevenzione. Come nel caso dell’Agenzia, si deve contemperare questo intento con il carattere complesso dell’organizzazione amministrativa, tenendo conto anche dell’articolazione per centri di responsabilità, ad esempio, con l’individuazione di referenti per la corruzione che operano nelle strutture dipartimentali (Dc) o territoriali (Dr). Questi potrebbero agire anche su richiesta del responsabile, il quale rimane comunque il riferimento per l’implementazione dell’intera politica di prevenzione nell’ambito dell’Agenzia e per le eventuali responsabilità che ne dovessero derivare.
Tenuto conto delle complesse e delicate attività attribuite ai referenti, i direttori centrali e regionali, invitati al riguardo, hanno provveduto a nominare almeno un collaboratore, così da favorire un più continuo ed efficace collegamento tra responsabile e referenti anticorruzione e massimizzare gli sforzi volti a dare piena attuazione alla disciplina regolante la materia e a contrastare ogni forma di corruzione.

Le informazioni dirette al responsabile della prevenzione della corruzione
Il Rpct, per verificare l’efficace attuazione e l’osservanza del Piano, è tra l’altro destinatario ogni sei mesi di una relazione dei referenti, che illustra le attività da loro svolte nell’esercizio di tale funzione. In tale prospettiva, in questo 2018 saranno organizzati incontri con i collaboratori dei referenti regionali per illustrarne e specificarne il ruolo nonché per presentare un nuovo format di relazione semestrale: il documento sarà mirato agli elementi necessari ad attestare la concreta adozione dei controlli enunciati nelle schede di autovalutazione del rischio (e di rilevazione diretta) e a evidenziare le criticità più rilevanti, per stimolare il referente a cercare soluzioni e a prospettare iniziative di miglioramento.

Il team anticorruzione
Nel Piano triennale viene anticipato, che nell’anno 2018, sarà suggerito ai referenti regionali di valutare, soprattutto nelle regioni più grandi e ove sussistono maggiori preoccupazioni, la possibilità di istituire, in affiancamento al collaboratore, un team anticorruzione che, tenuto conto delle peculiarità ambientali, svolga diretta attività di prevenzione della corruzione con mirati interventi a supportare i responsabili di processo nella identificazione e attuazione di presidi di controllo sempre più efficaci. Già a partire dal 2017, alcune direzioni regionali hanno concretizzato l’iniziativa, istituendo veri e propri team anticorruzione, deputati a effettuare interventi mirati alla verifica, presso alcune strutture territoriali, dell’esistenza e dell’idoneità dei presidi di controllo enunciate nelle schede di autovalutazione del rischio relative ad alcuni processi, come presso la Dr Toscana, che ha fornito al Rpct sintetica relazione dell’attività svolta.

L’ufficio Analisi del rischio e pianificazione
Tra le diverse competenze dell’ufficio Analisi del rischio e pianificazione, rientra ovviamente anche l’analisi del rischio, al fine di individuare, anche sotto il profilo Ict, i possibili rischi di disfunzioni o irregolarità nei processi, in particolare nelle aree a più elevato rischio di corruzione. La scheda del rischio, che rappresenta l’output dell’Adr, presenta:

  • un’unica “macro area” del rischio, per una migliore visione d’insieme nell’attivazione dei controlli interni e nel riesame delle attività di un ufficio
  • “indicatori di anomalia” calibrati principalmente su fattispecie rilevate a seguito di interventi di audit e di indagini conoscitive
  • “controlli suggeriti” (ipotesi di controllo esemplificative, non vincolanti e non esaustive).

L’applicativo CoRSA, con il quale si veicolano ai responsabili di processo le schede:

  • assiste i dirigenti nell’autovalutazione dei rischi, attività sistematica di rilevazione, valutazione e aggiornamento dei rischi operativi e di corruzione e del sistema dei controlli interni posti a presidio di tali rischi
  • consente agli uffici il monitoraggio sullo stato delle schede e del sistema di controllo, con particolare riferimento alla valutazione del livello di rischio di corruzione, per procedere all’eventuale aggiornamento delle analisi del rischio
  • permette alle aree territoriali di audit di monitorare l’aggiornamento delle schede in relazione agli interventi di audit interno, e, ai direttori regionali, di monitorare lo stato dei presidi sui rischi di corruzione da parte degli uffici da loro dipendenti, in relazione alle previsioni del Ptpct.

1 - Continua
 

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