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Analisi e commenti

Per le raccolte pubbliche di fondi
rendicontazione a “maglie larghe”

In sede di controllo, gli enti sportivi dilettantistici possono fornire idonei riscontri documentali per attestare la realizzazione dei proventi esclusi dal reddito imponibile

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La mancata redazione del rendiconto dei proventi realizzati nell’ambito di una raccolta pubblica di fondi da parte di un’associazione o di una società sportiva dilettantistica, in regime di legge 398/1991, non determina, di per sé, l’inapplicabilità della norma che esclude da Ires tali proventi. Tuttavia, è necessario che, in sede di controllo, l’ente sia in grado di fornire gli “idonei riscontri” utili a dimostrare la realizzazione dei proventi esenti.
È quanto chiarito dall’Agenzia delle entrate nella circolare n. 18/E del 1° agosto 2018 (paragrafo 6.8), con la quale l’Amministrazione, all’esito del tavolo di confronto con il Coni, ha fatto il punto della situazione sulle principali questioni fiscali di interesse delle associazioni e delle società sportive dilettantistiche.

Raccolte pubbliche di fondi
Nel novero delle disposizioni agevolative previste a favore degli enti sportivi dilettantistici vi è quella secondo cui per le associazioni e le società, che hanno scelto di applicare il regime speciale disciplinato dalla legge 398/1991, non concorrono a formare il reddito imponibile ai fini Ires, per un numero di eventi complessivamente non superiore a due per anno e per un importo non superiore a 51.645,69 euro, i proventi realizzati:
  • nello svolgimento di attività commerciali connesse agli scopi istituzionali (cioè attività strutturalmente funzionali alla manifestazione sportiva dilettantistica e rese in concomitanza con lo svolgimento della stessa – ad esempio, rientrano nella previsione in esame i proventi derivanti dalla somministrazione di alimenti e bevande in occasione dell’evento, la vendita di materiale sportivo e di gadget pubblicitari – cfr circolare Min. Finanze n. 43 dell’8 marzo 2000)
  • attraverso raccolte pubbliche effettuate occasionalmente, anche mediante offerte di beni di modico valore o di servizi ai sovventori, in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione (le raccolte di fondi, quindi, possono essere realizzate anche attraverso la vendita di beni e la prestazione di servizi a fronte di offerte non commisurate al valore del bene o del servizio – cfr circolare Min. Finanze n. 43 dell’8 marzo 2000). 
Questa previsione è dettata dall’articolo 25, comma 2, lettere a) e b), della legge 133/1999; sebbene la disposizione faccia riferimento alle sole associazioni, essa è applicabile anche alle società sportive dilettantistiche (cfr articolo 90, comma 1, legge 289/2002).

Obbligo di rendicontazione
In relazione ai proventi derivanti dalle raccolte di fondi (e dalle attività commerciali connesse agli scopi istituzionali) sussiste, in capo agli enti, uno specifico obbligo contabile.
Associazioni e società, infatti, sono tenute a redarre, entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio sociale, un apposito e separato rendiconto, in cui devono essere indicate, con modalità chiare e trasparenti (anche attraverso una relazione illustrativa), le entrate e le spese relative a ciascuno degli eventi realizzati (cfr articolo 20, secondo comma, Dpr 600/1973, circolare Min. Finanze n. 124 del 12 maggio 1998 e risoluzione n. 126/E del 16 dicembre 2011).

Mancata redazione del rendiconto
Sulle conseguenze derivanti dal mancato assolvimento dell’adempimento contabile è intervenuta l’Agenzia delle entrate affermando, in una prospettiva tesa alla prevalenza degli aspetti sostanziali su quelli formali, che la mancata redazione del rendiconto non implica automaticamente l’inapplicabilità della disposizione di esclusione dalla base imponibile Ires dei proventi in esame, realizzati e non formalmente rendicontati (circolare n. 18/E del 1° agosto 2018, paragrafo 6.8).
Tuttavia, ha precisato l’Amministrazione, affinché la disposizione di favore possa in concreto essere legittimamente applicata, è necessario che, in sede di controllo, l’associazione (o la società) sia in grado di fornire gli “idonei riscontri” documentali attraverso i quali dimostrare la realizzazione dei proventi esclusi dal reddito imponibile.

Peraltro, l’Agenzia ha chiarito che l’adempimento in esame può considerarsi soddisfatto anche se i dati da riportare nel rendiconto (entrate e spese relative alle raccolte fondi) sono comunque desumibili dalla contabilità generale dell’ente (fermo restando l’obbligo di redazione e conservazione della relazione illustrativa).

In ogni caso, gli enti che non hanno predisposto il rendiconto sono assoggettati alla sanzione amministrativa da 1.000 a 8mila euro (articolo 9, comma 1, Dlgs 471/1997).

Invece, nel caso in cui l’associazione e la società, non solo non hanno redatto il rendiconto, ma non sono in grado, in sede di controllo, di fornire gli “idonei riscontri” documentali, i proventi devono essere assoggettati a tassazione (al pari di quelli conseguiti nell’esercizio di attività commerciali) con l’applicazione del coefficiente di redditività del 3% (cfr articolo 2, comma 5, legge 398/1991).

Pertanto, in questa ipotesi, i proventi concorrono alla determinazione del limite di 400mila euro, superato il quale si determina la decadenza dal regime agevolato e l’applicazione della disciplina ordinaria sia in materia di determinazione delle imposte dovute sia di adempimenti contabili e fiscali.
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