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Analisi e commenti

Robin tax, gli effetti su consolidato e trasparenza

Addizionale dovuta, senza possibili compensazioni, dalle singole società partecipanti alla tassazione

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Tra le diverse novità introdotte nel panorama fiscale italiano dalla manovra d'estate (Dl 112/2008), un'attenzione particolare merita la "robin tax". Scopo principale del prelievo (gravante, come si potrà osservare, sulle imprese operanti in determinati settori) è finanziare la concessione di una carta sociale prepagata, con la quale le fasce più deboli della popolazione, che versano in condizione di maggior disagio economico, potranno acquistare generi alimentari ovvero pagare le bollette energetiche.

Aspetti generali
Da un punto di vista sostanziale, la robin tax consiste in una maggiorazione (rectius addizionale) dell'aliquota ordinaria Ires, in misura pari a 5,5 punti percentuali, dovuta dalle imprese che operano nei seguenti settori:
  • ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi
  • raffinazione petrolio, produzione o commercializzazione di benzine, petroli, gasoli, per usi vari, oli lubrificanti e residuati, gas di petrolio liquefatto e gas naturale
  • produzione o commercializzazione di energia elettrica.

Oltre a operare nei settori sopra individuati, il comma 16 dell'articolo 81 prevede che ai fini dell'applicazione dell'addizionale, occorre aver conseguito nel periodo d'imposta precedente un volume di ricavi superiore a 25 milioni di euro.
Al riguardo, l'ultimo periodo del comma 16, introdotto in sede di conversione del decreto legge in parola, si preoccupa di disciplinare quelle ipotesi in cui l'impresa interessata svolga anche altre attività oltre quelle precedentemente elencate. In tal caso, è previsto che per l'applicazione della robin tax i ricavi relativi alle attività riconducibili ai settori individuati dal comma 16 debbano comunque essere prevalenti rispetto all'ammontare complessivo dei ricavi conseguiti.

Un'altra modifica intervenuta in sede di conversione riguarda l'esclusione dall'applicazione dell'addizionale per i soggetti che producono energia elettrica mediante l'impiego prevalente di biomasse e di fonte solare-fotovoltaica o eolica. La deroga consente, in buona sostanza, di non penalizzare quelle imprese che, pur producendo energia elettrica, si avvalgono, comunque, di fonti energetiche non inquinanti, risultando, pertanto, meritevoli di tutela.

Per quanto concerne, poi, l'entrata in vigore della citata disposizione, il comma 17 fissa, in deroga allo Statuto dei contribuenti (legge 212/2000), la sua applicazione a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007.
Va precisato che la decorrenza è stata modificata in sede di conversione del Dl. Infatti, la precedente versione del comma 17 indicava quale primo periodo d'imposta di interesse della robin tax quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto stesso.
Dal momento che la manovra d'estate è entrata in vigore il 25 giugno 2008, qualora fosse rimasta invariata la precedente decorrenza, l'applicazione dell'addizionale avrebbe interessato anche quei contribuenti con periodo d'imposta in corso alla predetta data, ma iniziato anteriormente al 31 dicembre 2007. Si pensi, ad esempio, a una società di capitali con periodo d'imposta a cavallo tra il 2007 e il 2008 (1° luglio 2007 - 30 giugno 2008); la società avrebbe dovuto liquidare già in tale periodo d'imposta l'addizionale, assoggettando, quindi, il proprio reddito imponibile a un'aliquota complessiva del 38,5% (33% di aliquota ordinaria e 5,5% di addizionale). Com'è noto, infatti, la riduzione dell'aliquota Ires dal 33 al 27,5%, a opera della Finanziaria 2008, si applica a decorrere dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007.

Da ultimo, il decreto legge si è anche preoccupato di impedire che i soggetti tenuti al versamento della robin tax possano traslare il maggior onere sostenuto in capo ai consumatori finali. A tal fine, è fatto espresso divieto agli operatori economici dei settori richiamati dal comma 16 di traslare l'onere della maggiorazione d'imposta sui prezzi al consumo. L'Autorità per l'energia elettrica e il gas dovrà vigilare sulla puntuale osservanza della disposizione.

Consolidato nazionale
Con l'inserimento nell'articolo 81 del Dl 112/2008 dei commi 16-bis e 16-ter a opera della legge di conversione, sono state disciplinate le ipotesi di coesistenza tra la robin tax e i regimi del consolidato nazionale e della trasparenza fiscale.
In particolare, il comma 16-bis prevede che i soggetti obbligati ad applicare l'addizionale, qualora abbiano esercitato l'opzione per la tassazione di gruppo di cui agli articoli 117 e seguenti del Tuir, devono assoggettare autonomamente il proprio reddito ad addizionale e provvedere al relativo versamento. Ne deriva che uno dei vantaggi principali offerti dall'adesione al consolidato nazionale, rappresentato dalla possibilità di compensare i risultati, positivi e negativi, delle società partecipanti, non opera con riferimento alla base imponibile dell'addizionale.

Al fine di meglio chiarire quanto sopra esposto, si ipotizzi un consolidato costituito da due società: la società A consolidata, rientrante tra i soggetti tenuti al versamento dell'addizionale, e la società B consolidante, non obbligata all'applicazione della robin tax.
Nel periodo d'imposta 2008, la situazione reddituale del consolidato è la seguente:
 reddito individuale prodotto dalla società Areddito individuale prodotto dalla società Breddito complessivo del gruppo
Anno 200812.000-15.500-3.500

La società A dichiara un reddito imponibile pari a 12mila, mentre la società B dichiara una perdita di 15.500. In tal caso, il consolidato non dovrà versare alcuna Ires, in quanto il reddito trasferito dalla prima società troverà piena compensazione con la perdita trasferita dalla seconda. Tuttavia, la società A dovrà versare autonomamente l'addizionale Ires pari al 5,5% di 12mila, ovvero 660. "A", infatti, non potrà utilizzare a scomputo dalla base imponibile dell'addizionale la perdita prodotta dall'altra società del gruppo.

La soluzione prospettata, dunque, ha il pregio di non penalizzare oltremodo le società obbligate al versamento dell'addizionale, in quanto consente alle stesse di aderire alla tassazione di gruppo anche qualora le altre società della fiscal unit non siano soggette al medesimo obbligo. D'altronde, sarebbe stato eccessivamente complicato gestire nell'ambito del consolidato due diversi livelli di tassazione, uno con aliquota ordinaria del 27,5% e l'altro con aliquota maggiorata del 33% (aliquota ordinaria più addizionale). Ciò giustifica, quindi, la scelta del legislatore di mantenere in capo alle singole società partecipanti l'obbligo di provvedere autonomamente alla liquidazione ed al versamento dell'addizionale, senza coinvolgere la fiscalità del gruppo.

Trasparenza fiscale
Analogamente a quanto visto a proposito del consolidato nazionale, il Dl 112/2008 (comma 16-ter dell'articolo 81) disciplina anche le ipotesi di coesistenza tra la robin tax e il regime della trasparenza fiscale. In particolare, è previsto che i soggetti sottoposti al prelievo aggiuntivo, qualora optino in qualità di partecipati per il regime di cui all'articolo 115 del Tuir, devono assoggettare autonomamente il proprio reddito all'addizionale e provvedere al relativo versamento.
In buona sostanza, il legislatore ha voluto evitare che i soci della società trasparente siano obbligati loro stessi a versare l'addizionale calcolata sul reddito ricevuto per trasparenza, lasciando tale obbligo in capo alla società partecipata. Pertanto, quest'ultima dovrà liquidare e versare l'addizionale pari al 5,5% del reddito prodotto, mentre i soci dovranno assoggettare il medesimo reddito (sommato al reddito proprio) ad aliquota ordinaria (27,5%).

Qualora, invece, sia la società partecipante a possedere i requisiti per l'applicazione della robin tax, il reddito prodotto da quest'ultima deve essere assoggettato ad addizionale senza tenere conto del reddito imputato dalla partecipata. Ciò significa che il socio dovrà dichiarare due basi imponibili separate: la prima da assoggettare ad aliquota, tenendo conto del reddito ricevuto per trasparenza dalla partecipata, la seconda da assoggettare all'addizionale Ires del 5,5%, senza tenere conto del predetto reddito.

Al fine di meglio chiarire quanto sopra descritto, si considerino i seguenti esempi.
Esempio n. 1
La società A, rientrante tra i soggetti tenuti al versamento dell'addizionale Ires, ha optato con la partecipata B per il regime della trasparenza fiscale, ai sensi dell'articolo 115 del Tuir.
Considerando che la società A possiede una percentuale di partecipazione agli utili di B pari al 25%, la situazione che si presenta per il periodo d'imposta 2008 è la seguente:
 reddito individuale prodotto dalla società Areddito individuale prodotto dalla società Breddito complessivo società A
Anno 2008-12.00062.0003.500

La società A dovrà tassare con aliquota ordinaria del 27,5 % il reddito complessivo (tenendo conto anche di quello imputato per trasparenza dalla società B), pari a 13.375, determinando un'imposta lorda di 3.678.
Inoltre, "A" dovrà liquidare e versare l'addizionale, calcolata applicando al reddito individuale dalla stessa prodotto (non tenendo conto di quello imputato per trasparenza dalla società B), pari a 12mila, l'aliquota del 5,5 %, determinando un'imposta di 660.
Esempio n. 2
 reddito individuale prodotto dalla società Areddito individuale prodotto dalla società Breddito complessivo società A
Anno 200812.0005.50013.375

La società A dovrà tassare con aliquota ordinaria del 27,5% il reddito complessivo (tenendo conto anche di quello imputato per trasparenza dalla società B), pari a 3.500, determinando un'imposta lorda di 963.
Inoltre, non dovrà versare alcuna addizionale, in quanto il reddito individuale (non tenendo conto di quello imputato per trasparenza dalla società B) è negativo.
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