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Analisi e commenti

Per i terreni e le partecipazioni
rivalutazione anche nel 2018_4

L’imposta sostitutiva può essere versata, con modello F24, in un’unica soluzione oppure in tre rate annuali di pari importo; in quest’ultimo caso, sono dovuti gli interessi del 3%

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Dopo aver analizzato le norme relative a ciascuna delle due ipotesi di rivalutazione, nell’ultima parte del contributo ci si sofferma su alcune delle regole comuni, con particolare riferimento all’ambito soggettivo di applicazione del meccanismo agevolativo, al versamento dell’imposta sostitutiva, al rapporto con precedenti rivalutazioni e alla compilazione della dichiarazione dei redditi.

Ambito soggettivo
Il regime agevolato in esame è finalizzato alla rideterminazione del costo o valore di acquisto delle partecipazioni (qualificate e non qualificate), non negoziate in mercati regolamentati, e dei terreni, edificabili e con destinazione agricola, ai fini del calcolo delle plusvalenze emergenti in sede di cessione a titolo oneroso di tali beni.
La possibilità di procedere alla rivalutazione, quindi, è riservata ai soggetti che, qualora cedessero tali beni, realizzerebbero redditi diversi, quali sono, appunto, le plusvalenze previste dall’articolo 67, comma 1, lettera a, b, c e c-bis, Tuir. Si tratta di persone fisiche, società semplici (e soggetti a esse equiparati) ed enti non commerciali.

Versamento dell’imposta sostitutiva
L’aliquota dell’imposta sostitutiva è pari all’8% sia per la rivalutazione dei terreni sia per la rivalutazione delle partecipazioni, a prescindere dalla circostanza che siano qualificate o non qualificate. Per la determinazione dell’importo dovuto, tale aliquota deve essere applicata sul valore di perizia.

L’imposta sostitutiva deve essere versata, con modello F24:

  • in un’unica soluzione, entro il 30 giugno 2018 (il termine, tuttavia, slitta al 2 luglio perché il 30 giugno cade di sabato)
  • oppure in tre rate annuali di pari importo - 2 luglio 2018, 30 giugno 2019 (il termine però slitta al 1° luglio 2019 perché il 30 giugno è domenica), 30 giugno 2020.  
    Sull’importo delle rate successive alla prima sono dovuti gli interessi nella misura del 3% annuo, da versare contestualmente a ciascuna rata.

L’Agenzia delle entrate ha precisato che “il versamento dell’intera imposta sostitutiva (ovvero della prima rata) oltre il termine previsto dalla norma non consente l’utilizzo del valore rideterminato ai fini del calcolo della plusvalenza realizzata. In tale ipotesi, il contribuente può richiedere il rimborso dell’imposta sostitutiva (…) versata” (circolare n. 47/E del 24 ottobre 2011, paragrafo 1.3).

Perfezionamento della rivalutazione
Nello stesso documento di prassi ricordato sopra, l’Amministrazione ha altresì chiarito che “l’opzione per la rideterminazione dei valori e la conseguente obbligazione tributaria si considerano perfezionate con il versamento dell’intero importo dell’imposta sostitutiva ovvero, in caso di pagamento rateale, con il versamento della prima rata. Infatti, il contribuente può avvalersi immediatamente del nuovo valore di acquisto ai fini della determinazione delle plusvalenze di cui all’articolo 67 del Tuir”.
Ne consegue che chi ha eseguito il versamento dell’imposta dovuta ovvero di una o più rate, qualora, in sede di determinazione delle plusvalenze realizzate a seguito della cessione delle partecipazioni o dei terreni, non tenga conto del valore rideterminato, non ha diritto al rimborso dell’imposta pagata ed è tenuto, nell’ipotesi di pagamento rateale, a effettuare i versamenti successivi. Infatti, sottolinea l’Agenzia, “le norme in esame prevedono (…) la facoltà di avvalersi di un’agevolazione e il contribuente non può modificare successivamente la scelta liberamente effettuata in mancanza di una apposita disposizione in tal senso”.
Peraltro, se il contribuente ha versato la prima rata nei termini e poi non versa le rate successive, i relativi importi sono iscritti a ruolo ai sensi degli articoli 10 e seguenti, Dpr 602/1973 (cfr circolare n. 47/E del 24 ottobre 2011).

L’effettuazione di successive procedure di rideterminazione
È possibile rideterminare il valore delle partecipazioni e dei terreni detenuti alla data del 1° gennaio 2018 anche nell’ipotesi in cui si sia in precedenza già usufruito del meccanismo agevolativo. Questa possibilità è consentita anche se la seconda perizia giurata di stima riporta un valore inferiore a quello risultante dalla perizia precedente.
A tal proposito, il decreto legge 70/2011 ha previsto che coloro i quali si avvalgono della rideterminazione dei valori di acquisto di partecipazioni e terreni, qualora abbiano effettuato una precedente rideterminazione del valore dei medesimi beni, possono detrarre dall’imposta sostitutiva dovuta per la nuova rivalutazione l’importo relativo all’imposta sostitutiva già versata (articolo 7, comma 2, lettere ee).
In alternativa allo scomputo dell’imposta già versata, il contribuente può presentare istanza di rimborso dell’imposta sostitutiva pagata in passato, ai sensi dell’articolo 38, Dpr 602/1973. Il termine di decadenza per la richiesta di rimborso (48 mesi) decorre dalla data in cui si verifica la duplicazione del versamento e cioè dalla data di pagamento dell’intera imposta sostitutiva dovuta per effetto dell’ultima rideterminazione effettuata ovvero dalla data di versamento della prima rata.
In ogni caso, l’importo del rimborso non può essere superiore a quello dovuto in base all’ultima rideterminazione effettuata (articolo 7, comma 2, lettere ff).

Dichiarazione dei redditi
I dati relativi alla rideterminazione del valore delle partecipazioni e dei terreni devono essere indicati nel modello di dichiarazione Redditi. In particolare, in caso di rideterminazione del valore delle partecipazioni, si deve compilare l’apposita sezione del quadro RT e, per la rideterminazione del valore dei terreni, si deve compilare l’apposita sezione del quadro RM.
Anche i contribuenti che utilizzano il modello 730 devono trasmettere i suddetti quadri del modello Redditi e il relativo frontespizio.
L’omessa indicazione nel modello Redditi dei dati relativi alla rivalutazione costituisce una violazione formale, per la quale si applicano le sanzioni previste dall’articolo 8, comma 1, Dlgs 471/1997 (sanzione amministrativa da 250 a 2.000 euro). In ogni caso, restano impregiudicati gli effetti della rideterminazione (cfr circolare n. 1/E del 15 febbraio 2013, paragrafo 4.3).
 

4 - fine
La prima parte è stata pubblicata giovedì 3 maggio
La seconda parte è stata pubblicata mercoledì 9 maggio
La terza parte è stata pubblicata lunedì 14 maggio

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