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Analisi e commenti

Transfer pricing, come e quando ricorrere al metodo del Tnmm - 1

Acronimo di transactional net margin method è utilizzato in alternativa alle metodologie più comunemente utilizzate

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Il presente contributo si collega al precedente focus, intitolato "Transfer pricing, come e quando si forma la prova nella pratica", in cui si è cercato di offrire alcuni spunti di riflessione sui possibili percorsi di indagine da seguire nelle verifiche aventi ad oggetto la valutazione al valore normale delle operazioni internazionali infragruppo. Obiettivo dell'attuale intervento è quello di rappresentare i vari passaggi di una concreta attività di controllo, conclusa mediante accertamento con adesione, che si è svolta nei confronti di una società di capitali italiana operante nel settore della distribuzione all'ingrosso e appartenente a un gruppo multinazionale. Nel ripercorrere gli step delle fasi investigative in azienda e amministrative in ufficio, si coglierà altresì l'occasione di svolgere una ricognizione della metodologia di definizione delle politiche di prezzo intercompany basata sul margine netto della transazione, che ha interessato la fattispecie in discussione. Non si deve dimenticare che il transactional net margin method o Tnmm, oltre a costituire uno dei metodi oggetto di un sempre più frequente ricorso da parte dei contribuenti nelle analisi di transfer pricing, risulta attualmente al centro di un vivace dibattito in ambito Ocse.
 
I presupposti applicativi della disciplina del transfer pricing
Durante l'attività istruttoria esterna, i funzionari dell'Agenzia delle Entrate hanno dapprima appurato le condizioni di applicazione dell'articolo 110, comma 7, del Tuir. La disposizione de qua, si rammenta, reca un criterio, derogatorio rispetto a quello che vuole la rilevanza nella determinazione del reddito di impresa del corrispettivo contrattuale pattuito tra le parti, secondo cui, in presenza di determinati presupposti (operazioni infragruppo che coinvolgono una impresa italiana ed una consociata non residente), occorre valutare i componenti di reddito al valore normale, per la cui individuazione si rimanda, a livello normativo, agli articoli 9 e 110, comma 2, dello stesso Tuir. I requisiti di operatività della norma sono stati individuati in maniera sommaria prima dell'accesso grazie alla lettura del bilancio di esercizio depositato presso la Camera di Commercio e, successivamente, durante le preliminari fasi del controllo in azienda, sia mediante la consultazione dei libri sociali e del company profile messi a disposizione dal contribuente, sia attraverso l'analisi delle scritture contabili e delle fatture. È stata riscontrata, in sostanza, la presenza di transazioni tra il contribuente verificato e una società domiciliata in un Paese del nord Europa, entrambi sottoposti al controllo societario da parte di un soggetto extra-europeo. In particolare, è emerso che la società italiana distribuiva i prodotti del gruppo sul territorio nazionale nei confronti di imprese commerciali. A livello contrattuale, il rapporto tra la verificata e la sua consociata non residente risultava regolato da un "low risk distribution agreement", in virtù del quale la prima agiva come distributore "a basso rischio" (analogamente ad altre affiliate presenti in diversi paesi del "vecchio continente") mentre la seconda operava come produttore centralizzato a livello europeo. Il soggetto italiano, in forza di tale accordo, aveva acquistato, nell'anno sottoposto a indagine, beni materiali dalla propria consociata per rivenderli a dettaglianti terzi italiani. 

Richieste di chiarimenti effettuate dagli ispettori
Lo step successivo del controllo ha visto gli investigatori fiscali avanzare, nei confronti della società verificata, la richiesta di documentazione che attesta la conformità del proprio pricing al principio del valore normale. Ci si è informati, nello specifico, sull' eventuale esistenza di un apposito studio sui prezzi di trasferimento prodotto internamente ovvero commissionato dalla parte a una società di consulenza. Tale richiesta ha trovato risposta affermativa. La società verificata ha quindi prodotto un report di analisi dei prezzi praticati nei rapporti economico-commerciali nell'ambito delle varie entità appartenenti al gruppo. A tal punto, compito dei funzionari è stato di analizzare attentamente il documento, vagliando se, e in quale misura, le circostanze ivi riprodotte si fossero verificate nell'operatività della società residente durante il periodo sottoposto a controllo.

Struttura e contenuto dello studio di transfer pricing
Il report prodotto dal contribuente verificato constava di più sezioni. Il capitolo dedicato alla descrizione della attività, preceduto dall'introduzione che esplicitava lo scopo dello studio, recava una descrizione generale della società residente e della sua strategia di impresa, nonché dettagliate informazioni sulla struttura organizzativa, giuridica e operativa del gruppo multinazionale, con l'indicazione delle varie fasi di articolazione del relativo ciclo produttivo. Seguiva l'analisi funzionale e dei rischi, in cui erano confrontate le funzioni svolte dalle varie entità appartenenti al gruppo e le responsabilità assunte dalle stesse (considerando beni utilizzati e rischi affrontati): mediante l'esame dei contribuiti forniti dalle singole società, erano individuate quelle dotate di maggiore specificità, destinate a essere remunerate in misura superiore. La successiva sezione rubricata "Analisi sui prezzi di trasferimento" si apriva con un breve excursus normativo, per poi affrontare il problema della selezione del metodo ritenuto più adatto al caso di specie ai fini della determinazione dei prezzi di trasferimento nell'ambito del gruppo multinazionale. Dopo aver ritenuto non idonei ad essere applicati alla situazione concreta le metodologie tradizionali (confronto del prezzo, prezzo di rivendita e costo maggiorato), principalmente a causa della mancanza di transazioni realmente comparabili, lo studio suggeriva l'adozione del transactional net margin method. Veniva quindi descritta la procedura di ricerca delle società comparables: utilizzando una banca dati contenente i dati societari e di bilancio delle imprese commerciali operanti a livello europeo, sono stati considerati vari criteri di ricerca (non appartenenza a gruppi societari, codice attività, prodotti trattati, attività concretamente svolta, volume di affari minimo) e ulteriori filtri (esclusione di società in start-up, valutazione degli indici di bilancio rappresentativi delle funzioni svolte, dei rischi sopportati e degli assets impiegati), addivenendo, in tal modo, all'individuazione di un campione rappresentativo di 15 società (di cui 3 italiane) con un profilo economico comparabile a quello dei distributori locali a basso rischio operanti nel gruppo multinazionale. L'ultima sezione dello studio si concludeva con la determinazione di un arm's length range, un intervallo di valori, cioè, all'interno dei quali doveva ricadere la redditività delle società del gruppo al fine di rispettare il principio di libera concorrenza nelle proprie transazioni: nello specifico, veniva osservato che la remunerazione delle funzioni di distributori a basso rischio avrebbe incontrato la misura del valore di mercato se l'indicatore di profitto prescelto (operating margin) si fosse attestato in un determinato intervallo di distribuzione (interquartile range) situato tra i due determinati valori percentuali.

Analisi della situazione del gruppo
Gli aspetti salienti del report sui prezzi di trasferimento prodotto dal contribuente, su cui si è concentrata maggiormente l'attenzione degli investigatori, hanno riguardato l'analisi del business e quella funzionale, la scelta del metodo di determinazione del valore normale, i criteri di selezione delle società comparabili e l'individuazione dell'indicatore di profitto atto a valutare la congruità delle transazioni infragruppo. In ordine al primo aspetto, nello studio veniva espressamente sottolineato come il settore industriale nel quale operava il gruppo, a livello mondiale, fosse altamente competitivo e frammentato. In ogni regione e nei singoli Paesi, si leggeva nel report, i vari competitor si confrontavano con numerosi produttori, dettaglianti e negozi strutturati; inoltre, la eterogeneità del mercato dipendeva dalla presenza o meno, nelle varie aree, di più marchi, associati a prodotti di diversa qualità.

Gli aspetti più importanti della disamina
Nell'esaminare l'analisi funzionale condotta dalla Parte, gli investigatori hanno chiesto delucidazioni in merito alla qualificazione di distributore "a basso rischio" attribuita alla società verificata. Va detto che le società di distribuzione vengono solitamente classificate in:  marketer/distributor (svolge tutte le funzioni distributive - compreso il marketing - e sostiene tutti i rischi tipici di tale entità, ovvero rischio di mercato, rischio di magazzino, rischio di credito, rischio di cambio); distributor (si differenzia dal precedente profilo per la mancanza di significative funzioni di marketing); low (o limited) risk distributor (pur rimanendo titolare dei beni trasferiti, non si assume o si assume in parte i rischi - credito, magazzino, mercato, cambio - propri di un "distributore pieno"); commissionaire (vende in nome proprio ma per conto del proprio principal: in cambio dello svolgimento di attività relative alla ricerca di potenziali clienti, introduzione di nuovi prodotti sul mercato, mantenimento di rapporti con la clientela e limitati servizi di assistenza, percepisce una commissione generalmente basata sulle vendite nette); commission agent (non acquista i prodotti per la rivendita ma riceve una provvigione sulle vendite realizzate per conto delle manufacturing/distribution entity). Dall'approfondimento della posizione del soggetto sottoposto ad ispezione, è emerso che esso presentava gran parte delle caratteristiche proprie di un low risk distributor, come sopra definito.
 

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