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Acqua, prospettive per una fiscalità mondiale

Acqua, prospettive per una fiscalità mondiale

Dal 18 al 20 marzo si è svolta a Bruxelles, presso la sede del Parlamento Ue, l’ Assemblea mondiale degli eletti e dei cittadini 
 

Per la prima volta una sede istituzionale ha ospitato una assemblea composta dai rappresentanti dei componenti della società civile. L’obiettivo è stabilire un collegamento stabile tra cittadini e istituzioni internazionali per garantire l’accesso a questa importante risorsa a tutti gli abitanti del Pianeta. Una parte delle spese pubbliche, e in particolare quelle connesse al cosiddetto "Stato liberale", proprio perché strettamente correlate alle funzioni tradizionali di un Paese, sono imputate necessariamente, in ragione del loro carattere indivisibile, sulla generalità dei contribuenti attraverso i tributi. Diversamente, il costo di altre "uscite" pubbliche, quelle legate al cosiddetto "Stato sociale", proprio perché possono essere riferite, in modo diretto o indiretto, a un determinato soggetto sono attribuite alla persona che se ne serve. Sotto il profilo fiscale, quindi, possono sorgere differenti contrasti tra chi sostiene una fiscalizzazione, cioè una erogazione gratuita agli interessati e quindi un finanziamento da parte della generalità dei contribuenti, e chi, invece, ritiene necessario una tassazione in capo al singolo utente.

Il beneficio e la controprestazione
La scelta del quantum debeatur all’utente è comunque eminentemente una valutazione di natura politica. Dal punto di vista tecnico sono configurabili differenti soluzioni. In estrema sintesi, secondo il criterio del "beneficio" o della "controprestazione", il bene pubblico deve essere pagato da chi se ne serve. Questo principio si contrappone, per certi aspetti, a quello del "sacrificio" che, al contrario, tende a far pagare colui che ha i mezzi economici per farlo, a prescindere dal reale utilizzo del bene sottostante. Il criterio della "capacità contributiva" (articolo 53 della Costituzione), quindi, impone un sacrificio per ragioni di equità sociale a chi è realmente più ricco, cioè a chi produce reddito, per dare a tutti ciò che rientra nella dignità di base della persona umana.

Assemblea mondiale degli eletti e dei cittadini per l’acqua
Tanto premesso, dal al 20 marzo 2007, a Bruxelles, presso la sede del Parlamento europeo, si è tenuta la prima Assemblea mondiale degli eletti e dei cittadini per l’Acqua. Per la prima volta una sede istituzionale ha ospitato una Assemblea composta dai rappresentanti dei componenti della società civile. L’obiettivo è stabilire un collegamento tra cittadini ed istituzioni internazionali allo scopo di assumere impegni tangibili volti a garantire l’accesso all’acqua per tutti gli abitanti del Pianeta. La scorsa settimana, precisamente il 22 marzo, è stata celebrata la giornata mondiale dell'acqua. Una risorsa fondamentale per la vita che oggi assume un valore ancora più significativo per le implicazioni connesse alla difesa dell'ecosistema.

Gli obiettivi concreti
Lo scopo primario che l’Amece si propone è far incontrare tutti gli eletti delle Amministrazioni comunali, regionali, nazionali e internazionali, i responsabili delle comunità locali, il mondo economico e sociale, per assumere alcune misure concrete comuni. Gli argomenti affrontati all’interno delle varie sessioni dell’Assemblea hanno riguardato le seguenti tematiche: realizzare il diritto all’acqua potabile; promuovere l’acqua come bene comune; garantire la partecipazione effettiva e reale dei cittadini al governo dell’acqua; assicurare il finanziamento pubblico, attraverso lo sviluppo di una fiscalità mondiale.

Fiscalità mondiale per l’acqua: atto di collaborazione tra gli Stati
Le ineguaglianze fra le differenti regioni del mondo hanno ormai raggiunto condizioni inverosimili e livelli politicamente pericolosi (inevitabili migrazioni, tensioni geopolitiche etc.). Per tali ragioni, secondo autorevoli osservatori, non è più procrastinabile promuovere una fiscalità mondiale, complementare alle risorse disponibili a livello dei singoli Paesi e delle comunità locali, il cui obiettivo principale sarebbe finanziare gli investimenti per garantire la fornitura dell’acqua per tutti. Il risultato di un atto di collaborazione tra Stati, i soli a detenere la capacità di imporre i tributi, implica che tale potere, espressione fondamentale dell’esercizio dello ius imperii, sia messo al servizio di un obiettivo internazionale. Contrariamente all’opinione corrente, occorre rilevare che la creazione di tributi internazionali non richiederebbe alcuno sconvolgimento istituzionale, non comporterebbe la creazione di alcuna nuova organizzazione mondiale, potrebbe essere messa in atto per un tempo determinato, potrebbe essere concentrata su un "cuore" di bisogni fondamentali che avrebbero assoluta necessità di essere finanziati in modo stabile e gratuito. A livello esemplificativo tra le risorse potenziali di questa fiscalità internazionale possono citarsi la tassazione delle transazioni finanziarie e degli scambi speculativi, la lotta contro i paradisi fiscali (tax haven) o centri off-shore, l’imposta sui grandi patrimoni (i tre primi "patrimoni" mondiali equivalgono ai redditi annuali di 400 milioni di persone), la tassa sulle emissioni di Co2 sui trasporti aerei (il kerosene è l’unico carburante esente da tassazione), la tassa sulla produzione degli scarti nucleari, l’imposta dell’1 per cento su tutte le spese militari, la tassa sulle concessioni di prelievo di acque per usi produttivi, la tassa dell’1 per cento sui profitti delle imprese che imbottigliano acque minerali e bibite gassate.

La legge finanziaria per il 2007
In Italia l’articolo 1, comma 1284 della legge n. 296 del 27 dicembre 2006 ha previsto l’istituzione, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, di un fondo di solidarietà finalizzato a promuovere il finanziamento esclusivo di progetti e interventi, in ambito nazionale e internazionale. L’obiettivo è garantire il maggior accesso possibile alle risorse idriche secondo il principio della garanzia dell’accesso all’acqua a livello universale. Nella specie, per ogni bottiglia di acqua minerale o da tavola in materiale plastico venduta al pubblico è istituito un contributo pari a 0,1 centesimi di euro che va a confluire nel predetto fondo. Le modalità di funzionamento e di erogazione delle risorse del fondo, sono indicate con decreto del ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con il ministro degli Affari Esteri, sentito il parere delle competenti Commissioni parlamentari e della Conferenza unificata (articolo 8 del decreto legislativo. n. 281 del 1997) mentre spetta al ministro dell’Economia e delle Finanze il compito di emanare i regolamenti attuativi necessari. Questa "tassa sull’acqua per la solidarietà", quindi, è pagata dalle società concessionarie che imbottigliano e commercializzano l’acqua minerale prelevandola dalle numerose fonti del territorio italiano. I proventi finiscono in un apposito fondo per progetti di accesso alle risorse idriche col duplice obiettivo di: migliorare la gestione delle sorgenti idriche delle zone del nostro Paese che soffrono una "sete" storica, come la Sicilia; garantire il diritto di accesso all’acqua nei Paesi in via di sviluppo.

Il dossier delle Nazioni Unite
Nel mondo 1,5 miliardi di persone non hanno accesso in modo regolare all’acqua mentre più di 2,6 miliardi di abitanti non gode di adeguati servizi igienici e sanitari, tanto che, ogni giorno, circa 4.500 bambini muoiono per malattie legate alla mancanza d’acqua e/o per l’assenza di servizi igienici. Oltre a questi costi umani, la crisi idrica e igienico-sanitaria frena la crescita economica: l’Africa subsahariana perde ogni anno il 5 per cento del Pil, cifra di gran lunga superiore a quello che la regione de qua riceve in aiuti. Le famiglie più povere della Giamaica, del Nicaragua e del Salvador spendono per l’acqua in media più del 10 per cento del loro reddito dove nel Regno Unito, invece, per rientrare tra gli indicatori di difficoltà economica basta spendere più del 3 per cento del reddito familiare. La problematica della questione idrica mondiale, è stata affrontata nel Rapporto sullo sviluppo umano 2006 intitolato "Al di là della scarsità: il potere, la povertà e la crisi idrica globale" del Programma Onu per lo sviluppo (Undp) e diffuso il 9 novembre 2006 in diverse capitali del mondo. Nel documento si raccomanda a tutti i governi di porsi al di là dei generici princìpi costituzionali e di elaborare leggi che garantiscano il diritto degli esseri umani a un approvvigionamento idrico sicuro e accessibile, fisicamente ed economicamente. Secondo le Nazioni Unite, tra gli altri, basterebbe fissare obiettivi chiari e costringere i fornitori del servizio a renderne conto, sviluppare ed espandere la struttura di regolamentazione, ripensare e riprogettare i sussidi, dare la priorità al settore rurale, rivedere la tassazione delle tariffe.

La normativa italiana
In Italia le disposizioni in materia di risorse idriche sono regolate dalla cd. legge Galli n. 36 del 5 gennaio 1994. La normativa prende atto del fatto che la condizione indispensabile per promuovere gli investimenti privati e per avviare anche in Italia l’industrializzazione del settore idrico risiede nel superamento della frammentazione delle gestioni del servizio. A questo scopo prevede l’estensione della gestione del servizio idrico ad ambiti di dimensioni tali da massimizzarne l’efficienza (Ato - ambito territoriali ottimali), e l’accentramento della gestione dell’intero ciclo dell’acqua all’interno dell’ambito, dalla captazione alla depurazione, in un unico soggetto gestore (servizio idrico integrato). La Galli, tra l’altro, ha delegato alle Ato, entro il termine del 31 dicembre 2007, la responsabilità delle scelte sulle risorse idriche. Considerato, ad oggi, come un bene pubblico, gestito prevalentemente da consorzi finanziati con il criterio della tassazione generale, l’acqua nel nostro Paese ha avuto uno dei costi più bassi dei Paesi europei (0,68 euro al litro cubo di media contro l’1,30 della Spagna; il 2,56 della Francia e il 4,53 della Danimarca fino a tre anni fa) .

Le tariffe delle pubbliche imprese idriche
Negli Stati Uniti d’America, dove l’acqua spesso é stata oggetto di un cattivo impiego e dove l’approvigionamento idrico potrebbe trasformarsi in una delle questioni più gravi per il Paese, industriali e uomini d’affari tendono a spingere sui governi di diversi Paesi, quale il Canada e quelli dell’America latina, per liberalizzare l’utilizzo e la vendita delle loro riserve idriche allo scopo di realizzare gain dal commercio dell’acqua. La pubblica impresa o l’impresa privata assoggettata a regolamentazione pubblica, invece, ha come scopo rendere possibile, al maggior numero di cittadini/persone/contribuenti, la soddisfazione del bisogno pubblico. Per tali ragioni, il prezzo pubblico cercherà di creare l’equivalenza fra costi e proventi, ma non di ottenere il massimo guadagno. Talvolta, invece, potrà accadere ad esempio che lo Stato farà pagare il servizio (idrico) ad alcuni a un prezzo maggiore al costo mentre ad altri ad un prezzo minore: quel che gli uni pagano di più, gli altri pagano di meno. Questa diversificazione di tariffe non è che l’applicazione della teoria economica dei prezzi multipli, con finalità, peraltro, assai differenti da quelle che si propone ad esempio il (monopolista) privato. Con questo sistema, la società pubblica, infatti, tende a estendere a quante più persone possibile il beneficio del servizio, mentre quella privata punta, per tale via, ad accrescere il proprio profitto, tant’è che mentre nella pubblica impresa la tariffa minima praticata può essere tale da scendere anche al di sotto del costo, anche il più basso dei prezzi fissati dal privato procura a questi un guadagno.

Le soluzioni possibili
Disinnescare la "bomba idrica" non significa rendere l’acqua "gratuita" anche perchè la sua raccolta, distribuzione, depurazione (dopo l’utilizzo) comportano alti costi sia per le imprese che per i governi. La sfida politica dei governi democratici, invece, potrebbe essere rivolta verso la considerazione fiscale secondo cui i costi per "l’accesso all’acqua come diritto" potrebbero essere presi a carico dalla collettività principalmente attraverso il sistema tributario generale (com’è il caso dei costi delle forze armate, della magistratura, dell’ordine pubblico, degli interessi sul debito pubblico etc.) e in un quadro nazionale e internazionale di giustizia e solidarietà (articolo 2 della Costituzione italiana). In verità, come si osserva in dottrina, il principio del beneficio è più "suggestivo" rispetto al criterio del sacrificio. Tuttavia, non bisogna esagerare perché attraverso il principio del beneficio, si rischia di imporre un eccessivo sacrificio a chi deve pagare le tasse per sovvenzionare la costruzione di strade, scuole, carceri e via dicendo.

La combinazione di due princìpi
A ogni modo, si tratta di criteri, che nella pratica, al di là delle loro contrapposizioni astratte, sono destinati a fondersi: teoria della capacità contributiva (costi addossati alla fiscalità generale, dove per così dire "paga chi può", magari, con tariffe informate a criteri di progressività, per dissuadere gli utilizzi eccessivi e/o inquinanti) e teoria delle prestazioni e controprestazioni (paga chi si avvale del servizio) potrebbero così coesistere e il dibattito potrebbe spostarsi su come combinare di volta in volta questi due principi. È chiaro che le forze politiche di ispirazione socialdemocratica tenderanno tendenzialmente a salvaguardare la capacità contributiva mentre i cd. liberisti insisteranno di più sul criterio del beneficio. Ma ormai, specie dopo l’affermazione generale dell’economia di mercato, le differenze tra i predetti criteri si sono notevolmente ridotte. Per scegliere bisogna, quindi, considerare l’importanza sociale del singolo bene e l’efficienza in cui il sistema pubblico è in condizione di prestarlo: si può chiedere proporzionalmente di più a chi vuole fare sport, o vuole visitare i musei, rispetto a quanto si può chiedere a chi vuole "accedere" in modo regolare all’acqua potabile o ai servizi igienico-sanitari.
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