Articolo pubblicato su FiscoOggi (https://fiscooggi.it/)

Indetraibilità Iva sui mezzi di trasporto nessuna forzatura dalle pronunzie comunitarie

Indetraibilità Iva sui mezzi di trasporto nessuna forzatura dalle pronunzie comunitarie

Presupposti impositivi e condizioni per l'erogazione del rimborso nelle prestazioni intra Ue

Thumbnail

Si è fatta strada di recente, tra gli addetti ai lavori, la propensione a scorgere nelle pronunzie dei giudici comunitari, in materia di prestazioni aventi a oggetto mezzi di trasporto, delle possibili aperture al superamento del pressoché integrale divieto di detrazione dell'Iva sancito dall'articolo 19-bis1 del Dpr n. 633/72 in relazione alle spese sostenute per i predetti beni.

Com'è noto, infatti, il legislatore tributario italiano ha sancito, a far data dal gennaio 1979, la indetraibilità dell'imposta relativa alle spese sostenute per l'acquisto, riparazione, manutenzione degli autoveicoli, eccezion fatta per una ristretta cerchia di soggetti tassativamente indicati nel richiamato articolo 19-bis1.

A tal proposito, si sono registrate manifestazioni di scontento per il fatto che il legislatore tributario italiano ha inibito, in generale, la detrazione dell'imposta sui beni in parola, senza aver preventivamente attivato le procedure di consultazione presso i competenti organi comunitari.
Si spiega, pertanto, il tentativo da parte delle categorie interessate di individuare dei possibili escamotage al fine di aggirare il divieto alla detrazione dell'Iva sugli acquisti e sulle prestazioni di servizi di autoveicoli posto dall'articolo 19-bis1 del Dpr n. 633/72.

Lo spunto è stato offerto dall'esegesi, un po' azzardata (a giudizio di chi scrive), di alcune sentenze in cui la Corte di giustizia delle Comunità europee affrontava - sia pure in grandi linee - il problema del rimborso dell'Iva assolta dal committente della prestazione nello Stato membro di residenza del prestatore.
Le pronunzie in parola - sentenze C-390/96 del 7/5/98 e C-155/01 dell'11/9/2003 - riguardano, principalmente, la individuazione del criterio di collegamento territoriale, ai sensi dell'articolo 9 della sesta direttiva Cee, per le prestazioni di noleggio e locazione finanziaria di autoveicoli.

In entrambi i casi, seppur con motivazioni differenti avuto riguardo alle peculiarità di ciascuna fattispecie dedotta in giudizio, la Corte, richiamando il paragrafo 1 del citato articolo 9, ha individuato la sede della prestazione di servizi nel domicilio del prestatore e ha, di conseguenza, ritenuto il committente legittimato ad attivare, ai sensi dell'ottava direttiva Cee, la procedura del rimborso del tributo corrisposto in via di rivalsa al prestatore, mediante la presentazione di un'apposita istanza allo Stato di appartenenza del prestatore medesimo.

Dal momento che l'ottava direttiva (più esattamente la direttiva n. 79/1072/Cee) - recante i presupposti per il rimborso dell'Iva assolta dai soggetti passivi non residenti - statuisce, all'articolo 5, che il diritto alla restituzione dell'imposta è subordinato alla sola circostanza oggettiva che la stessa sia detraibile nello Stato membro di residenza del prestatore, si è ritenuto di poter affermare che, qualora il committente sia un soggetto passivo in Italia, le norme che precludono il diritto alla detrazione dell'Iva per le prestazioni di noleggio di autoveicoli non ostano alla restituzione dell'imposta assolta in via di rivalsa nello Stato membro di residenza del prestatore, a condizione che essa risulti detraibile conformemente alla normativa dello Stato membro che eroga il rimborso.
Corollario di tale impostazione è che se lo Stato di residenza del prestatore riconosce il diritto alla detrazione dell'Iva relativa a prestazioni di noleggio di autoveicoli, anche il committente, soggetto passivo di imposta in Italia, sarà ammesso a fruire del medesimo diritto.

Se non sembra, da un lato, criticabile la attendibilità logico-giuridica dell'interpretazione appena esposta, ciò che assolutamente non si condivide è la pretesa di voler far derivare le predette conseguenze dall'interpretazione delle segnalate sentenze della Corte.
E, invero, con le predette pronunzie i giudici comunitari si sono limitati ad affermare quanto segue:

  1. è contrario allo spirito dell'ottava direttiva che uno Stato membro eroghi il rimborso dell'imposta a non residenti secondo modalità meno convenienti di quelle adottate nei confronti dei soggetti passivi ivi residenti (sentenza C-390/96)
  2. "contrasta con la sesta direttiva la normativa di uno Stato membro ai cui sensi le prestazioni di servizi rese ad un cittadino di tale Stato in altri Stati membri siano assoggettati all'IVA qualora esse, se fossero state fornite al medesimo soggetto sul territorio nazionale, non gli avrebbero dato diritto di dedurre l'imposta assolta monte"(sentenza C-155-01).

A ben vedere la Corte si limita solo ad affermare, da un lato, che il diritto al rimborso ai non residenti deve avvenire secondo le identiche modalità previste per i soggetti residenti, senza limitare o rendere più gravoso l'esercizio del medesimo e, dall'altro, che eventuali deroghe alle disposizioni contenute in taluni articoli della sesta direttiva possono essere attivate dagli Stati solo a condizione che non diano luogo a distorsioni di concorrenza.

Non sembra, quindi, che allo stato attuale della giurisprudenza comunitaria sia possibile individuare pronunzie che legittimino l'operatore a "forzare" la preclusione contenuta nel citato articolo 19-bis1 del Dpr n.633/72.
Per questo occorrerà attendere un intervento ad hoc a livello legislativo, peraltro già auspicato e sollecitato da più parti, stante le svariate proposte di legge presentate alle Camere e indirizzate, se non all'integrale rimozione del divieto alla detrazione, quantomeno a un aumento della percentuale dell'imposta detraibile per le spese inerenti i mezzi di trasporto.

URL: https://www.fiscooggi.it/rubrica/articolo/indetraibilita-iva-sui-mezzi-trasporto-nessuna-forzatura-dalle-pronunzie