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Studi di settore: scompare l'annotazione separata

Studi di settore: scompare l'annotazione separata

Prosegue l'iter di semplificazione degli obblighi fiscali

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Abolito l'obbligo dell'annotazione separata dei componenti rilevanti ai fini degli studi di settore per i contribuenti che esercitano due o più attività d'impresa non rientranti nel medesimo studio di settore. Questa l'importante novità contenuta nel decreto del ministero dell'Economia e delle Finanze dell'11 febbraio 2008 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 56 del 6 marzo). Il decreto ministeriale si inserisce nell'ottica della semplificazione degli obblighi fiscali riguardanti, in particolare, i contribuenti che esercitano due o più attività d'impresa non rientranti nel medesimo studio di settore.

La previgente disciplina dell'annotazione separata delle componenti rilevanti ai fini dell'applicazione degli studi di settore
Antecedentemente alla disciplina introdotta con il nuovo decreto ministeriale, e fino al periodo d'imposta 2001, gli studi di settore, oltre alle cause di esclusione previste dalla legge, prevedevano, sulla base del decreto ministeriale di approvazione, una causa di "inapplicabilità" al verificarsi di alcune circostanze:

 

  • in caso di esercizio dell'attività d'impresa con l'utilizzo di più punti di produzione e di vendita
  • in caso di esercizio di due o più attività di impresa, non rientranti nel medesimo studio di settore, per le quali non era stata tenuta la contabilità separata, qualora l'importo complessivo dei ricavi dichiarati relativi alle attività (cosiddette secondarie) superavano il 20% dell'ammontare totale dei ricavi dichiarati.

Con il decreto ministeriale del 24 dicembre 1999, venne rese obbligatoria la tenuta della contabilità separata riportando nell'ambito di applicazione degli studi di settore i soggetti interessati dalle citate cause di inapplicabilità.
L'utilizzo degli studi di settore, nei confronti dei soggetti tenuti all'annotazione separata, ha però avuto concreta applicazione soltanto a partire dal periodo d'imposta 2001, quando, con decreto del 25 marzo 2002, vennero approvati i criteri per l'applicazione degli studi di settore nei confronti dei contribuenti che esercitavano due o più attività d'impresa ovvero una o più attività d'impresa in diverse unità di produzione o di vendita.
L'utilizzazione di tali criteri, attraverso il programma informatico Gerico Annotazione separata, ha, infatti, permesso di sciogliere il nodo rappresentato dai costi promiscui sostenuti dall'imprenditore che precedentemente, con il tradizionale software Gerico, non era possibile ripartire adeguatamente tra le diverse unità locali utilizzate o attività esercitate.
L'applicazione degli studi ai soggetti in annotazione separata, tramite la procedura informatica Gerico AS, era stata definita a carattere "sperimentale", per cui (oltre a non trovare applicazione la disciplina dei parametri), fino all'approvazione di una nuova versione della stessa:

  • le risultanze degli studi potevano essere utilizzate per la formulazione dei criteri di selezione per l'attività di accertamento e, pertanto, non potevano essere utilizzati per l'azione di accertamento
  • i contribuenti che dichiaravano ricavi di importo non inferiore a quello risultante dall'applicazione Gerico AS, ovvero vi si adeguano spontaneamente, evitavano l'eventuale accertamento sulla base delle risultanze degli studi di settore mediante i criteri che avrebbero dovuto essere approvati al termine della fase sperimentale.

Occorre, inoltre, sottolineare che una prima semplificazione è stata, nel corso degli anni, effettuata tramite l'evoluzione degli studi di settore. Infatti, la platea di contribuenti tenuti agli obblighi dell'annotazione separata è stata notevolmente ridotta soprattutto con riguardo a quei soggetti che esercitavano l'attività in più punti di produzione o di vendita: tutti gli studi attualmente in vigore, infatti, sono applicabili anche alle imprese che esercitano l'attività in più punti di produzione e/o di vendita, evitando quindi l'applicazione dell'annotazione separata.

Le novità introdotte dal decreto. Disposizioni a regime
Se da un lato il decreto del 2002 riguardante gli obblighi dell'annotazione separata aveva permesso di applicare gli studi di settore, seppur con le predette caratteristiche di "sperimentalità", a un certo numero di soggetti, è anche vero che l'annotazione separata delle componenti rilevanti ai fini dell'applicazione degli studi di settore e la gestione della procedura (Gerico AS) non era di agevole applicazione. Infatti, le modalità con cui dovevano essere adempiuti gli obblighi di annotazione separata e, soprattutto, i criteri con cui dovevano essere correttamente compilati i modelli, sono stati spesso percepiti dai contribuenti come regole di estrema complicatezza.

Considerate, quindi, le predette criticità e constatata la difficoltà ad applicare in via "definitiva" (vale a dire ai fini dell'accertamento) i risultati derivanti dall'applicazione dell'annotazione separata (Gerico AS) il decreto ministeriale dell'11 febbraio 2008 ha modificato l'intera disciplina semplificando notevolmente gli obblighi dei predetti contribuenti, sancendo di fatto la fine di Gerico AS.

Il nuovo decreto stabilisce, infatti, che i soggetti che esercitano due o più attività d'impresa, non rientranti nel medesimo studio di settore, viene stabilita, in luogo dell'applicazione dell'annotazione separata dei componenti rilevanti ai fini dell'applicazione degli stessi, applicano lo studio di settore relativo all'attività prevalente (con una modalità differenziata, ai fini dell'accertamento, in relazione alla percentuale dei ricavi derivanti dall'attività prevalente dello studio).

In particolare, le disposizioni contenute nel decreto dell'11 febbraio 2008 prevedono che a decorrere dal periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2008, i soggetti che esercitano due o più attività d'impresa (non rientranti nel medesimo studio) con ricavi, relativi alle attività non prevalenti, superiori al 30% dell'ammontare complessivo dei ricavi conseguiti, applicheranno lo studio di settore relativo all'attività prevalente esercitata. In tal caso il contribuente sarà tenuto all'invio e alla compilazione del relativo modello degli studi di settore riferito all'attività prevalente.
Nella predetta ipotesi con ricavi derivanti da attività non prevalenti superiori al 30% dell'ammontare complessivo dei ricavi, le risultanze degli studi di settore (vale a dire la congruità ai ricavi) non potranno essere utilizzate dall'ufficio finanziario ai fini dell'accertamento ma solo per l'individuazione dei soggetti da sottoporre a controllo.

Inoltre, sempre in detti casi (studi di settore con attività non prevalenti superiori al 30%), le stesse risultanze degli studi non rilevano ai fini dell'applicazione del comma 4-bis, dell'articolo 10, della legge n. 146/1998. Tale disposizione, si ricorda, prevede che le rettifiche sulla base di presunzioni semplici di cui all'articolo 39, primo comma, lettera d), secondo periodo, del Dpr n. 600/1973, e all'articolo 54, secondo comma, ultimo periodo, dello stesso decreto, non possono essere effettuate nei confronti dei contribuenti che dichiarino, anche per effetto dell'adeguamento, ricavi o compensi pari o superiori al livello della congruità, ai fini dell'applicazione degli studi di settore, qualora l'ammontare delle attività non dichiarate, con un massimo di 50mila euro, sia pari o inferiore al 40% dei ricavi o compensi dichiarati.
Ciò significa, dunque, che i predetti soggetti multiattività, con attività non prevalenti superiori al 30%, non possono usufruire del beneficio costituito dalla cosiddetta inibizione degli accertamenti di tipo presuntivo in caso di "congruità" alle risultanze degli studi di settore (anche per adeguamento in dichiarazione) qualora si verifichi una delle predette condizioni previste dalla norma (ammontare delle attività non dichiarate, derivante dalla ricostruzione di tipo presuntivo, non superiore al 40% dell'ammontare dei ricavi/compensi dichiarati ovvero ammontare delle attività non dichiarate, derivante dalla ricostruzione presuntiva, non superiore, in valore assoluto, a 50.000 euro).

Esempio
Impresa che esercita l'attività 46.22.00 - Commercio all'ingrosso di fiori e piante (Studio TM18A) con ricavi pari al 65% dei ricavi complessivi e l'attività 47.75.10 - Commercio al dettaglio di articoli di profumeria, prodotti per toletta e per l'igiene personale (Studio TM16U) con ricavi pari al 35% dei ricavi complessivi. In tale ipotesi si applicherà lo studio di settore TM18A, indicando nell'allegato studi di settore i dati relativi a entrambe le due attività esercitate e le risultanze derivanti dall'applicazione dello studio di settore TM18A non potranno essere utilizzate ai fini dell'accertamento ma solo per la selezione delle posizioni da sottoporre a controllo con le ordinarie metodologie.

Resta ferma la piena applicazione, con utilizzo anche ai fini dell'accertamento, dello studio di settore relativo all'attività prevalente, qualora dall'esercizio delle attività non prevalenti derivino ricavi inferiori al 30% dei ricavi complessivi dichiarati.
Ad esempio: impresa che esercita l'attività 46.22.00 - Commercio all'ingrosso di fiori e piante (Studio TM18A) con ricavi pari al 75% dei ricavi complessivi e l'attività 47.75.10 - Commercio al dettaglio di articoli di profumeria, prodotti per toletta e per l'igiene personale (Studio TM16U) con ricavi pari al 25% dei ricavi complessivi. Si applicherà lo studio di settore dell'attività TM18A, prendendo in esame tutte le componenti delle due attività esercitate e le risultanze dello studio di settore applicato potranno essere utilizzate anche ai fini dell'accertamento.

Viene, inoltre, previsto l'obbligo di annotare separatamente i ricavi derivanti dalle attività esercitate al fine di poter verificare il superamento o meno del predetto limite del 30% dei ricavi totali.

Regime transitorio per il periodo d'imposta 2007
Il decreto ministeriale ha abolito, già a decorrere dal periodo d'imposta in corso alla data del 31 dicembre 2007, l'obbligo dell'annotazione separata dei componenti rilevanti ai fini degli studi di settore, introdotto con il decreto dirigenziale del 24 dicembre 1999.
Pertanto, dal 2007 non esiste più l'obbligo della compilazione del modello relativo all'annotazione separata dei componenti rilevanti ai fini dell'applicazione degli studi di settore per i soggetti che esercitano due o più attività d'impresa (obbligo che scattava qualora i ricavi derivanti dalle attività non prevalenti superavano il 20% dei ricavi complessivi).

Per tale periodo d'imposta, in corso al 31 dicembre 2007, viene previsto un "regime transitorio" per i soggetti che esercitano due o più attività d'impresa, non rientranti nel medesimo studio di settore. In tal caso lo studio di settore può essere utilizzato solo ai fini della selezione delle posizioni da sottoporre a controllo, qualora l'importo complessivo dei ricavi dichiarati relativi alle attività non prevalenti superi il 20% dell'ammontare complessivo dei ricavi dichiarati.

Tali soggetti, che esercitano due o più attività d'impresa, non rientranti nel medesimo studio di settore, con ricavi derivanti dalle attività non prevalenti superiori al 20% dell'ammontare complessivo dei ricavi dichiarati, sono tenuti, a decorrere dal 2007, a inviare comunque il modello relativo ai dati rilevanti ai fini dello studio di settore. In tale modello (riferito al codice dell'attività prevalente) dovranno essere comunque indicati i dati con riguardo all'intera attività d'impresa esercitata.

Per il 2007, resta ferma la piena applicazione, con utilizzo anche ai fini dell'accertamento, dello studio di settore relativo all'attività prevalente, qualora dall'esercizio delle attività non prevalenti derivino ricavi inferiori al 20% dei ricavi complessivi dichiarati.

Periodo d'imposta 2007. Attività soggette a studi e attività a parametri
A seguito di tali modifiche, per il periodo d'imposta 2007, i contribuenti che esercitano almeno un'attività d'impresa soggetta a studi di settore e almeno una soggetta a parametri e da quest'ultima (o da quest'ultime) derivino ricavi superiori al 20% di quelli complessivamente dichiarati, saranno tenuti alla compilazione del modello dei dati rilevanti ai fini dell'applicazione degli studi di settore (ovvero dei parametri) avendo riguardo al maggior ammontare dei ricavi conseguiti. A regime, la predetta percentuale sarà del 30 per cento.
Prima delle modifiche (fino al periodo d'imposta 2007), si ricorda che nelle predette ipotesi (con ricavi derivanti da attività interessate a parametri superiori al 20% dei ricavi complessivi) il contribuente era tenuto ad applicare i parametri con riferimento all'attività prevalente.

Esercizio dell'attività in due o più punti di produzione o di vendita
Per i soggetti, invece, che esercitano l'attività in più punti di produzione o di vendita, non contigui all'unità di produzione o vendita, con l'approvazione, nel corso degli anni, degli studi evoluti è stata eliminata la causa di inapplicabilità derivante da tale modalità di esercizio, in quanto gli studi evoluti sono in grado di stimare i ricavi teorici derivanti dall'attività esercitata in "multipunto". Infatti, gli studi in evoluzione trovavano già applicazione anche nei confronti dei predetti soggetti, senza ricorrere all'annotazione separata.

Sintesi delle novità introdotte
A seguito delle modifiche introdotte, i soggetti, finora interessati dall'applicazione degli studi di settore con obbligo di annotazione separata, risulteranno, suddivisi come segue:

  • Disposizioni a regime (a decorrere dal periodo d'imposta 2008)
    • Imprese multiattività (con ricavi derivanti da attività non prevalenti non superiori al 30% dei ricavi totali): applicazione degli studi di settore con l'utilizzo in fase di accertamento)
    • Imprese multiattività (con ricavi derivanti da attività non prevalenti superiori al 30% dei ricavi totali): applicazione degli studi di settore senza la possibilità di utilizzarli direttamente in sede di accertamento.
  • Regime transitorio per il periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2007
    • Imprese multiattività (con ricavi derivanti da attività non prevalenti non superiori al 20% dei ricavi totali): applicazione degli studi di settore con l'utilizzo in fase di accertamento);
    • Imprese multiattività (con ricavi derivanti da attività non prevalenti superiori al 20% dei ricavi totali): applicazione degli studi di settore senza la possibilità di utilizzarli direttamente in sede di accertamento.

Tabella - Imprese multiattività

Periodo d'impostaApplicazione dello studio di settore con utilizzo in fase di accertamento. Si applica l'articolo 10, comma 4-bis, della legge n. 146/1998Applicazione dello studio di settore senza possibilità di utilizzo in fase di accertamento. Non si applica l'articolo 10, comma 4-bis, della legge n. 146/1998
2007Studi con ricavi derivanti da attività non prevalenti non superiori al 20% dei ricavi totaliStudi con ricavi derivanti da attività non prevalenti superiori al 20% dei ricavi totali
Dal 2008
(a regime)
Studi con ricavi derivanti da attività non prevalenti non superiori al 30% dei ricavi totaliStudi con ricavi derivanti da attività non prevalenti superiori al 30% dei ricavi totali


 
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