Articolo pubblicato su FiscoOggi (https://fiscooggi.it/)

Attualità

Anche per l'estero meglio imboccare la via meno "comoda"

Un riepilogo sulla disciplina applicabile alle società italiane che detengono partecipazioni oltreconfine

Thumbnail

Anche le società italiane titolari di partecipazioni in società o enti esteri comunque denominati sono assoggettate al "calcolo di operatività" previsto dalla normativa in tema di società non operative. Se dall'applicazione dei coefficienti di legge i componenti positivi calcolati sono superiori a quelli effettivamente risultanti dal conto economico, la società italiana sarà considerata "non operativa". Alla presunzione di non operatività, che può essere superata solo in fattispecie tipizzate dal legislatore, conseguirà la determinazione di un reddito minimo presunto, calibrato sul valore della partecipazione e di eventuali altri cespiti.

Tra le numerose modifiche apportate dal "Visco-Bersani" (Dl 223/2006) al testo originario dell'articolo 30, legge 724/1994, una delle principali è costituita dalla possibilità di dimostrare la sussistenza di oggettive situazioni che hanno impedito il conseguimento dei componenti positivi minimi con un interpello disapplicativo, ex articolo 37-bis, comma 8, Dpr 600/1973, presentato prima della scadenza del termine della dichiarazione relativa al periodo d'imposta interessato (cfr circolare 14/2007, par. 3).
La previgente disciplina lasciava invece tale valutazione al contribuente, rinviando l'eventuale controllo sulla natura dell'esimente alla successiva attività degli uffici finanziari.

Le peculiarità della disciplina per il caso delle holding
Per società holding si intendono quelle che detengono, anche sotto forma di immobilizzazioni, i beni e le partecipazioni di cui all'articolo 85, comma 1, lettere c), d) ed e) del Tuir (azioni, quote di partecipazioni, strumenti finanziari similari alle azioni eccetera) ovvero le quote di partecipazione nelle società commerciali di cui all'articolo 5 del Tuir (circolare 5/2007, par. 4.4).

Se la gestione delle partecipazioni costituisce l'oggetto esclusivo della propria attività, l'eventuale istanza di disapplicazione presentata dalla società italiana verterà esclusivamente sui motivi che hanno causato la mancata o insufficiente erogazione di dividendi da parte delle società partecipate.
L'impossibilità di erogare dividendi consegue, ordinariamente, a un periodo di crisi dell'attività o alla necessità di reinvestire gli utili per la realizzazione di un determinato piano aziendale.

A titolo esemplificativo, la circolare elenca una serie di potenziali "oggettive situazioni" che, se dimostrate, potrebbero essere causa di disapplicazione della normativa sulle società non operative.
Esse sono:

  • mancata distribuzione di dividendi da parte delle partecipate dovuta alla necessità di coprire con le riserve di utili esistenti le perdite conseguite
  • società partecipate che si trovano in fase di avvio dell'attività
  • società partecipate che operano in settori in crisi
  • società costituite quali special purpose vehicle (spv), che dimostrano di dover necessariamente impiegare i proventi conseguiti dalla società target per il rimborso dei debiti contratti per l'acquisto della target stessa.

Le holding con partecipazioni estere
La circolare 44/2007 ha chiarito, al paragrafo 4.2, che la disciplina delle società non operative si applica alla holding italiana anche quando essa detiene partecipazioni in società escluse per legge dalla disciplina, in quanto residenti all'estero e prive di una stabile organizzazione in Italia.
Nella fattispecie esaminata dal documento di prassi, una Spa unipersonale detiene, come unico asset, una partecipazione in una società di diritto estero a sua volta titolare di una sola partecipazione in una società di diritto italiano. La dimostrazione delle "oggettive situazioni" viene effettuata con riferimento all'ultimo anello della catena, ovvero la società partecipata italiana, senza che l'esame possa riguardare la sub-holding, poiché essa è in grado di distribuire utili solo in quanto ne riceve dalla partecipata italiana.

La risoluzione 331/2007 ha infine preso in esame la fattispecie ordinaria, in cui una holding italiana detiene una partecipazione in una società di diritto estero. E' stato chiarito in tale sede che l'esame delle "oggettive situazioni" riguarderà la partecipata estera, in relazione alla quale verrà valutata la disponibilità di eventuali utili accantonati a riserva che possano essere potenzialmente distribuibili.

Si precisa che le società partecipate estere, non essendo regolate dalla legge tributaria italiana, non sono assoggettate agli obblighi di cui all'articolo 30, legge 724/1994, fatto salvo il caso in cui torni applicabile l'istituto della "esterovestizione" di cui all'articolo 73, comma 5-bis, del Tuir, che, in presenza di determinati presupposti (ad esempio, la società estera è controllata da soggetti residenti e a sua volta controlla un soggetto Ires nazionale), attrae a imposizione i redditi della società che risulta solo formalmente di diritto estero.

Società partecipate site in "paradisi fiscali"
Nel caso di società controllata o partecipata sita in un Paese estero a fiscalità privilegiata, il reddito di quest'ultima verrà imputato, in tutto o in parte, ex articoli 167 e 168 del Tuir, alla società italiana (disciplina "cfc").

E' stato posto il problema della contemporanea applicazione per una medesima holding italiana delle due discipline, ovvero quella cfc e quella sulle società non operative. La risoluzione 331/2007 ha chiarito che:

  • alla disciplina cfc, ex articolo 168 del Tuir (società estera collegata), consegue l'imputazione alla società residente di una quota di reddito della collegata determinata in via presuntiva; per questo motivo, la società residente non potrà essere assoggettata anche alla disciplina sulle società non operative, dato che il suo reddito risulta già determinato, in tutto o in parte, per disposizione di legge
  • alla disciplina cfc, ex articolo 167 del Tuir (società estera controllata), consegue l'imputazione alla società residente dell'intero reddito della controllata, determinato analiticamente; di conseguenza, la disciplina sulle società non operative troverà applicazione nei confronti della controllante.

Invece, ove l'interpello disapplicativo in tema di cfc venga accolto dall'Amministrazione finanziaria, sia per il caso dell'articolo 167 che per quello dell'articolo 168, tornerà sempre applicabile la disciplina delle società non operative in capo alla società italiana, dato che dalla localizzazione in un "paradiso fiscale" della partecipata non assumerà alcun rilievo reddituale.

Holding e disapplicazione "di diritto"
Le considerazioni formulate nella risoluzione 331/2007 sono state trasfuse nel provvedimento del direttore dell'agenzia delle Entrate datato 14/2/2008, che, in attuazione del comma 4-ter dell'articolo 30, legge 724/1994 (introdotto dalla Finanziaria 2008), ha identificato una serie di fattispecie in cui la disapplicazione opera di diritto, per il periodo d'imposta in corso al 31/12/2007, senza l'assolvimento dell'onere di un preventivo interpello. Il provvedimento, tra le varie fattispecie, cita le società che detengono partecipazioni in "società collegate residenti all'estero cui si applica il regime dell'art 168 del TUIR".

Tra gli altri casi contemplati si evidenziano, in tema di holding, le società considerate non di comodo e le società escluse dall'applicazione dell'articolo 30, legge 724/1994, anche a seguito dell'accoglimento dell'istanza di disapplicazione. Tra queste ultime non si devono ritenere ricomprese le società di diritto estero, ma solo le società di diritto italiano cui non è applicabile la disciplina sulle non operative; in caso contrario la precedente specificazione inerente l'articolo 168 assumerebbe una valenza contraddittoria.

Di grande rilevanza risultano poi due ulteriori "disapplicazioni di diritto" e, cioè, quella inerente le holding le cui partecipate non sono considerate di comodo, e quella inerente le società che hanno già ottenuto, per la propria fattispecie soggettiva, l'accoglimento dell'istanza di disapplicazione in relazione a un precedente periodo di imposta, sulla base di circostanze oggettive rimaste immutate.

URL: https://www.fiscooggi.it/rubrica/attualita/articolo/anche-lestero-meglio-imboccare-via-meno-comoda