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Attualità

Anche sul Danubio va di moda dribblare il fisco

Più tasse sulle società e più poteri di controllo al fisco. Queste le note della svolta che sta caratterizzando l’agenda tributaria ungherese

Le imprese che dichiarano profitti inferiori al 2,5 per cento delle vendite e dei ricavi, saranno automaticamente selezionate per un controllo. Naturalmente, dopo aver compilato e presentato una speciale dichiarazione sovraffollata di dati e numeri di natura fiscal-finanziaria.

L’evasione fiscale degli altri – L’Ungheria (2) Del resto, come ammettono oramai apertamente i responsabili dell’economia magiara, è difficile scendere a patti con le aziende che, cresciute a un ritmo eccessivo soprattutto nel corso dell’ultimo quinquennio, hanno già oltrepassato il numero ragguardevole di 315mila. Di queste, però, ed è qui che la nota si fa dolente, 118 mila dichiarano perdite al fisco e 16 mila raggiungono a stento il pareggio di bilancio. Il risultato è che dei 321 mila imprenditori, molti in erba, che affollano le vie di Budapest e delle altre grandi città magiare, ben 210 mila non versano imposte. Sotto il profilo cinicamente contabile, questo significa che il gettito derivante dall’imposta sui profitti continuerà a languire e a restare al di sotto delle attese, proprio in coincidenza di una maggiore esigenza di cassa da parte del Governo. Infatti, per consentire all’Ungheria di entrare a far parte del club dell’euro nel 2009, si dovranno escogitare più di una soluzione dato che il deficit dovrebbe ritirarsi dall’attuale 10 per cento del Pil scendendo al di sotto 3 per cento. Un progetto ambizioso, a cui anche le imprese, che hanno evitato l’entrata in vigore dell’imposta sulla solidarietà nei mesi scorsi, sono chiamate a partecipare. 

             
Fonte: dichiarazioni dell’attuale ministro delle Finanze, Janos Veres
(i valori riportati nel grafico sono espressi in migliaia)


Ungheria: nel 2005 dalle imprese soltanto 1,8 miliardi di euro

In realtà, fino a ora le imposte versate dalle società non sono state affatto in linea con le loro vantate performance. Infatti nel 2005 dalle imprese sono scivolati nelle casse dell’erario soltanto 1,8 miliardi di euro. Una somma modesta se raffrontata con quanto le aziende della vicina Repubblica Ceca hanno versato al fisco nazionale nel medesimo periodo, circa 4,4 miliardi. Perfino nella Repubblica slovacca, sempre nel 2005, le entrate fiscali derivanti dall’imposta sui profitti hanno superato il miliardo di euro. Insomma, la nascente impresa magiara non sembra essere partecipativa alle esigenze dei conti pubblici di Budapest. 


              
Gettito dell’imposta sui profitti nei tre Paesi danubiani
(i valori riportati nel grafico sono espressi in miliardi di euro)
Fonte: Eurostat.


Davvero difficile spiegare il perché di questa scarsa propensione al versamento corretto di imposte, tasse e tributi, in un Paese che, nel corso degli ultimi due anni, ha visto affluire all’interno della sua economia circa 8 miliardi di euro di investimenti esteri diretti. Una somma significativa che, in gran parte, è stata assorbita direttamente dall’intero sistema imprenditoriale ungherese. Anche se, sulle dichiarazioni dei redditi compilate e trasmesse dalle aziende non sembra esserne traccia.
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