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Attualità

Bloccati i rimborsi per operazioni inesistenti

Il ricorso al condono non legittima il credito emergente da condotta fraudolenta

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Nell'ipotesi di crediti Iva derivanti da emissioni di fatture false, il perfezionamento di un condono non impedisce l'accertamento dell'inesistenza dei crediti posti a base delle richieste di rimborso. A questa conclusione, in tema di operatività delle disposizioni di cui agli articoli 9 e 15 della legge n. 289/2002, è giunta la Corte costituzionale con l'ordinanza 27 luglio 2005, n. 340.
Ne consegue che, nell'ipotesi di operazioni inesistenti per le quali non sia stata versata l'Iva e per le quali sia stato richiesto il rimborso dell'imposta, le vigenti disposizioni non impongono affatto all'Erario, anche nel caso di intervenuto condono fiscale, di procedere al rimborso, né inibiscono accertamenti diretti a dimostrare l'inesistenza del diritto al rimborso medesimo.

La vicenda trova origine nel fatto che l'estinzione del diritto alla restituzione del credito d'imposta generato dalla contabilizzazione di fatture false non è stato previsto espressamente dalla disciplina del condono tombale regolato dalla legge 289/2002(1), ma la Consulta, pur in assenza di una norma specifica, ha individuato nei principi stessi che regolano l'istituto del condono l'ammissibilità di un potere di controllo/diniego dell'Amministrazione finanziaria, con ciò evitando che un contribuente che abbia aderito a una o più delle sanatorie fiscali previste dalla richiamata legge 289/2002, possa conservare il diritto a un eventuale credito esposto in dichiarazione, ancorché maturato in maniera illegittima.

Deve essere, infatti, ricordato che la previsione legislativa, in tema di condoni, e in particolare quella contenuta nell'articolo 9, comma 9, legge 289/2002, dispone che il perfezionamento della definizione automatica per gli anni pregressi (cosiddetto "condono tombale") rende definitiva, da un lato, la liquidazione delle imposte risultanti dalla dichiarazione(2), mentre, dall'altro lato, la stessa cristallizza l'importo degli eventuali rimborsi e crediti derivanti dalle dichiarazioni presentate.

Ora, quindi, nell'ipotesi in cui un contribuente avesse esposto un risultato fraudolento in dichiarazione e, successivamente, prima dell'esercizio dell'azione penale nei propri confronti, avesse provveduto a perfezionare la predetta sanatoria, avrebbe potuto ritenere sia di aver conseguito l'effetto preclusivo dell'accertamento tributario, nonché estintivo della responsabilità penale per i reati eventualmente commessi, sia di poter vantare in maniera legittima il credito emergente dalla condotta fraudolenta.

Nella decisione della Corte costituzionale emerge, invece, una concezione del condono come procedura finalizzata ad acquisire allo Stato solo ulteriori entrate tributarie e con tale impostazione viene evitata la pretesa consolidazione di crediti di imposta derivanti da una condotta fraudolenta, nella misura in cui tale effetto è completamente estraneo alla ratio della disciplina delle sanatorie.

Lo scopo fondamentale delle stesse è, infatti, solo l'emersione di reddito imponibile non dichiarato e l'incentivazione di pagamenti non ancora effettuati. E se, più in generale, il condono non vale mai a consolidare i crediti Iva(3), invocare l'assenza di norme specifiche per sostenere la legittimità di crediti per operazioni inesistenti, è ignorare, secondo la Corte, che il diniego al riconoscimento degli stessi è un qualcosa che è già compreso nella natura e nella disciplina stessa delle sanatorie. In questo senso, il condono si afferma quale strumento con il quale il contribuente sana il pregresso a fini di rientro nella legalità e non già quale mezzo per consolidare e stabilizzare benefici derivanti da un comportamento fraudolento sanato.


NOTE:
1) Al contrario, nel condono disciplinato dalla legge 413/1991, questo effetto era stato impedito con l'articolo 49, comma 2.

2) Fatti salvi gli effetti della liquidazione e del controllo formale delle imposte dirette, in base, rispettivamente, agli articoli 36-bis e 36-ter, Dpr 600/1973, nonché gli effetti derivanti dal controllo delle dichiarazioni Iva ai sensi dell'articolo 54-bis, Dpr 633/1972.

3) In tal senso, si veda Cassazione 10.6.2005, n. 12353, in FISCOoggi del 20 luglio 2005.

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