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Attualità

La bolla immobiliare manda in crisi il Fisco irlandese

Il gettito delle entrate fiscali nel quadrimestre 2008 consegna all’erario quasi 1 miliardo di euro in meno d’imposte, tasse e tributi

900 milioni per l’esattezza, rispetto a quanto raccolto nello stesso periodo del 2007. Una debacle contabile inusuale e, soprattutto, inattesa da parte del governo irlandese. Un simile rovescio finanziario, sul versante delle entrate, non si registrava da almeno un decennio. All’origine della pessima performance contabilizzata sul versante fiscale delle entrate, si stagliano i profili di due eventi del tutto inattesi, e forse sottovalutati, quando in chiusura del 2007 i tecnici delle Finanze furono chiamati, come di consueto, a disegnare l’andamento e la stima delle entrate fiscali in riferimento all’anno in corso. Infatti, in pochi si attendevano un ulteriore radicarsi della crisi dei mutui e il manifestarsi di effetti aggiuntivi, diretti e indiretti, sui prezzi delle case e, più in generale, sull’intero settore immobiliare, in realtà già colpiti pesantemente nell’ultimo trimestre del 2007. Il risultato è stato quello di ridurre l’attività e la taglia degli investimenti destinati al comparto delle costruzioni e dell’edilizia abitativa. Una frenata talmente brusca e repentina che in un solo quadrimestre ha causato la perdita secca di diverse migliaia di posti di lavoro e la chiusura in rosso, per la prima volta, di molti bilanci d’imprese di servizi e di società impegnate nel campo dell’edilizia.

Le imposte che hanno tradito il fisco: Iva e capital gain
Lo scenario ricostruito dagli esperti trova conferma nell’analisi del gettito delle entrate fiscali relativo ai primi quattro mesi dell’anno in corso. Infatti, mentre le imposte, le tasse e i tributi riscossi ammontano a oltre 13 miliardi di euro, lontani dai 14 attesi, le singole voci che hanno sofferto le perdite maggiori rispetto all’anno passato sono l’Iva e la tassazione sui capital gain. A questo riguardo, mentre alla prima mancano oltre 200 milioni di euro all’appello, alla seconda ne sono sfuggiti all’incirca 300. Due pessimi risultati alla cui origine hanno contribuito il crollo dei prezzi e delle compravendite delle abitazioni residenziali, la frenata dei cantieri e la riduzione del flusso di investimenti indirizzato ad alimentare il settore delle costruzioni, vero polmone dell’economia della tigre celtica, soprattutto nel quinquennio che si è appena chiuso.

Aumenta anche la spesa pubblica
Al pessimo risultato delle entrate fiscali si deve aggiungere anche l’improvvisa espansione della spesa pubblica. Le ragioni a questo riguardo sono in realtà piuttosto note da tempo. I miglioramenti della società irlandese, il suo avanzamento e il suo perfezionamento ha determinato anche un progressivo riassorbimento nell’area tradizionale del Welfare europeo continentale. Tradotto in spesa pubblica questo ha implicato maggiori servizi sociali, agevolazioni più incisive e un estendersi delle misure e dei provvedimenti contenenti aiuti e indennità, soprattutto in riferimento ai capitoli del lavoro, della sanità e della famiglia. Il risultato quindi d’una tenaglia che rischia ora di spingere in alto il debito pubblico, che nei primi quattro mesi del 2008 ha già fatto registrare un balzo in avanti si oltre 3 miliardi di euro. E l’ombra della crisi economica che incombe sulla tigre celtica è già così palese, per alcuni osservatori, che in molti sostengono che il clima attuale favorirà il diffondersi d’un sentimento antieuropeista, dopo anni d’illimitata luna di miele che ha unito Dublino a Bruxelles.       
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