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Attualità

Brindisi salato per i gestori

Nelle discoteche e sale da ballo, le consumazioni obbligatorie scontano l’Iva al venti per cento

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La circolare n. 28/E, emanata dall’Agenzia delle entrate il 4 agosto 2006, esplicativa delle disposizioni contenute nel decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, ha, tra l’altro, chiarito la portata dell’articolo 35, comma 1, che prevede l’assoggettabilità all’imposta sul valore aggiunto, nella misura del 20 per cento, delle consumazioni obbligatoriamente imposte nelle sale da ballo e nelle discoteche; sostanzialmente, quindi, si rende applicabile la medesima aliquota prevista per le prestazioni di intrattenimento e spettacolo.

Più precisamente, il richiamato articolo 35 ha stabilito che all’articolo 74-quater del Dpr 26 ottobre 1972, n. 633, deve aggiungersi il comma 6-bis), il quale prevede che “Ai fini dell’applicazione dell’aliquota IVA, le consumazioni obbligatorie nelle discoteche e sale da ballo si considerano accessorie alle attività di intrattenimento o di spettacolo ivi svolte”.
Pertanto, al fine di sostenere e giustificare l’applicazione dell’aliquota ordinaria, il legislatore, nell’introdurre la suddetta norma, ha espressamente definite e qualificate come accessorie le prestazioni relative alle somministrazioni di alimenti e bevande, effettuate in via obbligatoria nei locali nei quali vengono rese in via principale le attività di intrattenimento e di spettacolo.

Agli effetti dell’imposta sul valore aggiunto, le prestazioni accessorie sono disciplinate dall’articolo 12 del richiamato Dpr n. 633 del 1972, il quale, tra l’altro, dispone che “Il trasporto, la posa in opera, l’imballaggio, il confezionamento,…e le altre cessioni o prestazioni accessorie ad una cessione di beni o ad una prestazione di servizi, effettuati direttamente dal cedente o prestatore…, non sono soggetti autonomamente all’imposta nei rapporti tra le parti dell’operazione principale. Se la cessione o prestazione principale è soggetta all’imposta, i corrispettivi delle cessioni o prestazioni accessorie imponibili concorrono a formarne la base imponibile”.
Quindi, affinché ai fini dell’Iva determinate operazioni siano considerate accessorie, occorre in particolare che le medesime (cessioni o prestazioni) siano rese da un unico soggetto, ossia dallo stesso che rende la prestazione principale e siano caratterizzate da una relazione funzionale con quelle principali.

Nel caso in argomento, il legislatore ha inteso porre, sostanzialmente, una sorta di presunzione assoluta del concetto di accessorietà applicabile alle suddette prestazioni di somministrazioni rispetto a quelle spettacolistiche e di intrattenimento, ovvero una accessorietà che assume una valenza ope legis.
Dalle considerazioni appena fatte, risulta del tutto evidente che le attività di somministrazioni andranno a costituire un’unica base imponibile, su cui si renderà applicabile l’aliquota della prestazione principale che coincide con quella fissata nella misura ordinaria del 20 per cento.

In ogni caso, la circolare ha voluto precisare, o meglio sottolineare, quanto, peraltro, affermato dalla stessa disposizione innovatrice innanzi richiamata, nel senso che la condizione dirimente affinché tale trattamento fiscale venga riconosciuto è la circostanza che le consumazioni-somministrazioni siano imposte in via obbligatoria.
Ciò sta a significare che l’aliquota del 20 per cento si applica:
a. nell’eventualità sussista la formula ingresso libero e consumazione obbligatoria
b. nell’ipotesi ingresso a pagamento e consumazione obbligatoria.

Viceversa, nel caso in cui la consumazione è meramente facoltativa, l’aliquota sarà quella propria delle somministrazioni di alimenti e bevande di cui al numero 121), parte terza, della tabella A, allegata al suddetto Dpr n. 633 del 1972; ciò - aggiungiamo - in quanto dette prestazioni non costituirebbero delle operazioni accessorie allo spettacolo e all’intrattenimento e, pertanto, la relativa base imponibile rimarrebbe del tutto autonoma rispetto alle altre, subendo autonomamente il proprio trattamento Iva.

La circolare, inoltre, dal punto di vista soggettivo, si premura di precisare che per sale da ballo e discoteche si devono intendere quelle imprese che hanno quale scopo principale della loro attività non la somministrazione di alimenti e bevande, bensì l’intrattenimento e lo spettacolo, intesi, rispettivamente, ai sensi della tariffa allegata al Dpr n. 640 del 1972, e del n. 3 della tabella C allegata al citato Dpr n. 633 del 1972.

Infine, il documento di prassi opportunamente ha ribadito, con riferimento alla certificazioni dei corrispettivi, quanto già chiarito dalla circolare n. 34 del 2003, ossia che attraverso i titoli di accesso emessi mediante gli appositi misuratori fiscali o le biglietterie automatizzate vengono certificati sia i corrispettivi pagati per l’ingresso e la partecipazione all’intrattenimento, sia i corrispettivi per le prestazioni di somministrazioni obbligatorie, mentre continueranno a essere certificate ai sensi del Dpr n. 696 del 1996 i corrispettivi relativi alle consumazioni facoltative.

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